L’AQUILA – I Consorzi di garanzia collettiva dei fidi (Confidi) abruzzesi sono pronti a rivolgersi all’Antitrust e a fare un ricorso per far dichiarare l’incostituzionalità della legge regionale che ne regolamenta l’attività, la numero 37 del 2010.
Oggi una ventina di rappresentanti dei Confidi hanno illustrato le loro idee spiegando gli errori della legge promossa dall’assessore regionale allo Sviluppo economico Alfredo Castiglione.
“Vogliamo innanzitutto evidenziare – hanno detto nel corso di una conferenza stampa Luciano Mari Fiamma di Apindustria, Claudio Antonelli di Cooperfidi, Roberto Donatelli di Confcommercio e Flaviano Cosimati di Confartigianato – che la Regione ha varato la legge senza effettuare un minimo di concertazione con l’intero mondo dei Confidi e le relative associazioni a cui alcuni di essi fanno riferimento”.
Per i Confidi pronti a dare battaglia “oltre alla mancata concertazione, la Regione non si è dotata di una serie di dati certi e completi sul sistema confidi regionali, cosa che noi abbiamo richiesto ae ottenutto gratuitamente dal Cresa e distribuito lo studio stesso all’intero Consiglio regionale e alle autorità finanziarie”.
I Confidi ricordano che la legge è stata messa in cantiere più di un anno prima dell’effettiva data di approvazione, “inopportuna rispetto al momento in cui l’economia mondiale, nazionale e regionale già subiva un terremoto economico a cui è seguito il sisma dell’Aquila nel quale abbiamo assisitito e stiamo assistendo egregiamente le imprese danneggiate fisicamente ed economicamente”.
Per i Confidi uniti a protestare e che aspettano a breve l’adesione di altri organismi “l’assessore Castiglione nella premessa della legge, in forza della mancata indagine preliminare, ha dichiarato dati assolutamente non veritieri in quanto dall’indagine Cresa si evince che i Confidi operativi ad ottobre 2010 erano 42 rispetto ai 72 dichiarati dall’assessore; circa 13 vengono censiti con patrimonio inferiore a 600 mila euro e questi probabilmente sono quelli destinati a future fusioni per rimanere operativi”.
Per i rappresentanti dei Confidi i dati di fatto coincidono approssimamente con l’indagine pubblicata su Il Sole 24 Ore lo scorso 29 agosto. In questa indagine si evidenzia come il sistema dei Confidi Abruzzo, in termini di concessione di garanzie, ha superato moltissime regioni, tanto da porsi nei primi posti in graduatoria se si raffronta l’importo delle garanzie stesse con il numero delle imprese esistenti.
“L’obiettivo dell’assessore regionale – hanno continuato – è quello dell’eventuale eliminazione di alcuni componenti dei consigli di amministrazione dei Confidi che non solo percepiscono poche centinaia di euro all’anno, ma che comunque, con le fusioni che Castiglione forzatamente vorrebbe imporre, dovrebbero essere sostituiti da Comitati tecnici territoriali”.
Sempre in termini di etica i Confidi affermano: “non comprendiamo come per il recente bando di 15 milioni di euro di fondi Fers destinato alle garanzie, siano previsti 1,6 milioni di fondi per il soggetto gestore che si vedrà aggiudicato l’incarico. Siamo pronti, sulla base di dettagliata consulenza legale già effettuata, un’azione di incostituzionalità delle legge regionale che è nettamente in contrasto con la legge nazionale varata nel 2003 ed entrata in vigore ad ottobre 2005”.
I Confidi hanno ribadito “di non essere contrari alle fusioni laddove l’entità patrimoniale non sia consona ai mercato, ma non possiamo accettare l’esclusione dei nostri Confidi alla ripartizione dei fondi che la legge, così come approvata, destinerebbe a realtà più grosse che sono sei confidi. Il rischio è che le zone interne dell’Abruzzo sono quelle che saranno più penalizzate senza i Confidi locali”.





