L’AQUILA – “Il mio è un no secco, deciso. Ho speso tutto me stesso in questa esperienza di assessore e non me la sentirei né voglio assumere alcun ruolo o veste apicale per la prossima amministrazione”.

Si chiama ufficialmente fuori l’assessore comunale dell’Aquila Pietro Di Stefano alla futura battaglia per le primarie del centrosinistra per la candidatura a sindaco che dovranno scegliere l’aspirante successore di Massimo Cialente in vista delle elezioni amministrative 2017.

Dai microfoni di AbruzzoWeb Di Stefano smentisce un proprio impegno diretto dopo che, nei mesi scorsi, assieme ad altri nominativi, anche il suo circolava come possibile candidato “maturo” da frapporre, in un duello tutto interno al Partito democratico, al rappresentante dei “giovani” che molto verosimilmente sarà l’attuale presidente della società idrica Gran Sasso Acqua, Americo Di Benedetto.

Un duello vecchi contro giovani che Di Stefano non vede e non gradisce.

“Questa guerra generazionale non la capisco, è sbagliata. Vengo dai Giovani comunisti, i partiti sono comunità con vecchi e giovani, persone di esperienza e altre che l’esperienza la vogliono fare – rileva – Il percorso è a lasciare il testimone, come un padre a un figlio, far crescere sempre di più le generazioni per proseguire il progetto politico”.

Per questo, prosegue “c’è bisogno dell’energia dei giovani e della saggezza di chi qualcosa nella vita l’ha visto”.

Di Stefano traccia poi un “identikit” del futuro candidato che, senza nominarlo, sembra essere quello del vice presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, che tutti vorrebbero ma che è riottoso a lasciare l’attuale incarico in Giunta.

“Non si tratta di dire se L’Aquila debba rinunciare a qualcosa in altro luogo”, premette, in riferimento alla impossibilità che molti vedono per la città di perdere un vice presidente di Regione come lo stesso Lolli o un parlamentare come Stefania Pezzopane.

“L’Aquila deve scegliere per il bene dell’Aquila – prosegue Di Stefano – Nel 2017 avremo ancora diversa strada davanti, conteranno capacità, esperienza, collegamenti giusti perché ci sarà bisogno ancora di fare e fare molto”.

Infine una valutazione su Di Benedetto: “Chicco un nome nuovo? Ha fatto il sindaco di Acciano credo per due mandati mentre ero segretario dei Ds, poi da lì ha governato per dieci anni una grande azienda pubblica – sottolinea – Più che nome nuovo risente anche lui del peso dell’esperienza! Non lo catalogherei né tra i nuovi né tra i vecchi, ma è un’energia di cui il Pd dispone”.

Di Stefano non si schiera sul più immediato dibattito in corso, quello sulla nomina del nuovo direttore generale della Asl aquilana, odissea che oggi dovrebbe finalmente concludersi dopo mesi di polemiche.

“Non ho detto mezza parola né su Tordera né sull’ipotesi di un medico – fa notare – Mi pare strano che ci debba essere questo dibattito cittadino sulla nomina di un vertice aziendale, non è mai successo. Come se dovessimo fare per eleggere i vertici di ogni azienda, è sinceramente assurdo”.

“Il mio giudizio sarà sui servizi, come sbaraccherà la precarietà che ancora c’è dal sisma, come crescere l’ospedale, la battaglia da fare sui reparti, lì mi spenderò. Dietro un nome c’è sempre qualcosa, quindi guardo al progetto”, conclude.