L’AQUILA – Si chiuderà questa sera alle 20 il seggio di via Monte Cagno, all’Aquila, per il rinnovo del Consiglio provinciale aquilano.

Per l’elezione del presidente, si sa già il vincitore perché unico candidato: Angelo Caruso, sindaco di Castel di Sangro, successore di Antonio De Crescentiis, ex sindaco di Pratola Peligna.

Dieci i rappresentanti da scegliere tra 1204 consiglieri comunali e sindaci della provincia aquilana, al voto con una sola preferenza; tre le liste in campo, Forza Popolare, Provincia Insieme e Uniti per la Provincia. 

Si tratta di un’elezione che ha fatto discutere molto, portando anche a delle dure polemiche come quelle recenti da parte di Rifondazione comunista che ha definito questa tornata una “farsa”, perché Caruso “è sostenuto da due liste di centrodestra, Provincia Insieme e Forza Popolare. Una terza lista, denominata Uniti per la Provincia, e che fa capo al Pd, o a quello che ne rimane, è senza il candidato presidente. Strana anomalia anche questa. Si sente odore di inciucio!”.

Polemiche anche dalla Coalizione sociale della consigliera del Comune dell’Aquila Carla Cimoroni.

“Queste elezioni sono pretestuose – il pensiero della Coalizione in una nota – per un presidente e un Consiglio provinciale esautorati di rappresentanza democratica e di fondi, e utili solo alla gestione delle poltrone per i politici di turno”.

“Le Province – viene poi sottolineato – pur mantenendo funzioni e servizi essenziali per i cittadini, fra i quali la sicurezza degli edifici scolastici e la manutenzione delle strade provinciali, hanno subito una drastica riduzione delle risorse finanziarie. Con l’alibi della riduzione dei costi della politica, in realtà sono stati ancora una volta compressi i servizi per i cittadini, sopprimendo allo stesso tempo il loro diritto di eleggere democraticamente i propri rappresentanti”.

“Il risultato – conclude la nota – è un presidente di fatto già ‘nominato’ e un’elezione di secondo livello che sa solo di spartizioni, accordi e prove di forza in vista delle prossime tornate regionali e politiche. Una modalità di fare politica lontana anni luce dalle esigenze e dalla percezione delle cittadine e dei cittadini a cui non intendiamo partecipare”.