Dalla “casta” alla vita normale. Alcuni hanno ripreso il vecchio lavoro, altri si sono reinventati qualcosa da fare, al di là della politica. AbruzzoWeb ha avviato un ciclo di interviste tra i consiglieri e gli assessori regionali della passata legislatura non rieletti, per capire a che cosa hanno deciso di dedicarsi e come vedono l’attuale lavoro della nuova governance con gli occhi di “normali cittadini”.
AVEZZANO – Avezzanese, classe 1957, laureato in lettere e filosofia, Giovanni D’Amico, oggi del Partito democratico, ha alle spalle una lunga carriera politica. Dal 1992 al 2004 e dal 2010 al 2011 è stato sindaco di Morino (L’Aquila). Consigliere regionale di opposizione nel 2004 quando al potere c’era il centrodestra di Giovanni Pace, è stato riconfermato nell’ottava legislatura con Ottaviano Del Turco, e ha ricoperto l’incarico di assessore al Bilancio. È stato rieletto nel 2008 nei banchi dell’opposizione con il governo di centrodestra di Gianni Chiodi. Nell’ultima tornata elettorale regionale, candidato nel Pd, ha invece mancato di un soffio l’ennesima riconferma, pur ottenendo 3.921 preferenze.
Dopo tanti anni di politica istituzionale come occupa ora le sue giornate?
Sto riorganizzando la mia attività di consulente d’azienda, qui ad Avezzano, mentre prima la mia attività si svolgeva soprattutto a Roma.
Le manca la politica attiva?
Se assumi un incarico pubblico, lo sai che non è a vita. Continuerò comunque a fare politica. Voglio dare un contributo di merito, questa volta fuori dalle istituzioni. E forse è meglio così, negli ultimi anni, diciamo a partire dal 2008, la funzione istituzionale è diventata difficile, perché le risorse sono pochissime. L’amministratore si trova davanti a problemi enormi, ma non ha i mezzi per riuscire ad affrontare e risolvere. E questo suscita un senso di impotenza.
Deluso dalle ultime elezioni?
Sono risultato essere l’undicesimo candidato più votato in Abruzzo, l’ottavo nel Pd. Però con questa bizzarra legge elettorale non sono stato eletto. In Consiglio ci sono andati ben 18 consiglieri con meno voti di me.
Qual è stato in Regione l’obiettivo che ha centrato e di cui va maggiormente orgoglioso?
Nel 2007 come assessore regionale al Bilancio ho messo fine, dopo una durissima battaglia, alla pratica della leggi omnibus, ovvero alle leggi di spesa con agganciate una lunga serie di emendamenti, approvate nella notte e nella confusione. Sono state loro il vero killer finanziario, che tra il 2001 e 2006 hanno indebitato l’Abruzzo, con 5 miliardi di impegni di spesa coperti da mutui che ancora oggi paghiamo. Io mi rifiutai di portare in Consiglio l’ennesima legge omnibus con agganciati decine di milioni di euro di spese senza copertura, e fu quello l’inizio del risanamento delle casse della Regione. All’opposizione credo di aver dato un contributo a migliorare numerosi provvedimenti, come quello sul ciclo idrico integrato e sui rifiuti.
Ottaviano Del Turco è stato il suo presidente dopo il drammatico epilogo della legislatura, che si è conclusa in conseguenza del suo arresto. Che giudizio ha di lui?
Al di là dei fatti giudiziari e su cui non mi esprimo fino a sentenza definitiva, va detto che Del Turco è stato un riformista, la sua azione politica aveva un impianto valido. E poi è un fatto che gli atti assunti dalla sua Giunta non hanno aumentato la spesa sanitaria, ai tempi già fuori controllo e anzi hanno tagliato le risorse eccessive che venivano assicurate alle cliniche private.
Che giudizio ha invece dei primi cento giorni di Luciano D’Alfonso?
Ha avuto un approccio positivo, puntando per prima cosa alla riorganizzazione e velocizzazione della macchina regionale. Ora mi auguro che nella sua azione riformatrice si dia la giusta attenzione alla revisione della legge sull’industria approvata dal centrodestra, che mostra molti limiti in fase di attuazione, e a provvedimenti che favoriscano il consolidarsi delle filiere agro-turistiche. Va poi ridefinito l’assetto delle autonomie locali, perché con l’abolizione delle Province si apre uno scenario del tutto nuovo. E poi, ovviamente, bisogna predisporsi all’uscita dal commissariamento della sanità, va definito un piano sanitario che garantisca qualità ed efficienza, che metta al centro i servizi sociali.
A proposito di industria: la Marsica vive un momento di crisi, e la nuova Regione è accusata di averla esclusa dagli aiuti europei previsti dalla misura 107.3c, a differenza di altri territori, in particolare L’Aquila terremotata.
La Marsica non ha un problema di competizione micro-territoriale che appartiene a un Abruzzo antico, la Marsica è più proiettata all’esterno. Abbiamo qui industrie di eccellenza che vanno salvaguardate, e confido che la Regione dia seguito al “progetto Marsica” sottoscritto il 3 settembre ad Avezzano, e che compenserà gli svantaggi determinanti dall’esclusione dall’107.3c.
Per concludere: che opinione ha di Matteo Renzi e della sua azione di governo?
Auspico che faccia bene, ma deve uscire dall’ansia da prestazione, non fissando brevi scadenze. Non serve lo slogan del giorno. Deve puntare a 3 anni di riforme vere, per realizzare le quali serve un lavoro duro, paziente e oscuro. Renzi ha poi puntato a un partito informale e informatico, ma non è un male, è un evoluzione stroica della forma partito. Però il governo si fa con la materialità delle leggi, i cui effetti non sono affatto virtuali. Ripeto, è nell’interesse del Paese che Renzi non fallisca, e lo dico da esponente della minoranza del Pd, quella che fa riferimento a Gianni Cuperlo, che qui in provincia dell’Aquila, tengo a sottolineare, è molto forte, avendo ottenuto alle primarie il 25 per cento.




