PESCARA – Dal Tirreno all’Adriatico, dal litorale pontino a quello abruzzese, le criticità denunciate sono spesso analoghe: secondo i sindacati manca almeno il 10% dei bagnini che sarebbero necessari sulle spiagge italiane.

Eppure le risposte dei gestori degli stabilimenti contattati da Adnkronos/Labitalia, con un cronista che si è proposto come assistente bagnanti, mostrano una realtà che sembra parzialmente diversa: “No, siamo a posto, grazie” o “Hai il brevetto? Manda il cv, questa è la mail”. O ancora “il posto lo avrei, ma è meglio vederci di persona, quando puoi passa dal lido”.

Dietro questo scollamento c’è una realtà denunciata da diversi sindacati: per gli assistenti bagnanti è previsto per legge il contratto nazionale di lavoro del turismo, con 40 ore settimanali di lavoro su 6 giorni e stipendio netto che parte dai 1.200 euro per poi salire a seconda dell’inquadramento. Ma i gestori non sempre vogliano pagare queste cifre.

Anche se l’azione del sindacato e le proteste dei lavoratori già l’anno scorso hanno portato a qualche risultato come spiega Davide Frigelli, segretario generale della Fisascat Cisl Abruzzo-Molise.

“Sul litorale abruzzese -racconta- abbiamo una particolarità: c’è un’agenzia, una srl, che si occupa di rifornire di bagnini l’80% degli stabilimenti balneari abruzzesi. Si occupa di far loro prendere il brevetto di salvataggio durante l’inverno e poi li colloca nelle varie spiagge, con una busta paga però intestata alla srl. Lo stabilimento così non si deve preoccupare di trovare il bagnino già col brevetto, pensano a tutto loro, gestiscono tutto loro. Senonché l’estate scorsa abbiamo ricevuto diverse denunce da parte di bagnini che denunciavano di essere pagati 4,50 euro all’ora, al di sotto di quanto previsto dal contratto nazionale. Mentre la società incassava dallo stabilimento balneare 17-18 euro l’ora per ogni bagnino”, sottolinea il sindacalista.

Raccolte le denunce il sindacato si è mosso con le vertenze e qualcosa è cambiato. “Se andiamo a vedere l’identikit di questi lavoratori -racconta- sono tutti ragazzi, studenti o giovani che da poco hanno finito l’università. Grazie alla nostra azione la srl ha cambiato registro, alzando la paga. E in più adesso gli assistenti bagnanti riescono ad accedere alla disoccupazione speciale del settore turismo, mentre prima non era possibile perché la srl attraverso diverse voci in busta paga faceva in modo che non raggiungessero le 51 ore stagionali previste per averne diritto”, sottolinea Frigelli.

E il sindacato oggi continua a vigilare. “Scottata dalle vertenze, la società già l’anno scorso ha rivisto le buste paga. Non è che ci entusiasmino ma di sicuro c’è una differenza tra la notte e il giorno rispetto alle precedenti. E adesso vedremo quest’anno se continueranno sulla strada che hanno intrapreso, o torneranno ai vecchi ‘fasti’, per loro naturalmente”, conclude.

“Ho preso il brevetto d’inverno -racconta ad Adnkronos/Labitalia- presso la società che rifornisce di assistenti bagnanti tutti gli stabilimenti balneari della costa. Dopo l’esame mi è stato chiesto di
firmare con la loro società. Ho portato con me mia madre che è nel mondo del lavoro sicuramente più di quanto lo sia io e lei mi ha detto che era comunque un ottimo contratto di sesto livello, con una
retribuzione minima di 8 euro all’ora”, racconta Giuseppe che ha iniziato sulle torrette delle spiagge abruzzesi esattamente nel giugno di 2 anni fa.

“Nel primo mese lavorativo io non mancai un giorno al lavoro, mi feci tutti e 30 i giorni lavorativi e non mi presi un sabato né una domenica. Arrivata la busta paga l’amara sorpresa: 600 euro. Portai subito la
busta paga a mia madre e lei subito si accorse che qualcosa non tornava, e chiese al commercialista della società che però ha fatto muro. Così attraverso un conoscenze ci siamo rivolti al sindacato, alla Fisascat Cisl”, sottolinea.

Giuseppe ha scoperto di non essere il solo a ritrovarsi una busta paga così magra rispetto al lavoro svolto: “Io mi ero sentito -ammette- un po’ come dire fregato, noi a Pescara tra i ragazzi ci conosciamo grosso modo tutti quanti e sono andato da conoscenti che svolgevano il lavoro del bagnino da più tempo di me e ho chiesto quanto percepissero. C’è da dire che la maggior parte dei bagnini erano ragazzi, che ogni giorno ‘coprivano’ uno stabilimento diverso, a volte anche uno la mattina uno al pomeriggio. E nel caso ci sia un’organizzazione serale si può anche fare il turno in piscina in uno stabilimento che è aperto la sera”, sottolinea Giuseppe.

