TERAMO – Saranno segnate dalle sfide tra liste civiche, le elezioni comunali di primavera in provincia di Teramo, dove i partiti più che altrove perdono mordente, segno dei tempi, e devono quasi nascondersi dietro sigle e schieramenti che vedono la presenza dei simboli quasi come una iattura.
Quattro soltanto i Comuni al voto, due nei popolosi centri della costa della Val vibrata, Martinsicuro con oltre 15 mila abitanti, e Tortoreto, oltre i 10 mila, e due sui monti della Laga, Crognaleto e Valle Castellana.
Dal 2009 Tortoreto è stato in mano a liste civiche di area centrodestra, la caduta prematura del sindaco Alessandra Richi nel maggio del 2016, con conseguente arrivo del commissario prefettizio, può ora rappresentare un’occasione di riscatto per il centrosinistra, dove però tanti, forse troppi, sono i protagonismi, ed anche un’opportunità di un inatteso exploit per il Movimento cinque stelle, che potrebbe approfittare delle divisioni interne agli altri schieramenti.
Anche a Martinsicuro va di moda il civismo, non solo quello espresso dal sindaco uscente Paolo Camaioni, ma anche quello del giovane civico di centrodestra Massimo Vagnoni. Con i partiti, Partito democratico e Forza Italia in primis, costretti ad inseguire alleanze, che sono però per tutti imprescindibili visto che si voterà con il doppio turno.
A Crognaleto e Valle Castellana i sindaci uscenti sono rispettivamente Vincenzo Esposito e Giuseppe D’Alonzo, entrambi civici di area Pd. I due centri montani sono alle prese con i gravi danni inferti dal terremoto dell’agosto e dell’ottobre 2016. La campagna elettorale finora è passata decisamente in secondo piano davanti alle tante emergenze da affrontare.
Nella città costiera della Val Vibrata si riparte da Paolo Camaioni, il civico doc che nel 2014 con la lista Città Attiva è riuscito a sbaragliare il candidato della civica vicina al Partito democratico Andrea Buonaspeme, e quello della lista civica marcata centrodestra Massimo Vagnoni.
Ed ora Camaioni, che sente il vento in poppa, è pronto a ricandidarsi, anche questa volta in solitudine.
Sono cambiate però le regole del gioco: Martinsicuro ha superato la soglia dei 15 mila abitanti, e dunque si voterà con il doppio turno, evenienza che penalizzerà le forze in campo poco propense di aggregarsi.
Camaioni nelle precedenti elezioni si permise il lusso di porre come condizione al Pd, in vista di un’eventuale alleanza, di rinunciare al suo simbolo, proposta chiaramente irricevibile. Oggi però la necessità è come detto quella di trovare convergenze al secondo turno.
Ancora in alto mare la scelta di un candidato da parte del Pd. Protagonisti degli incontri oltre alla coordinatrice cittadina Elisa Foglia, anche i consiglieri comunali uscenti Simona Antonini, e Giuseppe Capriotti, che ha preso il posto a fine 2015 del candidato sindaco e capogruppo Buonaspeme che si è dimesso dal Consiglio per motivi di lavoro nel 2015.
Nel campo del centro sinistra è pronta a correre anche “Sinistra per Martinsicuro”. Che ha tenuto a sottolineare sin da subito di essere una compagine nata “su iniziativa di compagni in rappresentanza del Pci, ex Pd, e di non iscritti ad alcuna forza politica”.
Si infittiscono gli incontri anche nel centrodestra.
Qui gli occhi sono puntati tutti sul candidato sindaco del 2012 Vagnoni, che è stato anche consigliere provinciale. Nato con il Popolo delle libertà, e berlusconiano doc, Vagnoni assieme ai consiglieri di opposizione Alduino Tommolini e Marcello Monti ha però anche lui intrapreso decisamente la strada del civismo. E sta giocando su tutti i tavoli. A fine dicembre il trio ha incontrato i rappresentanti locali di Forza Italia, Fratelli d’Italia-An e Noi con Salvini, che lavorano ad una coalizione compatta.
