L’AQUILA – “Se non si troverà una soluzione, sarà un grosso danno per l’economia regionale”.
Non usa mezzi termini Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, nel commentare l’annuncio del presidente degli Usa Donald Trump di introdurre dazi al 30 per cento già dal primo agosto.
Sulla stessa lunghezza d’onda la Cia Abruzzo, per la quale i “dazi Usa minacciano vino, olio e pasta abruzzese”, ovvero il 36% di export è in pericolo
“Abbiamo letto la lettera di Trump con incredulità perché dopo le interlocuzioni di questi mesi, tutti eravamo ormai convinti che i dazi sarebbero stati al massimo del 15 per cento e non di certo il doppio. Un dazio al 30, più che una politica protezionistica, sembra essere un vero e proprio embargo”.
Il Montepulciano d’Abruzzo è tra le denominazioni leader nel settore popular, ovvero quello che vede i vini sugli scaffali a un costo che si aggira tra i 15 e 20 dollari a bottiglia.
“Una tassazione così alta”, analizza Nicodemi, “rappresenterebbe un incremento di costo ingiustificato e metterebbe fuori gioco tutta la denominazione. Gli Stati Uniti rappresentano il primo mercato nelle esportazioni del vino d’Abruzzo. Il giro d’affari è troppo vasto, quindi sarebbe impossibile rimpiazzarlo con qualunque altro tipo di mercato, anche gli emergenti che dimostrano interesse verso il Montepulciano d’Abruzzo”.
A peggiorare il quadro secondo il presidente del Consorzio, c’è anche “l’invito” di Trump a delocalizzare le produzioni negli Usa, per avere in cambio una rivisitazione dei dazi.
“Siamo disarmati”, sottolinea, “perché il settore agroalimentare che produce seguendo i disciplinari Dop e Igp è ovvio che non può spostare le produzioni altrove. Trump ci sta chiedendo di delocalizzare la terra che è la matrice dei nostri prodotti”.
Alla base di questa richiesta per Nicodemi, “c’è una lettura completamente errata da parte degli Stati Uniti dei disciplinari come di un metodo protezionistico. Non è così, i disciplinari sono la garanzia del prodotto di eccellenza che parte dalla terra e arriva fino alla tavola e non mi riferisco solo al vino ma anche al Parmigiano Reggiano, ai Pomodori Pachino o al Prosciutto di Parma, per citarne alcuni”.
Secondo Nicodemi ora la strada da seguire è quella del dialogo e non c’è tempo da perdere.
“Mi aspetto che si trovi subito una soluzione perché la posta in gioco è troppo alta. Penso che in questo momento fare muro contro muro sia controproducente. Confido nel ministro Francesco Lollobrigida e nella presidente Giorgia Meloni, insieme al governo europeo, affinché facciano capire che se sulla bilancia commerciale oltre ai beni inseriamo anche i servizi, allora il peso non è più così squilibrato, come gli Usa vogliono far credere, verso l’Europa. Il quadro cambierebbe completamente e allora anche i dazi potrebbero essere riportati a livelli più accettabili”.
–
“Un dazio del 30% sui prodotti agroalimentari italiani, come quello minacciato dagli Stati Uniti, è del tutto inaccettabile. Si tratta di una misura che rischia di penalizzare fortemente l’Abruzzo, regione che ha costruito negli ultimi anni un rapporto solido e crescente con il mercato americano grazie all’olio extravergine, al vino e alla pasta di alta qualità. L’Europa deve rispondere in modo unito e deciso, scongiurando una guerra commerciale che sarebbe devastante per le nostre aziende”. Così Nicola Sichetti, presidente di CIA Agricoltori Italiani Abruzzo, interviene a margine dell’allarme lanciato da Cia nazionale in merito ai dazi annunciati da Trump.
Secondo i dati aggiornati, nei primi nove mesi del 2024, i distretti agroalimentari abruzzesi hanno raggiunto 606 milioni di euro di export complessivo, con una crescita dell’11,2% rispetto all’anno precedente. Di questi, oltre 125 milioni di euro sono stati destinati al mercato statunitense, con un balzo del 36%, a conferma della centralità degli USA come sbocco commerciale.
“L’Abruzzo esporta sempre di più verso gli Stati Uniti prodotti che rappresentano l’identità del nostro territorio: dal Montepulciano d’Abruzzo al Trebbiano, dal Pecorino all’olio Dop delle Colline Teatine e dell’Aprutino Pescarese, fino alla pasta artigianale e ai prodotti da forno”, sottolinea Sichetti. “Colpire questi settori significa mettere a rischio non solo i fatturati, ma anche investimenti, occupazione e la reputazione che ci siamo conquistati all’estero con fatica”.
Nel dettaglio, il Montepulciano d’Abruzzo ha registrato 190 milioni di euro di export nei primi nove mesi del 2024, con oltre 42 milioni provenienti dagli Stati Uniti, in aumento del 100%. La pasta abruzzese, con quasi 200 milioni di euro di export complessivo, ha segnato una crescita del 15,4% proprio verso il mercato americano.
“Questi numeri”, aggiunge Sichetti, “parlano chiaro: gli Stati Uniti sono oggi un partner strategico per la nostra agricoltura. Per molte aziende abruzzesi, specialmente quelle medio-piccole, l’export rappresenta una fonte di reddito vitale. Se venissero applicati dazi del 30%, rischieremmo un crollo delle esportazioni, con ricadute drammatiche su tutta la filiera: dall’agricoltore al trasformatore, fino alla logistica”.
Infine, l’appello: “Il Governo italiano e l’Unione Europea devono intervenire con decisione. Chiediamo l’apertura urgente di un tavolo di confronto, regionale e nazionale, per difendere le nostre imprese e attivare misure straordinarie a sostegno dell’export agroalimentare. L’Abruzzo non può permettersi di arretrare proprio adesso, dopo aver costruito con fatica una posizione di rilievo nei mercati internazionali”.





