L’AQUILA – Giorgio De Matteis rompe gli indugi e scende in campo da solo.

Con un evento pubblico che si terrà entro brevissimo tempo, forse tra poche settimane, si candiderà ufficialmente come candidato sindaco dell’Aquila presentando il suo progetto di una coalizione di centro.

Il suo obiettivo, rischioso, è superare al primo turno il candidato del Pdl quale che esso sia, e giocarsela al ballottaggio con Massimo Cialente, riconfermatosi due giorni fa come candidato alle primarie di coalizione di centrosinistra per il Pd.

Insomma, il vice presidente del Consiglio regionale, che è incompatibile con la carica di sindaco ma non ineleggibile (insomma, dovrebbe dimettersi da vice presidente del Consiglio solo una volta eletto primo cittadino), vuole diventare una sorta di “De Magistris aquilano”, imitando il percorso dell’ex procuratore di Catanzaro che, come candidato indipendente dell’Idv, ha sconfitto il candidato ufficiale del centrosinistra e vinto al ballottaggio contro il centrodestra, divenendo sindaco di Napoli.

Un tentativo pericoloso ma che, se riuscisse, consentirebbe di avere a De Matteis una posizione di forza e una capacità decisionale sicuramente maggiore rispetto a quella che avrebbe piegandosi alla logica della tagliola delle primarie di centrodestra.

Questo il ragionamento che ha spinto il leader regionale del Movimento per le autonomie, ex Udc e Italia di mezzo, che ha una forte dote di voti personali ma uno schieramento non eccessivamente corazzato, a smarcarsi in modo netto e definitivo dal centrodestra e tentare la corsa in solitaria, o la va o la spacca.

Uno scenario che AbruzzoWeb aveva già anticipato lo scorso luglio, evocando la separazione dal centrodestra di De Matteis, sedotto e abbandonato dal coordinatore regionale del Popolo della libertà, Filippo Piccone.

Con questa mossa, l’ex assessore regionale ai Lavori pubblici della Giunta Pace sembra preferire correre il rischio di perdere, ma giocando la partita a modo suo, piuttosto che puntare a vincere a ogni costo, gareggiando con il partito maggiore e non avere poi, magari, la possibilità di governare.

Non vogliono chiamarla “Cosa bianca”, i coinvolti in questo progetto. Non vogliono chiamarlo nemmeno “Polo di centro”, ma la chiamano “area omogenea” tracciandone le caratteristiche: cattolica, liberale, riformista. Non sarà neanche una lista civica, “non avrà un simbolo” (questo suona strano), ma ci saranno quelli dei partiti, anche se con una serie di distinguo.

I primi paletti, niente “soliti noti”, trasformisti e “nonni” del Consiglio comunale, né transfughi dell’attuale parte centrale della coalizione di governo di centrosinistra. Pare facile: è un intento molto preciso in partenza, ma che andrà concretizzato al momento di stilare le liste. I “peggiori”, infatti, nessuno li vuole, ma alla fine sono quelli che di voti ne prendono di più.

Il progetto è pronto e attende solo di essere varato. A sparigliare il quadro potrebbe essere solo un accordo dell’ultim’ora con il Pdl, allo stato molto improbabile. D’altronde, non si può escludere nemmeno un patto successivo alla discesa in campo di De Matteis.

“Giorgio sindaco” è un’idea che piace molto al governatore e commissario, Gianni Chiodi, che lo ha sponsorizzato con il sottosegretario Gianni Letta, attirando le ire sia di Piccone che di Gianfranco Giuliante, assessore regionale alla Pianificazione e coordinatore provinciale aquilano del Pdl, che per De Matteis ha coniato un’acida definizione: “proconsole”.

L’aquilano farà la prima mossa, in attesa di capire quali saranno quelle del coordinatore regionale pidiellino e dei suoi colonnelli.