Poi ha incontrato a inizio gennaio i rappresentanti del Pd.
In entrambi i casi Vagnoni e soci hanno posto una condizione imprescindibile: l’intesa deve passare per una coalizione senza simboli di partito. Una pregiudiziale che ha fatto storcere il naso sia a destra che a sinistra.
Resta il fatto che molto difficilmente uno dei futuri candidati riuscirà ad imporsi al primo turno per cui quasi sicuramente si andrà al ballottaggio. Di conseguenza il coalizzarsi è un imperativo per tutti.
Non pervenuto per ora il Movimento cinque stelle, che non ha partecipato nel 2012 alle elezioni.
A Tortoreto la campagna elettorale dura oramai da quasi un anno, da quando cioè a maggio 2016 il sindaco Alessandra Richi della lista civica Tortoreto sempre di area centrodestra, caduta prematuramente vittima delle lacerazioni interne alla sua maggioranza, dopo che nel 2014 aveva battuto il candidato Flaminio Lombi, civico di area Pd, che ha fallito la conquista del Comune dopo la legislatura del centrodestra di Generoso Monti.
E il Pd lavora dunque a riconquistare il palazzo di Piazza Libertà. Ma molti sono gli aspiranti candidati ai nastri di partenza, ben tre, fino qualche giorno fa addirittura quattro, e il dilemma per il segretario cittadino del Pd Stefania Barlafante è quello di capire se conviene o meno fare le primarie o trovare una sintesi a tavolino.
I candidati in campo sono il medico Nicola Ianni e l’avvocato Piero Di Nicola entrambi ex assessori ai tempi del sindaco Lombi, e l’ex segretario cittadino del Pd Mauro Di Bonaventura.
Ha fatto un passo indietro invece Mauro Postuma, consigliere comunale uscente, non nascondendo le preoccupazioni per l’eccessivo affollamento di candidati sindaco.
A complicare il quadro a sinistra c’è poi Nico Carusi, che è andato via dal Pd sbattendo la porta dopo la sconfitta del 2014. Ha poi cercato convergenze con il Movimento 5 stelle, ma l’idillio è durato poco, e poi con l’ambientalista Costantino Rapagnà, a lungo vicino a Sinistra ecologia e libertà. Ora sta lavorando ad una lista civica.
Affila le armi anche il centrodestra. Ed anche qui sono tanti i galli a cantare. Ad aver ufficializzato la candidatura per ora c’è il solo Francesco Marconi, ex assessore provinciale. Ma bisogna fare i conti con due pezzi da novanta, ovvero gli ex sindaci Monti e Richi, intenzionati tornare in campo. Richi ha parlato del resto esplicitamente di una “situazione confusionaria e destabilizzante della politica attuale, non solo a Tortoreto”, tra personalismi manifesti ed ambizioni personali più o meno sottintese da vecchi metodi e scontati approcci.
Marconi, che nel 2004 e poi nel 2009 e ancora nel 2013 ha sostenuto le candidature e le liste di Monti e Richi, tenta ora il dialogo con loro.
Toccherà vedere poi cosa faranno i consiglieri di maggioranza che a maggio hanno fatto cadere Richi, eletti nella lista del sindaco Teramo Sempre, ovvero Renato Chicchirichì, Rosita Di Mizio, Rosella Di Pancrazio, Federico Di Lorenzo, Fabrizio Di Febo e Liliana Piacentini. Qualcuno di loro potrebbe essere della partita, difficilmente al fianco di Richi.
Infine il movimento 5 stelle. Come avviene ovunque anche a Tortoreto è strettissimo riserbo sui nomi. Una cosa è certa: i pentastellati da queste parti hanno un buon bacino elettorale, probabilmente superiore a quello delle elezioni comunali del 2014, pari a 17,7 per cento, che è valso un posto in Consiglio per il giovane Luca Palanca.





