CHIETI – “Non vado alla Procura perché sono un amministratore”. “E se venisse giù un traliccio?” “In Italia la legge spiega che il terreno da un punto di vista di superficie è del proprietario, dal punto di vista della competenza amministrativa del Comune”.

È il botta e risposta tra il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso e l’inviata della trasmissione Le Iene Nadia Toffa, nel servizio andato in onda domenica sera che ha evidenziato il presunto rischio idrogeologico delle aree su cui sono stati costruiti i tralicci dell’elettrodotto Villanova-Gissi, realizzato da Terna Rete Italia Spa ed entrato in servizio 31 gennaio.

Il progetto è stato fortemente osteggiato per anni da piccoli ma agguerriti comitati cittadini e anche alcuni Comuni della provincia Chieti, attraversata da un elettrodotto considerato di interesse strategico nazionale.

I contrari all’opera ritengono che sia stato dato l’ok alla messa in esercizio, senza aver verificato se Terna avesse ottemperato a tutte le prescrizioni in termini d’impatto ambientale, paesaggistico e di sicurezza per la salute dei cittadini contenuti nel decreto ministeriale 239 del 15 gennaio 2013, che ha dato il via ai lavori, recependo però le prescrizioni impartite con decreto del Comitato nazionale di Valutazione di impatto ambientale (Via) del 13 settembre 2011.

Tornano a denunciare la situazione di pericolosità alle Iene Augusto De Santis del Forum Movimenti Acqua Abruzzo, Francesco Stoppa geologo dell’Università di Chieti, i sindaci di Lanciano e Castelfrentano, Mario Pupillo e Gabriele D’Angelo, e una coppia di cittadini che ha ricevuto una citazione in giudizio con richiesta di risarcimento danni di 16 milioni di euro “per aver impedito la realizzazione dell’opera con violenza”.

“A ridosso del tracciato – ha spiegato poi l’attivista Maria Paola Di Sebastiano – ci passa un metanodotto e nel teramano un anno fa c’è stato un incidente grandissimo dovuto proprio alla caduta di un elettrodotto su un metanodotto che era un decimo di quello realizzato qui e che ha provocato un’esplosione enorme con dieci case andate a fuoco”.

Nel servizio si mostra un documento della Regione in cui i tecnici mettono nero su bianco che “non è possibile riscontrare la compatibilità dell’intervento con le caratteristiche geologiche e geomorfologiche dell’area” e “alcuni sondaggi sui terreni non risultano fatti”. 

D’Alfonso che non ha nascosto il fastidio per l’intervista, ha ribadito che la sua Giunta regionale era “contraria all’opera”.

“Abbiamo rappresentato queste esigenze di studi e la Regione si è costituita contro, usando gli spazi che aveva da quando sono diventato presidente – ha concluso – Prima hanno assunto atteggiamenti amministrativi arrendevoli che hanno avuto il loro peso successivamente”. 

Ora però, ha concluso il governatore, “non c’è spazio per bloccare l’opera”. (m.gal)

LA NOTA DEL COMITATO NO ELETTRODOTTO GISSI

“Tante e tali sono le anomalie che avvolgono l’elettrodotto Villanova-Gissi che alla fine anche “Le Iene” arrivano da noi – scrive in una nota il comitato No Elettrodotto Villanova Gissi – Domenica  è andata in onda, in prima serata, una amara verità. Fa male constatare l’indifferenza di una Regione assente, impalpabile, che alle decine di accessi agli atti cerca di dribblare le richieste, mettendo in campo addirittura l’avvocatura Regionale e facendo della trasparenza una chimera”.

“La Regione Abruzzo alle domande preferisce non rispondere – aggiunge il comitato – Decine le comunicazioni ufficiali inviate dai comitati a cui nessuno da risposta. Così come D’Alfonso, nel servizio, si arrampica sugli
specchi scivolando rovinosamente a terra, fanno tutti i suoi uffici. Nessuno di questi fornisce risposte dettagliate ma tutti giocano al rimpallo delle responsabilità per far concludere un’opera altrimenti irrecuperabile”. 

“Il servizio geologico Regionale e l’Autorità di Bacino producono autorizzazioni a posteriori, ad
opera conclusa, cercando di sanare l’insanabile – prosegue – A nostro avviso, queste autorizzazioni tardive, non possono e non devono essere considerate valide in quanto illegittime. Le autorizzazioni Ministeriali prescrivevano di presentare i documenti prima dell’avvio dei lavori, non essendo stata rispettata questa “regola”,ed essendo conclusi tutti i cantieri, diventa impossibile fare le verifiche preventive”. 

