CASALBORDINO – Le sorti dello stabilimento della Esplodenti Sabino, su cui gravano due inchieste, e la possibilità di ottenere la cassa integrazione, ordinaria o in deroga, per i 70 dipendenti.

Si parlerà di questo oggi nel summit richiesto dal sindaco di Casalbordino (Chieti) Filippo Marinucci a cui parteciperà il presidente della Regione Marco Marsilio. Saranno presenti rappresentanti dell’azienda, sindacati e lavoratori.

La mattina di 37 giorni fa l’ultima tragedia alla Esplodenti Sabino, la fabbrica a Casalbordino che smaltisce e recupera polvere da sparo da bonifiche, dove lo scoppio di una granata attorno alle 13 ha provocato la morte di tre operai: altri tre, dopo quelli che nello stesso stabilimento morirono il 21 dicembre 2020.

Un mese di lutto, indagini e incertezze sulle dinamiche dell’incidente, sulla data del dissequestro, sulla riconversione della fabbrica ma non solo, a cercare risposte sono anche i 70 dipendenti che da quella mattina del 13 settembre, in cui alla fabbrica sono stati apposti sigilli, sono senza cassa integrazione.

La cassa integrazione ordinaria dopo la tragedia del 2020 arrivò solo a seguito di lunghe trattative, e, stavolta sembra più difficile da ottenere. Altra possibilità è la richiesta di quella in deroga, un intervento di integrazione salariale per cui occorre l’aiuto della Regione. Quanto alla destinazione della fabbrica, già il 29 luglio i vertici della Sabino avevano ottenuto la licenza per passare ad una lavorazione più leggera, meno rischiosa, di soli proiettili, che ora è sospesa per via dell’inchiesta. Un progetto che prevedeva anche la delocalizzazione dell’impianto.

L’incidente della Esplodenti Sabino ha scoperchiato un vaso di Pandora: dalla sicurezza sul lavoro in generale a quella all’interno dell’azienda stessa, dove a perdere la vita il 13 settembre 2023 sono stati Gianluca De Santis, 40enne sposato e padre di 2 bambini, residente nel comune di Palata, in provincia di Campobasso; Fernando Di Nella, 62 anni di Lanciano (Chieti), prossimo alla pensione, anche lui sposato e con due figlie, e Giulio Romano, 56 anni, residente a Casalbordino. Ma, andando a ritroso, nel 2020 un altro incidente è costato la vita a Carlo Spinelli, Paolo Pepe e Nicola Colameo. E nella stessa fabbrica nel 1992 era morto il 48enne Bruno Molisani, ucciso dall’innesco di una spoletta, nel 2009 due persone rimasero ferite gravemente in un’altra esplosione.