L’AQUILA – Il tasto su cui battere è sempre lo stesso: valorizzare i territori tenendo conto di peculiarità e limiti per tirarsi via dalle nebbie della crisi e imporsi come una regione in salute all’interno di un universo, quello del Sud Italia, o del Sud Europa, “finalmente autonomo e pronto per il futuro”.

Per Barbara Mazzali, imprenditrice nel settore delle energie rinnovabili, coordinatrice regionale di Grande Sud e capolista alla Camera, non può che passare per un recupero delle qualità territoriali il futuro delle regioni italiane che stanno a Sud.

E se il giudizio arriva da una come lei, che almeno dall’accento non ha nulla a che vedere con il meridione italiano…

“Mi sono innamorata di questa regione anni fa e ho scelto di venirci a vivere e a lavorare – dice ad AbruzzoWeb la Mazzali – voglio continuare a godermi un territorio splendido che non può non guardare con gioia al futuro. Qui in Abruzzo c’è tutto quello di cui una comunità ha bisogno, dall’aria pura, al settore agroalimentare, al turismo, al lavoro”.

“Noi di Grande Sud siamo convintissimi che l’Italia debba essere unica e sola – continua – ma è anche vero che con otto regioni del Mezzogiorno c’è l’opportunità di bilanciare il dominio della Lega al Nord. Grande Sud vuole lavorare affinché il Sud Italia viva autonomamente nel sistema economico e sociale nazionale. Nessun separatismo”.

Lei è nata in Emilia Romagna ma ormai si sente abruzzese.

Io amo questa terra. L’Abruzzo è un magnifico universo dalle mille peculiarità e proprio per questo ha un estremo bisogno di un’impostazione politico-amministrativa derivante da un serio marketing territoriale. Adottando le tecniche di studio di valutazione, si potranno prendere decisioni mirate ed è per questo che occorre una programmazione oculata per la piena valorizzare del suo territorio.

La questione dell’Aquila post-terremoto non può essere ignorata nel contesto cui lei fa riferimento.

L’Aquila e l’Aquilano terremotato vanno ricostruiti e anche velocemente. Ricostruire vuol dire riconsegnare una città ai suoi cittadini e rilanciarla a livello sociale ed economico. Un Paese che si dichiara civile ha il dovere di fare questo, non esistono altre soluzioni se non quella di rimettere in piedi la vasta zona colpita da una calamità devastante.

L’emergenza prima o poi dovrà finire…

Sì ma potrà considerarsi finita solo quando anche l’ultimo terremotato sarà rientrato in casa.

Non crede che l’appartenenza all’Unione Europea metta in seria difficoltà i governi nazionali, specie per quel che riguarda le scelte economiche?

L’Europa è un insieme di Nazioni e ognuna di esse ha le sua peculiarità. Indubbiamente l’Europa ha anche rappresentato uno stimolo per i governi nazionali, l’importante è che i rappresentanti dei singoli Stati non siano succubi di logiche determinate dai sistemi finanziari e che la loro azione sia sempre volta alla ricerca di equilibri che non permettano penalizzazioni. Al tempo stesso, è necessario che nessuno possa approfittare di posizioni di forza determinate da una migliore economia nazionale. In definitiva, si avrà un’Europa veramente unita soltanto quando il confronto potrà essere aperto sullo scacchiere mondiale, più che su quello interno europeo.

Lei da tempo spinge affinché si investa in Abruzzo, perché?

Chi fa impresa non può non accorgersi delle potenzialità di questo territorio. Probabilmente, in questi anni, la politica non ha svolto per intero la funzione di attrarre investitori non abruzzesi o di stimolare quelli residenti.

Il settore delle energie rinnovabili, nel quale lei lavora, in Italia fa fatica a diffondersi?

Gli italiani ritengono che le energie rinnovabili siano una fonte di guadagno, laddove l’energia prodotta dal singolo viene reimmessa nel circuito nazionale, e non come una vera fonte di risparmio. Negli altri Paesi europei accade il contrario da almeno un decennio. Credo che un diverso approccio culturale possa aiutarne la maggiore diffusione.

Ritiene che l’Italia e l’Abruzzo siano in grado di sostenere una riconversione industriale?

I presupposti ci sono tutti, così come la prospettiva di opportunità di lavoro. La nostra è una regione ricca di natura, di sole, di acqua. Non può essere ridotta a una regione di cemento e petrolio. Servono, quindi, investimenti che, in prospettiva, siano rivolti a muovere economia salvaguardando l’ambiente e l’occupazione. Occorre rispettare la vocazione dell’Abruzzo, ecco perché, e cito per esempio, pensiamo a un tipo di industria quale quella delle nanotecnologie. Creare ricchezza nel rispetto del territorio.

Nonostante le bellezze dell’Abruzzo, in questa regione gli assalti all’ambiente ci sono eccome. Il caso di Bomba, le trivellazioni nell’Adriatico…

Questo accade perché la politica abruzzese non è riuscita a considerare l’Abruzzo nella sua realtà vocazionale e, conseguentemente, non è riuscita ad indicare prospettive, che in termini di politica amministrativa, significa, per esempio, redigere un documento unico di programmazione che comprenda l’intero territorio regionale nei suoi aspetti particolari e tra essi integrati. La visione completa, dunque, delle esigenze che scaturiscono da una lettura di marketing territoriale, per approntare programmi seri. Fuori dai denti, lo sviluppo non scaturisce dal clientelismo politico e da risposte occasionali. Noi di Grande Sud guardiamo oltre, sappiamo bene cosa è possibile fare e come farlo; per questo abbiamo la presunzione di porci quale alternativa in elezioni decisive per il futuro dell’Abruzzo.

In questa campagna elettorale c’è una realtà politica che vi spaventa?

Credo che a essere spaventati debbano essere i partiti tradizionali. Noi di Grande Sud Abruzzo, in queste elezioni, rappresentiamo una diversa realtà politica ed ecco anche spiegato il perché si fatica a far conoscere gli aspetti ispiratori del nostro programma. Non siamo un partito nell’accezione comune del termine e ci sforziamo di comunicare il nostro essere lista civica regionale, con una visione e un riferimento nazionali. Questo ci rende unici come soggetto politico, rende i nostri programmi concreti e i suoi contenuti davvero utili al territorio, perché vincolati alle sue caratteristiche economiche, territoriali e sociali. E inoltre, in termini politici, riteniamo di avere anche la responsabilità di rappresentare i tanti delusi del Pdl, elettori che, in questo momento, maturano la convinzione di alimentare la schiera degli astenuti. Non voteranno comunque a sinistra né tantomeno per Monti. Grande Sud-Mpa ritiene, a giusta ragione, di poterli intercettare grazie a metodi e a formule nuove.