“Riportiamo un semplice esempio: come si possono effettuare dei controlli sulla prescrizione A25, inerente le falde acquifere, se le stesse sono state già danneggiate? come può l’ente di controllo giudicare la bontà di uno studio e magari porvi rimedio, migliorandolo, se tutto è gia concluso???? Avrà forse a disposizione la macchina del tempo? – sottolinea il comitato – Piloni in piena frana, per i quali non sono stati presentati per tempo i documenti, e inspiegabilmente conclusi dalle ditte esecutrici prima dell’ottenimento dei permessi, come testimoniano anche le relazioni di diverse Polizie Municipali, tra le quali spiccano quelle di Casalincontrada e Filetto. Piloni in alcuni casi pericolosamente vicini ad infrastrutture ad alto rischio, come nel caso dei pozzi di metano Poggiofiorito. Da atti ufficiali della Gas Plus Storage, negli ultimi anni, la testa del pozzo è scivolata verso valle di diversi centimetri, indice che l’intera collina è in movimento. Eppure, nonostante le segnalazioni e le richieste di intervento, tutto tace”.

“Tutto tace in quegli uffici che gridarono al Tg3 Regionale di iniziare i controlli e concluderli in 60 giorni, per accertare se quanto urlato dai comitati fosse veritiero. Tutto tace. Non bastano le notizie di reato, stilate dalla Polizia Municipale, le segnalazioni del corpo Forestale Provinciale, le foto incontrovertibili degli attivisti, le decine di segnalazioni e denunce. Nulla, i procedimenti penali non hanno fin ora portato ad alcun esito. Ci auguriamo che non vengano conclusi ad incidente avvenuto”, conclude. 

LA NOTA DEL COMITATO NO ELETTRODOTTO GISSI

“Tante e tali sono le anomalie che avvolgono l’elettrodotto Villanova-Gissi che alla fine anche “Le Iene” arrivano da noi – scrive in una nota il comitato No Elettrodotto Villanova Gissi – Domenica  è andata in onda, in prima serata, una amara verità. Fa male constatare l’indifferenza di una Regione assente, impalpabile, che alle decine di accessi agli atti cerca di dribblare le richieste, mettendo in campo addirittura l’avvocatura Regionale e facendo della trasparenza una chimera”.

“La Regione Abruzzo alle domande preferisce non rispondere – aggiunge il comitato – Decine le comunicazioni ufficiali inviate dai comitati a cui nessuno da risposta. Così come D’Alfonso, nel servizio, si arrampica sugli
specchi scivolando rovinosamente a terra, fanno tutti i suoi uffici. Nessuno di questi fornisce risposte dettagliate ma tutti giocano al rimpallo delle responsabilità per far concludere un’opera altrimenti irrecuperabile”. 

“Il servizio geologico Regionale e l’Autorità di Bacino producono autorizzazioni a posteriori, ad
opera conclusa, cercando di sanare l’insanabile – prosegue – A nostro avviso, queste autorizzazioni tardive, non possono e non devono essere considerate valide in quanto illegittime. Le autorizzazioni Ministeriali prescrivevano di presentare i documenti prima dell’avvio dei lavori, non essendo stata rispettata questa “regola”,ed essendo conclusi tutti i cantieri, diventa impossibile fare le verifiche preventive”. 

“Riportiamo un semplice esempio: come si possono effettuare dei controlli sulla prescrizione A25, inerente le falde acquifere, se le stesse sono state già danneggiate? come può l’ente di controllo giudicare la bontà di uno studio e magari porvi rimedio, migliorandolo, se tutto è gia concluso???? Avrà forse a disposizione la macchina del tempo? – sottolinea il comitato – Piloni in piena frana, per i quali non sono stati presentati per tempo i documenti, e inspiegabilmente conclusi dalle ditte esecutrici prima dell’ottenimento dei permessi, come testimoniano anche le relazioni di diverse Polizie Municipali, tra le quali spiccano quelle di Casalincontrada e Filetto. Piloni in alcuni casi pericolosamente vicini ad infrastrutture ad alto rischio, come nel caso dei pozzi di metano Poggiofiorito. Da atti ufficiali della Gas Plus Storage, negli ultimi anni, la testa del pozzo è scivolata verso valle di diversi centimetri, indice che l’intera collina è in movimento. Eppure, nonostante le segnalazioni e le richieste di intervento, tutto tace”.

“Tutto tace in quegli uffici che gridarono al Tg3 Regionale di iniziare i controlli e concluderli in 60 giorni, per accertare se quanto urlato dai comitati fosse veritiero. Tutto tace. Non bastano le notizie di reato, stilate dalla Polizia Municipale, le segnalazioni del corpo Forestale Provinciale, le foto incontrovertibili degli attivisti, le decine di segnalazioni e denunce. Nulla, i procedimenti penali non hanno fin ora portato ad alcun esito. Ci auguriamo che non vengano conclusi ad incidente avvenuto”, conclude.