L’AQUILA – Seconde case isolate ricostruite anche negli altri centri storici oltre quello dell’Aquila, proroghe dei contratti dei precari, reintroduzione della white list di aziende affidabili, controlli e trasparenza, ma senza creare un groviglio burocratico che rischia di bloccare la ricostruzione post-sisma dell’Aquila. Via i commi che hanno sollevato una levata di scudi da imprese e professionisti.

Hanno preso oramai forma gli emendamenti migliorativi e aggiuntivi, per ora una decina in fase di limatura, al famigerato articolo 11 del cosiddetto “decreto enti territoriali” che contiene le misure per la ricostruzione aquilana.

Ieri a palazzo Silone all’Aquila si è svolta una riunione in vista del termine ultimo di dopodomani, giovedì 9, quando alla commissione Bilancio della Camera dovranno essere presentate le proposte di modifica.

Presenti tra gli altri all’incontro il vice presidente della Giunta regionale, Giovanni Lolli, la senatrice Stefania Pezzopane, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, l’assessore alla ricostruzione Pietro Di Stefano, il presidente dell’Ance L’Aquila, Gianni Frattale, il presidente dell’ordine degli ingegneri, Elio Masciovecchio, il sindaco di Barisciano, Francesco Di Paolo, i titolari degli uffici speciali per la ricostruzione dell’Aquila e dei comuni del “cratere”, Usra e Usrc, rispettivamente Raniero Fabrizi e Paolo Esposito.

A conclusione del lungo e fitto incontro, Lolli ha spiegato ad AbruzzoWeb “che le modifiche condivise e approfondite nel dettaglio faranno si che a luglio sarà approvato in Parlamento un decreto che darà importanti risposte per L’Aquila”.

Quattro, per ora, gli emendamenti che aggiungono cose che nel decreto non c’erano. Ma altre variazioni potrebbero aggiungersi all’ultimo momento, attingendo dal testo della proposta di legge sulla ricostruzione, presentata dalla senatrice Pezzopane come “scheletro” guida per il dl, che continua dunque a essere “svuotata” per approvarne le parti più urgenti e utili con lo strumento più veloce del decreto.

“Con il primo emendamento – spiega a questa testata la Pezzopane – sarà reintrodotta la white list, l’elenco delle aziende con il pedigree di legalità che possono partecipare alla ricostruzione. Con un secondo emendamento garantiremo la proroga del personale precario impegnato in Comune e negli uffici della ricostruzione, in attesa della delibera Cipe che, si spera in autunno, garantirà i fondi per stabilizzazioni e l’impiego di ulteriore personale ad oggi del tutto insufficiente”.

Un terzo emendamento introdurrà “la copertura dei costi di ricostruzione delle parti strutturali delle seconde case dei centri storici dei comuni del cratere sismico e delle frazioni dell’Aquila, purché rientranti nella categoria beni culturali”. Possibilità concessa, finora, solo al centro storico dell’Aquila.

“Un quarto emendamento allo studio – spiega ancora la Pezzopane – prevede una procedura e regole certe per gli aggregati dove sono presenti beni ecclesiastici e dove si sono riscontrati conflitti di attribuzione tra Curia e Direzione dei beni culturali”, su tutti la cattedrale di San Massimo, commessa da 35 milioni per le parti private più 10 per la chiesa che giace esposta alle intemperie e ai ladri, con l’erba che ci cresce all’interno.

Ci sono poi gli emendamenti migliorativi e correttivi, a cominciare da quello che interviene sul vituperato comma 2 dell’articolo 11 del dl uscito da palazzo Chigi, dove viene rifilata l’incompatibilità triennale tra tecnici e imprese, che avrebbe messo in difficoltà buona parte delle aziende locali che hanno rapporti consolidati con i professionisti del territorio e aperto la strada a un’invasione forestiera, secondo la denuncia di Ance e ingegneri.

Nella nuova versione l’incompatibilità resta solo per i collaudatori statici e i direttori dei lavori.

“Il comma 5, che prevede penali in caso di ritardi nella riconsegna dei lavori – è sempre la Pezzopane a illustrare le modifiche – sarà riscritto per meglio definire le responsabilità specifiche dei singoli attori. Non sarebbe giusto infatti che paghi una penale ll direttore dei lavori solo perchè l’Enel ha ritardato a fare allacci”.

Modifiche anche al comma 7 che prevede, in caso di fallimento o concordato della ditta che ha preso in appalto i lavori, che il contratto venga risolto di diritto.

“Sarà specificato – anticipa la Pezzopane – che questa norma non si applica se l’azienda è in concordato preventivo”, forma giuridica che dovrebbe servirle a continuare le attività in una forma tutelata dal tribunale per rimettersi in carreggiata.

Altra modifica riguarda il comma 10, di cui si propone la cancellazione, in quanto è inutile prevedere “una stazione unica appaltante per accelerare il processo di ricostruzione degli edifici pubblici, perché questa è una competenza che la legge già attribuisce alla Regione”.

Infine nella riunione di palazzo Silone si è condivisa la modifica del comma 14, dove la nomina dei titolari degli uffici speciali per la ricostruzione, non sarà più ad esclusivo appannaggio del presidente del Consiglio dei ministri, ma dovrà essere condiviso e d’intesa con i sindaci del cratere sismico.