CANISTRO – Da quarantott’ore è tornato sindaco di Canistro (L’Aquila) riprendendosi la poltrona che nell’ultimo quinquennio ha ceduto al figlio Antonio, ma gli obiettivi non sono certo finiti.

Angelo Di Paolo, ex Udeur, poi Democrazia cristiana, eletto per la prima volta all’Emiciclo ai tempi di Ottaviano Del Turco, prima di transitare nel centrodestra dov’è rimasto il tempo di una legislatura in Giunta con Gianni Chiodi, è tornato nell’alveo del centrosinistra e reclama spazio.

“Il 12 giugno cessa l’inconferibilità per la legge Severino”, dice ad AbruzzoWeb, “non ci sono incompatibilità di sorta”: ci sono tutte le condizioni, insomma, per ricevere l’incarico di presidente dell’Ersi, il neonato Ente regionale per il servizio idrico che dopo 3 anni di incubazione, dovrebbe finalmente mettere assieme i sei ambiti territoriali ottimali (Ato), gli enti che, assieme alle società di gestione, governano da decenni il ciclo idrico, tra copiose perdite sia nelle condotte che nei bilanci.

Di Paolo esce allo scoperto: “La legge sull’Ersi, frutto della riforma delle Ato, porta la mia firma”, spiega, aggiungendo che a quel posto “non ci rinuncio”.

Diventato coordinatore di Centro democratico, fu depennato all’ultimo momento dalla lista civica a sostegno di Luciano D’Alfonso nel 2014 e oggi è quindi pronto a riscuotere la nota di credito.

Già il 9 marzo scorso, quando il Consiglio regionale ha nominato l’avvocato Daniela Valenza alla presidenza dell’Ersi, si azzardava l’ipotesi che fosse un incarico a tempo, proprio nell’attesa che fossero maturi i tempi per affidarlo a Di Paolo.

Sul voto a Canistro, l’ex assessore spiega come sia stata “una scelta di Antonio quella di non volersi ricandidare”.

“Ho visto che il paese aveva la necessità di una persona di esperienza e mi sono rimesso in campo chiedendo la fiducia degli elettori, tenendo conto che in un momento di difficoltà del territorio potesse essere utile”, aggiunge.

Tra i fronti caldi c’è  quello della Santa Croce, l’azienda che imbottiglia l’acqua minerale. “So che la Regione sta predisponendo il nuovo bando per la concessione dello sfruttamento della sorgente – spiega – i soggetti interessati, Regione, società e sindacati stanno lavorando per uscire dall’impasse, fortunatamente gli addetti sono ancora tutti a lavoro ed è stata confermata la cassa integrazione a rotazione”.

Confermando la posizione espressa dal figlio quando era alla guida del paese, che chiese la revoca della concessione alla Santa Croce, Di Paolo si dice “d’accordo sul fatto che il Comune incassi le royalties” e contrario ad una concessione di durata trentennale.

“È vero che sgorgano 350 litri al secondo – dice – ma è pur vero che se dovesse essere utilizzata tutta la portata il torrente si asciugerebbe compromettendo il mantenimento dell’ecosistema”.