L’AQUILA – Il Gip del Tribunale dei Minori dell’Aquila ha convalidato il fermo per i due ragazzini indagati per l’omicidio di Thomas Luciani. Ha disposto anche la custodia per entrambi in un Istituto per i minori. I due sedicenni si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
In arrivo altri atti istruttori: infatti per chiarire la dinamica dei fatti e appurare cause e tempi della morte di Luciani, di Rosciano (Pescara) sarà determinante l’autopsia sul minorenne, affidata al medico legale Cristian D’Ovidio.
“In ragione della gravità del fatto e delle accuse mosse agli indagati, sussiste concretamente il pericolo di fuga e di sottrarsi alle responsabilità derivanti dall’averlo commesso. La pervicace intenzione di prestabilirsi una verità alternativa a quanto evidenziato dagli accertamenti è indice dell’ulteriore capacità di dileguarsi, anche per un periodo di tempo limitato ma tale da pregiudicare l’azione giudiziaria. Peraltro, trattasi di indagati non provenienti da ambienti sociali con scarse disponibilità economiche”.
Questa la motivazione che ha convinto gli inquirenti della Procura minorile dell’Aquila a disporre che i due accusati fossero portati nel carcere minorile o centri di prima accoglienza di L’Aquila e di Roma. E queste, quasi certamente, sono le ragioni per cui i due minorenni restano in carcere.
Le indagini sono svolte dalla polizia e coordinate dalla Procura della Repubblica presso il tribunale per i minorenni dell’Aquila il cui titolare è David Mancini.
“Il ragazzo è sotto choc, assente, freddo alle emozioni, ma credo sia normale, è un ragazzino che forse sta capendo di aver fatto una cosa più grande di lui”, commenta al termine dell’udienza di convalida al Tribunale dei Minori l’avvocato Marco Di Giulio che assiste uno dei due minorenni.
“Ci avevo parlato già domenica notte, trovo normale che non riesca a gestire bene la cosa, ma so che è ben assistito dalle istituzioni, e piano piano uscirà da questo buco nero. L’unico sorriso gliel’ho strappato quando gli ho portato i saluti della sua fidanzatina”.
“In questi incontri non gli ho fatto molte domande perchè poi a parlare sono le indagini. Hanno riferito di una pistola nello zaino, ma fin qui non è stata
trovata – prosegue l’avvocato Di Giulio – Oggi si è avvalso della facoltà di non rispondere poi vedremo”.
Di Giulio ha raccontato lo straziante incontro con il padre carabiniere: “È un servitore dello Stato, un bravo servitore dello Stato e sta come se avesse preso in pieno un treno”.






