L’AQUILA – L’Aquila qui, L’Aquila là. Che confusione!
Come spesso succede, anche in vista del voto amministrativo del prossimo maggio nel capoluogo nel coniare le liste gli esponenti dei principali schieramenti non hanno fatto uno sforzo eccessivo di fantasia.
Così su 22 liste depositate in Comune, ben sette, circa un terzo, contengono la parola L’Aquila nel titolo e nel simbolo, tanto che qualcuno è già andato in confusione e c’è da tremare a pensare agli anziani che si troveranno in cabina con una simile varietà.
Con Giorgio De Matteis ce ne sono addirittura tre di liste “aquilane”: “L’Aquila città unita-Verdi”, “Tutti per L’Aquila” e “I castelli con L’Aquila”.
Quattro candidati invece hanno nel loro schieramento almeno una lista, come Massimo Cialente, che sfodera i “Cattolici e democratici per L’Aquila”.
Pierluigi Properzi pure ne ha una sola, la sua civica “Domani L’Aquila”.
Anche Angelo Mancini ne ha creata una, “L’Aquila oggi”.
Poi c’è Vincenzo Vittorini che ha un’unica lista che si chiama appunto “L’Aquila che vogliamo”.
Ettore Di Cesare guida l’Appello per L’Aquila (ci risiamo) ma, a essere stringenti, il nome della città non compare in nessuna delle sue due liste, così come per i candidati Enrico Verini ed Enza Blundo che hanno una lista ciascuno.
Facendo un confronto con le elezioni del 2007, in cui le liste erano sempre 22 ma i candidati sindaco solo cinque, le liste griffate con il nome della città sono praticamente raddoppiate.
Cinque anni fa, infatti furono solo quattro: “L’Aquila per Stefano Vittorini”, lista di quest’ultimo candidato alla fascia, “L’Aquila città unita”, che sosteneva Angelo De Nicola, confermata per il 2012, “Impegno per L’Aquila”, che appoggiava Cialente e “Alternativa per L’Aquila”, che era con Maurizio Leopardi.
La prof di Linguistica dell’Università del capoluogo ed ex preside della facoltà di Lettere, Maria Grossman, non ci vede nulla di strano sul piano della lingua.
“Visto che le elezioni si svolgono all’Aquila mi sembra naturale, figuriamoci con il terremoto!”, dice.
“Il sindaco è della città, sarà un’elezione talmente legata al territorio, in una città talmente problematica che inserire il nome nella lista è anche una sottolineatura. Il comune denominatore non mi meraviglia”. (alb.or.)





