CHIETI – Per due volte sindaco di Fara San Martino (Chieti) dove gestisce l’albergo di famiglia, l’hotel del Camerlengo, vice presidente della Provincia di Chieti e ora capolista al Senato per Fratelli d’Italia, la nuova di formazione di centrodestra guidata da Giorgia Meloni e Guido Crosetto.

Questo l’identikit di Antonio Tavani, 49 anni, che è solo il riassunto di una passione per la politica che lo ha visto impegnato sin da giovane in prima linea in tante battaglie per il territorio, fin da quando era portabandiera di quella Alleanza nazionale di cui ha avuto l’unica tessera di partito, nonostante l’adesione al Popolo della libertà, poi a Grande Sud e ora in Fdi, dove è facile capire che si senta “a casa”.

Crede davvero che nel panorama politico italiano così in mutamento questa nuova formazione possa avere possibilità di riuscita?

Siamo un partito appena nato, è vero, ma siamo già una bellissima realtà e abbiamo ragione di ritenere che nei prossimi mesi e nei prossimi anni diventeremo il partito di riferimento del nuovo centrodestra italiano. Aggreghiamo sensibilità provenienti dal mondo della ex Alleanza nazionale, confuso troppo presto nel Pdl, oltre ad anime liberali, una per tutte quella di Crosetto, che hanno dimostrato negli anni un’attenzione principalmente rivolta ai problemi reali.

La poca attenzione ai problemi della gente è qualcosa che rimprovera solo ai suoi avversari di centro e centrosinistra o anche ai suoi alleati di centrodestra?

Se c’è una cosa che noi di Fdi vogliamo rimproverare alla classe politica attuale in generale, raggruppando con questo termine maggioranze e opposizioni degli ultimi decenni, è proprio il fatto che la classe dirigente è stata composta da persone che via via hanno abbandonato i territori e i loro problemi per occuparsi di altro. Ripassando con la memoria le agende parlamentari dal 1996 a oggi, ti accorgi che i problemi di cui si sono occupati i parlamenti degli ultimi 15 anni sono stati spesso troppo lontani dalla realtà. Nel senso che nulla avevano a che fare con lo sviluppo, la crescita, il lavoro, la difficoltà delle famiglie, dell’accesso al credito e la crisi recessiva che nessuno può più negare.

C’entra il fatto che i parlamentari vengano scelti non attraverso le preferenze ma direttamente dai partiti?

Basta fare l’analisi dei provvedimenti fatti negli ultimi anni e delle attività a favore del territorio per capire senza difficoltà che ci siamo trovati di fronte alla peggior classe politica degli ultimi decenni, sempre con le dovute eccezioni. Quando tutti ci affanniamo a contestare il sistema attuale dei partiti e poi affidiamo a loro la selezione della classe dirigente, non ci dobbiamo lamentare se poi i risultati sono questi e se impera il grillismo.

Cosa pensa di Grillo e del suo movimento?

Il problema non è Grillo, di cui alcuni temi sono anche condivisibili, il problema è il grillismo, cioè il fatto che il militante di 5 stelle ti etichetta come un ladro solo perché fai politica. Di fronte ai problemi della politica che Grillo mette in luce, io non arrivo alla conclusione del ‘mandare tutti a casa’, ma credo che occorra selezionare meglio i nostri rappresentanti con un voto né utile né inutile ma diverso.

Come si può selezionare meglio la propria classe politica?

Visto che le scuole di formazione politica non ci sono più, ritengo che l’unico metodo sia quello dell’esperienza sul campo. Dal Comune, alla Provincia, alla Regione e al Parlamento. Ma con un limite del doppio mandato, che in Italia esiste solo per i Comuni, l’unico ente, e parlo soprattutto di quelli piccoli, che forse non ne avrebbe bisogno. Con questo tipo di esperienza, quando arrivi in Parlamento hai precise capacità acquisite e non perché curi bene i denti o fai bene massaggi o perché il tuo partito ha regole sull’alternanza dei generi che magari vengono anche utilizzate per sbarrare la strada a persone meritevoli.

Come giudica le quote rosa?

Una cavolata. E lo dice un papà di quattro figlie femmine e che ha come leader una giovane donna molto in gamba. Ogni donna intelligente, da qualsiasi parte politica provenga, sono sicuro sia contraria alle opportunità avute per legge. Io penso che debba valere il principio del merito.

Nella costituzione delle liste abruzzesi per le attuali Politiche, secondo lei è stato rispettato il principio del merito?

Per noi di Fdi senza dubbio. Basti solo considerare il fatto che il vertice del partito ha dato assoluta libertà al territorio di formare le liste, non imponendo scelte dal di fuori. Volendo parlare solo per il Senato, per il quale io concorro, a mio giudizio il Pdl ha fatto la peggior lista di candidati senatori che avesse potuto fare, eccezion fatta per i numeri 5, 6 e 7 in lista.

Ovvero non è d’accordo con la scelta di mettere Silvio Berlusconi capolista, Gaetano Quagliariello al secondo posto, Paola Pelino al terzo e Antonio Razzi al quarto?

Certamente. Quagliariello, che è il vero capolista, è un onorevolissimo professore universitario pugliese di cui non ricordo impegno e battaglie a favore dell’Abruzzo. La Pelino di fatto è stata messa in condizione di non essere eletta, e su Razzi il giudizio lo lascio agli ampi report che girano su di lui e che danno la misura non tanto di chi sia Razzi ma di quale sia la considerazione del Pdl per l’Abruzzo e i suoi elettori. Figuriamoci che volevano inserire in lista anche Scilipoti.

E degli altri suoi concorrenti al Senato cosa pensa?

Vorrei parlare in particolar modo di Nicoletta Verì, che mentre è consigliere regionale con la maggioranza di Gianni Chiodi e cambia casacca e campo di gioco per abbracciare un montismo che intanto, attraverso il suo partito più rappresentativo, l’Unione di centro, ha trattato l’Abruzzo, e la provincia di Chieti in particolare, nella stessa maniera del Pdl, mortificando l’impegno di decine di amministratori che per anni hanno servito il territorio, uno per tutti il mio presidente Enrico Di Giuseppantonio. Aspetto di incontrare la consigliera regionale in un prossimo confronto anche per chiederle dove ha mandato il curriculum per essere candidata.

Qual è la prima cosa che farà se dovesse venire eletto?

Se venissi eletto senatore la prima cosa di cui mi occuperei è l’abrogazione del Parco della costa teatina, che ritengo sia un’imposizione di un’ideologia di sinistra che paralizza la costa, poiché l’unico effetto è quello di imbalsamare lo sviluppo turistico del territorio e creare un nuovo carrozzone politico che serve ad elargire prebende ad amici e parenti.