L’AQUILA – Ci sarà anche Fabrizio Barca, ministro per la Coesione territoriale del governo Monti impegnato nella ricostruzione dell’Aquila, come contendente alle primarie per la candidatura a presidente del Consiglio varate dal Partito democratico e dal centrosinistra?

È lo scenario che si va concretizzando secondo il quotidiano La Repubblica, che svela come due democrat, il parlamentare Sandro Gozi e il consigliere regionale della Lombardia Giuseppe ‘Pippo’ Civati, stiano facendo pressing su Barca per convincerlo a sfidare Pierluigi Bersani, Matteo Renzi e Nichi Vendola nella competizione interna di fine novembre.

Da quanto si apprende, Barca ha rifiutato l’ipotesi. Peraltro lo aveva già fatto proprio all’Aquila. “Io candidato? Assolutamente no”, aveva detto prima di un incontro sotto il tendone di piazza Duomo. Ma è solo un primo abboccamento: un’ambasceria tornerà sicuramente alla carica nelle prossime settimane.

L’idea stuzzica i rinnovatori del partito: il ministro viene considerato un progressista, un tecnico, e potrebbe attirare l’interesse dei seguaci di Enrico Letta e di Walter Veltroni, finora rimasti non allineati né all”usato sicuro’ di Bersani né al ‘nuovo che avanza’ di Renzi né all”esterno’ di Sel.

E poi, il pedigree di sinistra di sicuro ce l’ha. Suo padre, Luciano Barca, è stato parlamentare per trent’anni e prima ancora partigiano.

Insomma, più passa il tempo, più molti dentro il Pd si convincono che sia ‘l’uomo giusto’. E più il diretto interessato cerca di tenere bassi i toni e allontanare l’hype sulla sua candidatura, più i sospetti che alla fine sarà della partita si rafforzano.

Se passerà per la porta stretta delle primarie, anche in caso di sconfitta Barca avrà un ruolo di primissimo piano. Un’elezione in un collegio sicuro come minimo, hai visto mai proprio in Abruzzo, e successivamente, in caso di vittoria del centrosinistra, un posto nell’esecutivo, magari ancora alla Coesione territoriale.

E se fosse così, le frequenti visite del ministro nelle zone terremotate, oltre che un giusto modo di interpretare il ruolo di inviato del governo sul territorio, assumerebbero anche i contorni di un interessante anticipo di campagna elettorale. Alberto Orsini