L’AQUILA – Sulle speculazioni in atto ai danni dell’economia italiana, il rischio default e i livelli record del differenziale tra i Btp italiani e i bund tedeschi, che questa mattina hanno raggiunto la cifra record di 490 punti base, è preoccupato ma allo stesso tempo cauto il professor Giuseppe Mauro, economista e ordinario di Politica economica all’Università “D’Annunzio”.

“Molta stampa e molti media da sempre affermano che il limite del 7 per cento del rendimento decennale dei Btp rappresenti il punto di non ritorno per l’economia Italiana. – spiega Mauro – Io sarei cauto  nel fare un’affermazione del genere. Del resto si diceva che era insostenibile sostenere il superamento dei 450 punti base tra Btp e Bund e oggi siamo a 490. È evidente che occorrono misure immediate, ma ci andrei piano prima di parlare di crollo dell’economia”.

“E’ evidente – aggiunte il docente universitario – che bisogna porre rimedio in tempi strettissimi per consentire all’Italia di coprire gli obblighi derivanti dal debito pubblico. Solo all’inizio del prossimo anno dovremo versare 300 miliardi”.

La crisi delle borse, comunque, è legata a un fattore che rischia di essere determinante per la fiducia dei risparmiatori: l’instabilità politica.

“Fino a qualche tempo fa c’erano dei timidi, ma costanti, segnali relativi all’andamento del mercato reale (ovvero Pil, export, occupazione). Da due tre mesi, invece, si assiste a una caduta di fiducia dei mercati. Non si tratta, a mio avviso, di una crisi del mercato reale. È evidente che si tratti di una sfiducia legata all’instabilità e l’incertezza politica del Paese. Fino a qualche tempo fa le criticità dell’eurozona erano associate a paesi come Grecia, Spagna, Portogallo, Irlanda. Adesso siamo noi italiani ad essere accostati ai greci”.