L’AQUILA – Nel primo pomeriggio dovrebbe essere possibile un sorvolo in elicottero dell’area in cui dovrebbero trovarsi i due alpinisti dispersi da domenica sul Gran Sasso, Luca Perazzini e Cristian Gualdi, di Santarcangelo di Romagna. Sorvolo finora reso impossibile a causa del forte vento e della scarsa visibilità in quota.

Nella giornata di oggi si escludono invece eventuali tentativi via terra delle squadre del Soccorso Alpino,  con sci o ramponi ai piedi; il rischio valanghe, a causa dell’enorme accumulo di neve fresca è infatti alto, livello 3 su una scala di 5.

“Non possiamo mettere a repentaglio la vita di decine di soccorritori. Chi fa soccorso sa che bisogna lavorare con sicurezza”, afferma Daniele Perilli, presidente del Soccorso Alpino e Speleologico e aggiunge, “stiamo valutando cosa fare. Dobbiamo avere una finestra di bel tempo. Faremo tutto il possibile”.

Le squadre del Soccorso Alpino e della Guardia di Finanza sono intanto giunti di nuovo a Fonte Cerreto, base della partenza della funivia per Campo Imperatore, per coordinare la ripresa delle attività di ricerca.

I due alpinisti sono stati localizzati nel canalone di Valle dell’Inferno, scivolati nel tentativo di raggiungere il Corno Grande. Uno di loro sarebbe anche ferito. Per loro si teme il peggio, visto le temperature glaciali, anche sotto i 20°, ma la speranza non è ancora svanita.

Luca Perazzini e Cristian Gualdi sono entrambi alpinisti esperti e con alle spalle tante escursioni insieme. Perazzini, 42 anni, è un elettricista per l’azienda Nuova Cei di Santarcangelo di Romagna e risiede nella frazione di San Vito. Ha una compagna che abita a Bologna e gestiva un negozio di vestiti in centro a Cesena. Gualdi ha invece 48 anni ed è titolare della Top Infissi di Savignano sul Rubicone. Nessuno dei due ha figli.

Il Centro Turistico del Gran Sasso ha comunicato intanto che funivia e impianti di risalita resteranno chiusi da oggi ai prossimi giorni, per consentire le operazioni di ripristino della stazione, dopo le nevicate e le forti raffiche di vento che, negli ultimi tre giorni, hanno raggiunto i 140 Km/h.

Ieri intanto sono scesi dall’ostello di Campo Imperatore, dove erano rimasti bloccati dalle bufere di neve da cinque giorni, gli 11 uomini del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino (Cnsas) e i 4 dipendenti, tra cui una 18enne. Il ritorno è avvenuto con la funivia, che è potuta tornare in esercizio, grazie al bel tempo e al vento tornato sotto i 100 chilometri orari, questo dopo che è stato riparato in poche ore un guasto.

Come spiegato ieri ad Abruzzoweb il luogotenente Paolo Passalacqua comandante Soccorso alpino della Guardia di Finanza dell’Aquila “allo stato attuale le operazioni di soccorso sono ancora interrotte, a causa della scarsa visibilità in quota, del forte vento che continua ad imperversare e degli accumuli di neve generati nelle ultime ore che è anche difficile individuare, a causa appunto della scarsa visibilità. C’è un livello di rischio eccessivo. Stiamo tutti aspettando con ansia un miglioramento del tempo, almeno per consentire il sorvolo di un elicottero nella zona dove sono stati localizzati i due alpinisti, nel vallone dell’Inferno, area dove sono probabilmente stati sospinti dal fortissimo vento che li ha sorpresi”.

Ha dichiarato ieri Filippo Sacchetti, sindaco del comune del Riminese dove abitavano Luca Perazzini e Cristian Gualdi: “Santarcangelo vive con apprensione e speranza queste ore e basta guardare i social per comprendere come la comunità abbia il pensiero costantemente in Abruzzo. Speriamo che le condizioni meteo mettano in condizione il soccorso di poter fare il massimo sforzo per avanzare con le ricerche”.

Le avverse condizioni meteorologiche di lunedì avevano impedito alle squadre dei volontari del soccorso alpino e speleologico dell’Abruzzo e dei finanzieri del Sagf di poter arrivare in quota con l’elicottero. Le squadre sono partite da terra ma poi hanno dovuto interrompere le ricerche. Il giorno successivo alle 6:30 una squadra del Soccorso Alpino, rimasta in quota per tutta la notte in pronta partenza in attesa di un miglioramento delle condizioni meteo, è partita alla volta del Rifugio Duca degli Abruzzi (2400 metri) per poi tentare un nuovo avvicinamento verso i due alpinisti.

Fortissime raffiche di vento, nebbia, visibilità nulla, precipitazioni e neve hanno poi impedito ai soccorritori di proseguire fino al punto dove presumibilmente sono finiti i due alpinisti.