L’AQUILA – Senz’altro una scoperta di grande valore, ma che rischia di allungare i tempi già biblici della ricostruzione post sismica della cattedrale di San Massimo dell’Aquila, da dieci anni ancora con il tetto crollato, alla mercè delle intemperie, e senza che si vedano, nemmeno in lontananza, le luci di un cantiere, dal valore di 33 milioni di euro. 

Sono due i locali ipogei scoperti sotto la navata sinistra del Duomo, durante le indagini di archeologia preventiva, che con ogni probabilità appartengono a una fase più antica della chiesa. Altri ne potrebbero spuntare. A darne notizia il quotidiano Il Centro. 

Già è stata realizzata una documentazione fotografica, e sono stati avviate ricerche più approfondite, da parte della Soprintendenza. 

Una cosa è certa: sarà necessario effettuare ulteriori accertamenti archeologici sotto tutto il notevole piano di calpestio della navata del Duomo.  Il ritrovamento potrebbe però modificare ulteriormente il progetto di restauro. ad esempio relativamente alle fondazioni. 

Il segretario regionale del Mibac Stefano D’Amico ha più volte conferma come obiettivo quello dell’avvio entro il 2019 dei lavori, poi ci vorranno tre anni per concluderli. I passaggi da fare sono ancora molti: il progetto di recupero si trova in Soprintendenza in attesa di essere approvato, poi ci sarà il passaggio agli uffici del Genio civile per l’autorizzazione sismica . 

A seguire l’appalto, di cui se ne occuperà, assieme al Mibact, anche Invitalia, l’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, di proprietà del ministero dell’Economia. La commissione verrà nominata di concerto, poi dalla pubblicazione ci saranno 60 giorni per esprimere le offerte, altri 60 per la valutazione e l’aggiudicazione provvisoria da parte della commissione, che rimetterà i risultati alla stazione appaltante.

Quest’ultima approverà la graduatoria e aggiudicherà in via definitiva. Incrociando le dita, affinché non ci siano i soliti ricorsi delle ditte escluse con conseguenti ed estenuanti battaglie giudiziarie. 

I soldi, in parte, sono già disponibili: nel 2016 sono stati stanziati 18 milioni di euro all’interno del Piano strategico turismo e cultura; fondi che coprirebbero solo il primo lotto di lavori, la copertura del Duomo. Altri 15 milioni saranno poi necessari a ultimare i lavori. A ritardare in modo drammatico l’iter, una lunga guerra tra Curia ed enti pubblici per la titolarità dei lavori sulle chiese: l’Arcidiocesi voleva affidamenti diretti privatistici, come gli appartamenti, e lo chiese anche attraverso pressioni ai governi passati, come emerso da inchieste giudiziarie. Alla fine è prevalsa la via dell’appalto pubblico, però più lunga.​