L’AQUILA – La coalizione di centrosinistra dell’Aquila, sconfitta al ballottaggio, farà ricorso per accaparrarsi il premio di maggioranza e ribaltare i numeri in Consiglio comunale, concretizzando lo spettro della cosiddetta “anatra zoppa” e mettendo in minoranza il sindaco Pierluigi Biondi, con scenari politici, in caso di accoglimento delle istanze, tutti da valutare.
Non c’è una vera e propria azione corale, che non è d’altronde neanche necessaria: a muoversi sono, infatti, i singoli candidati consiglieri, in particolare quelli che si vedevano già in Consiglio con la vittoria preannunciata di Americo Di Benedetto e che sono invece rimasti sonoramente beffati dall’esito del voto, impensabile alla vigilia.
Ieri, nel corso della riunione del cosiddetto “attivo” del Partito democratico, il partito maggiore ha stabilito di portare avanti la linea dura del ricorso, che verrà predisposto nei prossimi giorni; più avanti si trova, invece, Abruzzo civico, che avrebbe avuto un proprio rappresentante in aula, Sergio Ianni, in caso di vittoria del centrosinistra e si ritrova, invece, fuori.
In questo caso è già partita la richiesta di accesso agli atti all’ufficio centrale, l’organo del tribunale che si è occupato dei conteggi, guidato dal magistrato Giuseppe Romano Gargarella, delegato dal presidente, Ciro Riviezzo.
Una volta acquisiti i dati si ragionerà su numeri finalmente ufficiali e verrà stilato e presentato al Tar del capoluogo il ricorso.
Secondo i risultati ufficiali, il totale dei voti validi ricevuti dai candidati sindaco è di 39.039 preferenze, e per sole 41 preferenze le 9 liste del centrosinistra non hanno superato la metà più uno, conquistando, almeno sulla carta il premio di maggioranza: servivano 19.520 voti, ne sono stati conteggiati 19.479.
Il Tar non riconteggerà tutte le schede di tutte le 81 sezioni solo perché glielo chiede un candidato rimasto fuori: i legali dovranno indicare di preciso, alla luce dello studio dei dati, dove ritengono si possano trovare voti validi non conteggiati utili alla loro causa.
Ma facendo salire il totale delle liste di 41 voti, salirà anche quello dei sindaci lasciando il gap invariato: ecco perché di voti ne servono esattamente il doppio, 82. La speranza? Quella di pescarli nel novero delle 995 schede nulle.
Da notare che i precedenti non sono incoraggianti: fino a oggi di fronte a questi gineprai i giudici amministrativi, non solo il Tar in primo grado ma anche il Consiglio di Stato in secondo, hanno prediletto l’applicazione del principio di governabilità.
Hanno assegnato, insomma, semplicemente il premio di maggioranza al sindaco che ha vinto le elezioni, evitando di paralizzare l’attività del Consiglio comunale e magari di arrivare alle dimissioni del primo cittadino impossibilitato a operare, al commissariamento e nuove elezioni alla prima tornata utile, che sarebbe una iattura in un Comune complesso come il capoluogo di Regione.