Turni decisi dall’agenzia che al momento del pagamento dello stipendio non mostrava quella disponibilità che chiedeva ai dipendenti.

“Sono andato da un ragazzo -racconta ancora Giuseppe- che faceva questo mestiere da 4 anni, aveva iniziato a 16 anni e per lui era normale ricevere 600 euro lavorando tutti i giorni. Quindi abbiamo deciso
insieme di andare avanti e man mano che questa cosa prendeva voce si sono aggiunti altri giovani, sono spuntati come funghi”, sottolinea.

E per la società sono arrivate una serie di vertenze. “Alcuni di noi sono stati risarciti, altri non lo so perché poi io mi sono tirato fuori dalla vicenda nel momento in cui sono stato risarcito, anche il sindacato mi ha consigliato di non avere più contatti”, aggiunge.

I giovani non si accontentano più di paghe non adeguate. Lo dice bene Fabrizio Licordari, presidente di Assobalneari: “I tempi sono cambiati, noi da ragazzi facevamo la fila per fare i bagnini e avere qualche soldo in più in tasca d’estate, oggi è difficile che un giovane si avvicini a questo lavoro”, spiega ad Adnkronos/Labitalia.

Sul litorale pontino, tra Terracina e Sperlonga, “da tempo denunciamo paghe orarie al ribasso, istituti contrattuali non rispettati e tante altre anomalie contrattuali”, spiega ad Adnkronos/Labitalia il segretario generale della Uiltucs Latina, Gianfranco Cartisano, che assiste diversi lavoratori che hanno denunciato irregolarità in stipendi, orari e mansioni. “Nei giorni scorsi siamo stati anche convocati dall’Inps – aggiunge – e abbiamo la necessità di intervenire a sostegno di questi lavoratori. Abbiamo da giorni inviato a tutti i Comuni costieri richieste d’incontro finalizzate a limitare il danno che inevitabilmente ricadrà sui bagnini del territorio: i bandi di gara e gli affidamenti devono tenere conto del costo orario previsto dal contratto nazionale. Con alcuni Comuni il confronto è già in fase avanzata”.

Per il sindacato, la situazione sul territorio è chiara. “A Terracina – avverte Cartisano – riscontriamo le maggiori anomalie: i soggetti che contrattualizzano i lavoratori con gli stabilimenti balneari sono sempre gli stessi, da anni cambiano ragione sociale e denominazione aziendale, boicottando e raggirando i bagnini, i quali a fine stagione devono inseguire pezzi di salario mancante, mancata contribuzione e soprattutto dignità e mancato rispetto del lavoro svolto sulle spiagge”.

Quella della provincia di Latina e dell’Abruzzo non è una situazione diffusa a livello nazionale, invece, secondo Maurizio Rustignoli, presidente di Fiba Confesercenti, che, con Adnkronos/Labitalia, rivendica la correttezza degli esercenti degli stabilimenti, riconoscendo che tra gli assistenti bagnanti oggi manca circa il 10% della forza lavoro.

“Oggi in Italia, comunque, c’è carenza assolutamente di questa mansione e ovviamente gli organici si fanno, ma con grandi difficoltà, con dei numeri che sono troppo limitati. Il sistema di assistenza ai bagnanti sarà operativo, però siamo arrivati a questa operatività con difficoltà e mancano ancora persone, un 10%, ed è comunque un tema che riguarda un po’ tutto il territorio nazionale”, sottolinea ancora. Assistenti che servono “per avere appunto la tranquillità della rotazione, nel caso di malattie, infortuni, e altro”.

“Questi ragazzi hanno tutti, tutti i contratti nazionali che vengono applicati. Denunce di sfruttamento e diritti non rispettati? Io ritengo che si possano perimetrare a situazioni singole, sicuramente non generalizzate. Poi è chiaro che nulla si esclude, ma è una tipologia di figura che è fondamentale e importante, visto che lo stabilimento balneare può aprire solo se ha il servizio di salvataggio in forma singola o collettiva, questo è quello che dice l’ordinanza”, spiega Rustignoli cita il caso della Romagna come buona pratica.

“Ci sono le cooperative del servizio di salvataggio che operano in tutti i Comuni, ogni Comune ha la sua e quindi, ovviamente, qui viene rispettato al 100% il contratto nazionale, sotto tutti gli aspetti, come è giusto che sia, ne ho la massima certezza, e lo stesso avviene in Toscana, in Liguria, Veneto. Poi, chiaramente, qualche situazione probabilmente non in regola c’è ma va perimetrata alle casistiche che emergono”, conclude.