PESCARA – È nato a Teramo e ha vissuto per oltre dieci anni a Montorio al Vomano, mentre da altri dieci anni abita a Spoltore (Pescara) con la sua famiglia. È abruzzese doc ed è uno degli attori che vedremo nel cinepanettone A Natale mi sposo firmato ‘Medusa’.
Lui è Daniele Creati, classe ’88, che tutti vedranno cimentarsi nella parte di un ragazzo gay, in una scena con il protagonista Massimo Boldi.
Come si svolgerà la scena, resta un mistero fino al 26 novembre, quando il film uscirà nelle sale italiane. Daniele, invece, proviamo a conoscerlo meglio.
Da piccolo voleva fare l’investigatore privato, affascinato dalle storie di detective e spionaggi. Ma già all’età di sei anni, nelle recite scolastiche, arrivavano i primi complimenti per la sua spigliatezza sul palcoscenico. E, come si dice, quando uno ci mette il dente…
Da allora non ha più smesso di studiare dizione e recitazione, frequentando anche la scuola di spettacolo di Marco Balestri, a Milano. E ha anche fatto il fotomodello per case di abbigliamento e di intimo.
E lì sono arrivate le prime proposte per i casting, che gli hanno regalato visibilità. Comparse alla fiction Rai “Il Commissario Manara”, poi “Il grande sogno” con Michele Placido e Riccardo Scamarcio, “Ris 5”, “Delitti imperfetti” e anche dei videoclip Disney.
Daniele ha ancora il volto angelico di un adolescente e la maturità di un adulto. “Mi assegnano sempre ruoli da ragazzino – dice – ma non mi lamento perché tanto adesso ho bisogno di tempo e di esperienza, quindi avrò modo di interpretare altre parti in futuro”.
Parliamo un po’ del film.
Ho girato la mia scena in un locale gay di Roma. Ho avuto modo di conoscere Boldi e Nancy Brilli, grandi artisti e anche simpatici. Purtroppo non ho incontrato Vincenzo Salemme, Enzo Salvi ed Elisabetta Canalis che vestirà i panni di una wedding planner, e che credo sia il personaggio che porterà il maggior numero di spettatori.
Come ti sei trovato calandoti nella parte di un omosessuale?
Bene. Ho cercato di prendere un po’ degli atteggiamenti dei miei amici gay, e di accentuarli, naturalmente in maniera ironica e bonaria.
E i tuoi amici come l’hanno presa?
Ci ridono su, la cosa li diverte. Con loro ho un buon rapporto, li stimo come amici e li rispetto. Anche se, purtroppo, dopo aver girato questo film ho avuto la conferma di vivere in un paese chiuso e bigotto.
Cosa è successo?
Quando è giunta voce del mio ruolo nel film, ho trovato ragazzine sotto casa che mi chiedevano un autografo, e questo mi ha fatto un immenso piacere. Ma per strada, a Spoltore, sono stato aggredito da adulti, padri di ragazzi della mia età, che mi urlavano “frocio” e “gay”.
E la tua famiglia come ha reagito a questi episodi?
Come me. Ci sto male, ma cerco di restare indifferente. Io ho soltanto recitato una parte in un film. E comunque né io né la mia famiglia abbiamo tabù e pregiudizi nei confronti degli omosessuali.
Sei fidanzato?
Sì. Ma a questo punto voglio lasciare il dubbio, e non dire se sto con un uomo o una donna! Dico soltanto che è più grande di me, non è del mio paese e non è un personaggio noto.
Intanto si attende l’uscita del film, e un cinepanettone porta sempre notorietà ai personaggi del cast. Come la vivi?
Sono contento perché ho bisogno di visibilità. Ma intanto sto pensando a valutare le proposte per i prossimi mesi.
Ce ne puoi anticipare qualcuna?
Il 15 dicembre partirò per Londra, dove girerò un documentario che vuole mostrare ai giovani europei che arrivano nella capitale inglese come destreggiarsi i primi tempi. Sarà divertente e utile. E uscirà anche in Italia, in dvd.
Ti affascina Londra? Cosa pensi ti piacerà di più, o di meno?
Credo e spero che la tv sia diversa a Londra.
Cosa intendi per diversa?
Meno politicizzata. La tv qui in Italia non la guardo, non mi appartiene. È completamente strumentalizzata dalla politica.
E in che modo ti tieni informato?
Solo ed esclusivamente via web, penso sia quello meno filtrato, quindi più veritiero.
E i reality? Ti interessano?
Mi avevano offerto di partecipare a un reality in onda su Sky, ma ho rifiutato. Io da grande voglio fare l’attore. E per fare questo, oltre a una buona dose di fortuna, ci vogliono preparazione e sacrificio. Non sopporto l’idea che una persona possa ritrovarsi a lavorare in tv o al cinema soltanto perché ha partecipato a un reality, senza avere le competenze per fare quel mestiere. Ma la cosa che mi preoccupa è notare che gli italiani sono disposti anche a pagare per andare a vederli qualche minuto in discoteca.
E cosa ti fa pensare?
Che in Italia il sistema non funziona, che la gente ha davvero perso le staffe. E chi partecipa ad un reality guadagna anche di più di persone che lavorano seriamente, tutti i giorni.
E tu fai delle ospitate?
Sì, ma non lo chiamo lavoro. In passato ho fatto il cameriere, il lavapiatti e so cosa vuol dire lavorare. L’ ospitata in discoteca non è un lavoro.
Come ti vedi tra dieci anni?
Spero che sarò un bravo attore. Sono giovane e penso di poter dare ancora tanto. Da parte mia ci metterò l’impegno, lo studio e il talento. Non cerco sicuramente la notorietà a tutti i costi partecipando a un reality.






