L’AQUILA – L’Aquila è una delle sei città in Italia, delle 38 monitorate, in cui si è registrato un sensibile aumento nel consumo di cocaina, come provato dalle analisi dei residui metabolici delle sostanze stupefacenti nelle acque reflue urbane che arrivano ai depuratori.  Incrementi si registrano anche a Potenza, Latina, Terni e Verona, mentre ad Aosta e Belluno è più che raddoppiato. Al contrario, si registra una diminuzione a Bari e Perugia, mentre nel resto delle città il trend rimane stabile. A L’Aquila aumenta anche il consumo di  cannabis, mentre diminuisce quello di eroina.

A metterlo nero su bianco è la Relazione annuale al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze in Italia, con i dati aggiornati al 2024, presentato nei giorni scorsi.

Il documento, redatto dal Dipartimento per le politiche antidroga della Presidenza del Consiglio, in generale evidenzia un lieve calo del consumo di droghe tra i giovani, ma segnala un aumento dei decessi da cocaina, l’espansione delle nuove sostanze psicoattive (79 individuate nel 2024) e un boom nell’uso di psicofarmaci senza prescrizione, soprattutto tra le ragazze.

Nel 2024, si legge nel rapporto sono state sequestrate 58,2 tonnellate di droga, e l’Abruzzo è nella bassa classifica, con “solo” 234 chili, contro a esempio le 10 tonnellate della Puglia, le oltre 8 tonnellate di Lombardia e Lazio.

Secondo le analisi delle acque reflue urbane, la cocaina è la seconda droga più usata dopo la cannabis, con una media di 11 dosi al giorno ogni 1.000 abitanti. Preoccupa anche l’aumento della purezza del crack, che ha raggiunto concentrazioni attive fino al 90%.

E qui a colpire è l’incremento registrato all’Aquila, indirettamente confermato anche dalle ultime operazioni delle forze dell’ordine, con arresti di pusher spesso giovanissimi, che operano nell’indotto della movida. Ma ancor di più a far comprendere cosa si muove dietro questo fiorente mercato dello “sniffo”, basti ricordare solo due maxi operazioni e vicende giudiziarie relativamente recenti.

A maggio sono stati 12 i rinviati a giudizio per la roccaforte della droga a Pettino, a seguito dell’ operazione di polizia Magnetic Box, del 2021. Un’associazione per delinquere, composta da albanesi e kosovari, come ritenuto dall’accusa, che è arrivata addirittura a gestire un giro di 2 chili di cocaina ogni 10 giorni.

A novembre scorso ha poi ha fatto scalpore un’ altra operazione, che ha portato all’arresto di 26 persone, macedoni, albanesi ma anche di italiani, che gestivano a L’Aquila fiorenti piazze di spaccio della droga, in particolare cocaina, che garantiva ricavi per 2 milioni di euro, con cessioni a 650 consumatori censiti. Nomi questi ultimi come giusto secretati, ma è trapelato che tra i consumatori c’erano imprenditori, noti professionisti, rampolli della borghesia cittadina altolocata e altospendente, che con il loro “vizio” di fatto favoriscono l’insediarsi e il consolidarsi dei sodalizi criminali in città.

Tornando dunque al dettaglio della Relazione parlamentare: in essa si riferisce che 2024, in 38 città italiane è stata effettuata l’analisi dei residui metabolici delle sostanze stupefacenti nelle acque reflue urbane che arrivano ai depuratori, permettendo di stimare la diffusione dei consumi di sostanze psicoattive.

I consumi medi nazionali, espressi in dosi riferite a 1000 persone al giorno, se paragonati con quelli stimati attraverso le rilevazioni effettuate nel 2020-2022, risultano costanti per cannabis (circa 52 dosi/giorno/1000 persone) e amfetamina, per la quale si riporta un consumo molto basso e limitato a poche città (0,02 dosi), e leggermente in aumento per cocaina (circa 11 dosi) e metamfetamina (circa 0,15 dosi).

Si rileva invece una diminuzione del consumo medio di eroina (da 2,8 a 1,2 dosi) e un aumento del consumo medio di ecstasy (da 0,06 a 0,15 dosi).

La sostanza più diffusa si conferma essere la cannabis, con un numero di dosi variabile tra 14-15 dosi per persona a Vibo Valentia e Trapani e 95-100 dosi per persona in città come Bologna, Roma e Olbia.

L’analisi comparativa con i dati raccolti negli anni precedenti (2020-2022) evidenzia un aumento del consumo in diverse città, tra cui L’Aquila, Lucca, Milano, Roma, Belluno, Terni e Verona. Al contrario, una diminuzione del fenomeno è stata rilevata esclusivamente a Torino e Trieste.

La cocaina risulta la seconda sostanza più diffusa in Italia, con consumi variabili tra 2-3 dosi (Vibo Valentia, Biella) e 23-25 dosi (Olbia, Rimini, Montichiari, Venezia).

Rispetto agli anni 2020-2022, il consumo è aumentato in città come L’Aquila, Potenza, Latina, Terni e Verona, mentre ad Aosta e Belluno è più che raddoppiato.

Dato più allarmante riguarda poi l’aumento dei decessi per cocaina: nel 2024 sono stati 80, pari al 35% del totale, e per la prima volta hanno eguagliato quelli per eroina. La sostanza è anche responsabile del 30% dei ricoveri ospedalieri droga-correlati e rappresenta la prima causa di accesso nei SerD per il 23% degli utenti (più un ulteriore 3,3% per crack).

Al contrario, si registra una diminuzione a Bari e Perugia, mentre nel resto delle città il trend rimane stabile.

Il consumo di eroina mostra un’ampia diminuzione nella maggior parte delle città monitorate, a eccezione di Terni e Verona, dove si registra un lieve incremento. Come già emerso in studi precedenti, le città dell’Italia centrale continuano a presentare i livelli di consumo più elevati, con Perugia (3,5 dosi) e Terni (7,5 dosi) ai primi posti.

Tuttavia, l’analisi attuale evidenzia una significativa riduzione della diffusione in diverse città della stessa area, tra cui Perugia, Campobasso, Ancona, Firenze, L’Aquila, Roma e Pescara. Filippo Tronca