L’AQUILA – All’indomani del ritorno a scuola, con le fosche nubi dei rincari delle bollette, dei generi alimentari, dei conti di tante famiglie che rischiano di andare a gambe all’aria, può essere utile andarsi a spulciare nelle voci di bilancio dei comuni abruzzesi dedicate al diritto allo studio, dove cioè vengono messi i soldi dei cittadini da spendere per gli scuolabus, le mense, i buoni libro e le borse di studio e altri servizi.
Si scopre infatti che tra i comuni capoluogo è L’Aquila con 69,6 euro pro capite, quella che investe di più in questa voce, ultima invece Chieti con 34,1 euro. Sul podio assoluto troviamo però tre comuni della provincia di Pescara: Cugnoli con ben 555,6 euro pro capite, Pescosansonesco, 476,4 euro e Turrivalignani, 460 euro.
Il monitoraggio lo ha effettuato la fondazione Openpolis, a valere sui bilanci del 2020, dunque relativamente recenti e su consolidati.
La formazione scolastica, occorre subito precisare, è inclusa all’interno di un’intera missione di spesa presente nei bilanci comunali. Nelle varie voci sono inseriti i diversi gradi di istruzione, dalla scuola dell’infanzia fino all’università. Sono compresi inoltre i servizi ausiliari (come ad esempio il trasporto, le mense e gli alloggi) e gli interventi per il diritto allo studio come i buoni libro e le borse di studio.
I comuni possono intervenire per la manutenzione e la gestione delle strutture per quel che riguarda la loro competenza. Inoltre, hanno un ruolo anche nella formazione del personale.
Si esclude da questa voce di spesa la gestione degli asili nido, considerata all’interno della missione dedicata alle politiche sociali. Non sono incluse nemmeno le uscite dedicate alla ricerca che figurano all’interno delle voci relative allo sviluppo economico.
Va anche precisato che spese maggiori o minori non implicano necessariamente una gestione positiva o negativa della materia. Da notare che spesso i comuni non inseriscono le spese relative a un determinato ambito nella voce dedicata, a discapito di un’analisi completa.
A livello italiano, considerando le grandi città, quelle che spendono di più sono tutte al nord: Verona (184,35 euro pro capite), Milano (173,24) e Trieste (172,38). In fondo alla classifica, i capoluoghi del sud: Napoli (77,20 euro pro capite), Bari (69,48), Palermo (52,57) e Messina (28,04).
È invece Jovencan, un piccolo comune in provincia di Aosta, quello che spende di più in assoluto con 1901,30 euro pro capite. Seguono Canterano (Roma, 1473,03), Corleto Monforte (Salerno, 1384,31) e Valle di Casies – Gsies (Bolzano, 1330,28). Sono otto in tutto le amministrazioni in cui si superano i mille euro pro capite di uscita.
Tornando in Abruzzo: L’Aquila, 69439 abitanti ha messo a bilancio 4.872.681 euro, pari a 69.67 euro pro capite, Teramo, 54.338 abitanti, 2.395.237 euro, pari a 44.79 pro capite, Pescara, 119.217 abitanti, ha speso 4.784.730 euro (40.05 euro pro capite), Chieti, 50.770 abitanti, 1.709.259 euro (34.18 euro)
Sul podio abruzzese come detto, tre comuni della provincia di Pescara: Cugnoli (Pescara) 755.131 euro di spesa, ovvero 555,65 pro capite, Pescosansonesco, 226.318 euro (476,46 euro pro capite) e Turrivalignani , 887 364.042 euro (460).
C’è poi Liscia (Chieti), 302.460 euro (450,76 pro capite), Pratola Peligna (L’Aquila), 2.965.390 euro (411,86), Torricella Peligna (Chieti), 473.770 euro (393,17), Civitella Casanova (Pescara), 629.108 euro (373,14), Anversa degli Abruzzi (L’Aquila), 110.574 euro (349,92), Ateleta (L’Aquila), 380.279,79 euro (344,46), e Montebello di Bertona (Pescara), 326,62 euro pro capite.
A seguire con spese da 326 euro a 260 pro capite troviamo Palena e Poggiofiorito (Chieti), Cerchio, Celano e Villavallelonga, in provincia dell’Aquila, Ripa Teatina e Monteferrante (Chieti), Roccaraso (L’Aquila) e Pollutri (Chieti).
“Garantire a tutti l’istruzione è importante per il singolo e per la società. Il diritto allo studio può essere supportato a qualsiasi livello governativo, a partire dai comuni – si commenta nel rapporto -. Per favorire la crescita personale dei ragazzi e il progresso della comunità, è necessario impostare delle politiche lungimiranti per l’accesso e il completamento dei percorsi di studi. La riduzione dell’abbandono scolastico è un obiettivo che era stato inserito anche nell’agenda Europa 2020. Anche grazie agli obiettivi europei fissati nell’ambito dell’agenda Europa 2020, la quota di giovani italiani che hanno lasciato la scuola prima del tempo è calata dal 17,8% registrato nel 2011 a circa il 13% attuale. Un valore che risulta però ancora elevato rispetto a quelli di altri stati membri”.






