L’AQUILA – Le intercettazioni e le confidenze fatte da alcuni degli assuntori, almeno cento persone, sono state decisive per chiudere il cerchio intorno al giro di spaccio di cocaina nell’aquilano con gli arresti di 25 persone e una quindicina di indagati, tutti albanesi tranne un italiano. Al vaglio la posizione di un minorenne.  L’inchiesta è stata denominata “Coca Delivery” e gli esiti sono stati riferiti ieri in una conferenza stampa nel comando provinciale dei carabinieri all’Aquila.

Lo spaccio, dunque, avveniva nelle periferie del capoluogo di regione e vi erano zone privilegiate come i paesi di Capitignano, Montereale e Scoppito ma anche frazioni quali Preturo e Sassa. Ci sono tracce di luoghi di spaccio e conservazione come Madonna Fore e non è un caso che nei mesi scorsi siano stati notati  dei droni volteggiare nella zona anche in orari notturni cosa che aveva allarmato i residenti.

Le consegne venivano concordate tramite whatsapp e i costi di una dose erano di circa 40 euro per 0,40 grammi anche se nelle intercettazioni si è appreso che qualcuno chiedeva qualche piccolo sconto.  La scelta degli spacciatori era quella di non individuare luoghi fissi per lo smercio ma di modificarli di volta in volta in modo da essere difficilmente rintracciabili. In alcuni casi  la droga veniva celata per poi essere recuperata nelle confezioni degli ovetti della Kinder o in semplici barattoli, posti tra le sterpaglie oppure nei pressi dei cippi stradali delle periferie ma ci sono state cessioni pure presso dei parcheggi.

La tecnica adoperata dalla gang era la seguente: dall’Albania venivano fatti accorrere in Italia giovani  incensurati che, senza prendere contatto personale con i fornitori di stupefacente, avevano indicazioni su dove reperire automobili a noleggio ovvero in Lazio o Marsica, dove recuperare lo stupefacente e dove consegnarlo. Il tutto facendo affidamento sulla condizione di incensuratezza. Una volta scoperti tornavano in Albania venendo sostituiti da altri.

L’indagine è stata portata avanti dal Pm Alberto Sgambati e dalla sostituta Roberta D’Avolio che hanno ottenuto gli arresti dal gip Marco Billi. Gli accusati sono assistiti dagli avvocati Mauro Ceci, Gaetano Petrilli, Francesco Valentini, Massimo Manieri, Sonia Giallonardo.

L’operazione è stata condotta dei militari del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia Carabinieri dell’Aquila, con il supporto dei Comandi Arma competenti per territorio, di un equipaggio del 16° Nucleo Elicotteri Carabinieri di Rieti, di due unità cinofile per la ricerca di stupefacenti del Nucleo Cinofili Carabinieri di Chieti e di due Squadre di Intervento Operativo (S.I.O.) dell’8° Reggimento Carabinieri “Lazio” e del 10° Reggimento Carabinieri “Campania”. Notevole il contributo delle stazioni dei Cc di Sassa e Montereale.