L’AQUILA – Il prossimo 23 aprile il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano (L’Aquila) Paolo Andrea Taviano deciderà se proseguire le indagini per appropriazione indebita sul conto del rettore uscente dell’Università dell’Aquila, Ferdinando Di Orio, relative al ‘testamento conteso’ di un suo zio sacerdote scomparso nel 2009, don Giuseppe Di Iorio, oppure archiviare la posizione dell’ex senatore.
Si tratta di un’inchiesta nata a seguito di una denuncia di alcuni parenti marsicani. Capeggiati dal bellicoso cugino Romolo Calisi, autore dell’esposto per conto della madre, Elvira Di Iorio, sorella del religioso, i parenti contestano la nomina di Di Orio a erede universale di don Giuseppe, che gli ha lasciato 160 mila euro, due abitazioni e un terreno.
Una vicenda su cui il rettore si è dimostrato estremamente suscettibile, querelando AbruzzoWeb e lo stesso Calisi nonostante abbia avuto correttamente spazio su questo giornale per spiegare le sue posizioni, definendo la denuncia del cugino “fantasiosa”. Ma anche un fatto privato per un personaggio pubblico di questo livello diventa di interesse pubblico.
Al termine delle indagini sull’eredità contesa, il pubblico ministero della procura della Repubblica di Avezzano (L’Aquila), Enrico Maria Cerrato, ha chiesto l’archiviazione per Di Orio. Ma Calisi, attraverso il suo avvocato, Raffale Tolli, si è opposto.
Così il giudice Taviano ha fissato un’udienza per fine aprile, al termine della quale prenderà la sua decisione. Il pm illustrerà le sue richieste, la parte che ha fatto opposizione ribatterà con le proprie. Il magistrato a quel punto stabilirà se far continuare le indagini o archiviare il procedimento.
Un verdetto slittato a lungo. A rallentare l’iter processuale c’è stato il fatto che il giudice Taviano ha abbandonato temporaneamente la magistratura per tentare l’avventura politica. Ha infatti ottenuto l’aspettativa e si è candidato alle elezioni regionali del Lazio del 24 e 25 febbraio scorsi.
Non essendo stato eletto, il magistrato è tornato a esercitare il proprio lavoro e, secondo quanto afferma Tolli, sarà proprio lui a continuare a occuparsi del procedimento.
“Attendiamo la decisione del giudice, riteniamo ci siano gli elementi per proseguire l’inchiesta – dichiara l’avvocato – Esporremo le nostre ragioni e vedremo che cosa stabilirà”.
La vicenda ha, tra l’altro, anche un’appendice in sede civile: i parenti contestano il testamento che ha nominato Di Orio erede universale, aperto quattro anni fa e datato 2006. Il documento viene ritenuto “contraffatto e illegittimo” e per questo è stato impugnato con richiesta di nullità.
Se il giudice Taviano decidesse di andare avanti si tratterebbe dell’ennesima tegola per il rettore.
Di Orio, infatti, dovrà subire tre processi nel prossimo mese di ottobre: è imputato a Roma per concussione e all’Aquila per diffamazione aggravata, entrambi i filoni nati da esposti del suo grande nemico, il professore dell’Università dell’Aquila Sergio Tiberti.
Inoltre, sempre all’Aquila il rettore è sotto processo per abuso d’ufficio (assieme ad altri due imputati) nell’ambito dell’inchiesta sui maxi affitti dei capannoni per ricollocare le facoltà universitarie che hanno avuto le loro sedi danneggiate dal sisma del 6 aprile 2009.
Scossoni giudiziari che movimentano la corsa elettorale già cominciata nell’Ateneo, chiamato a scegliere il successore di Di Orio tra un ‘delfino’ dell’attuale governance che ancora non è stato identificato e un candidato di rottura degli ‘oppositori’ che pure al momento non c’è.
La trattazione di suoi fatti privati ma comunque di pubblico interesse ha fatto saltare i nervi del rettore: dopo il primo articolo di AbruzzoWeb che approfondiva la vicenda, Di Orio ha chiesto e ottenuto una replica attraverso la pubblicazione di una nota integrale del suo avvocato, Giovanni Marcangeli.
Nonostante questa procedura deontologicamente corretta e sebbene il primo articolo fosse rispettoso della verità del fatto, della continenza verbale e dell’interesse pubblico, tre elementi che regolano il diritto di cronaca, Di Orio ha proceduto lo stesso a querelare per diffamazione il direttore di questa testata e l’autore dell’articolo, oltre che lo stesso Calisi.
Il pubblico ministero Roberta D’Avolio ha chiesto l’archiviazione ma Di Orio si è opposto attraverso il suo legale Marcangeli: il giudice per l’udienza preliminare del tribunale dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella deciderà il prossimo 30 aprile su questo procedimento.






