L’AQUILA – “La Regione ha sfruttato i precari assunti con contratti co.co.pro. per tutto il periodo del contratto affidandogli dei compiti da impiegati superiori predisponendo però stipendi e garanzie al livello di collaboratori a progetto”.
Così il consigliere regionale del Movimento Cinque Stelle Domenico Pettinari, puntando l’indice sulla sentenza della Corte d’Appello dell’Aquila che confermando le decisioni di primo grado ha accolto le istanze di una settantina di precari della Regione Abruzzo, di cui alcuni ancora alle dipendenze dell’Ente, respingendo il ricorso dell’amministrazione, e riconoscendo la natura subordinata del rapporto di lavoro pur trattandosi di contratti a progetto.
“Assistiamo ogni giorno a notizie disarmanti riguardanti il mondo del lavoro – aggiunge Pettinari – Ultima, in ordine di tempo, la spesa che potrebbe arrivare a circa un milione di euro di soldi pubblici per la mala gestione del personale precario della Regione Abruzzo della precedente Giunta”.
“È amaramente ironico che oggi a fare i conti con questa ‘bega’ da un milione di euro (è la stima delle somme che l’Ente dovrà risarcire ai ricorrenti per le differenze retributive, ndr), sia proprio la maggioranza che nella precedente legislatura, come opposizione, ha invitato i dipendenti a fare ricorso”.
E mentre Pettinari annuncia un’interrogazione al presidente Luciano D’Alfonso “per capire come questi rimborsi dovranno essere versati e cosa è stato fatto fin ora per scongiurare questa ennesima spesa dovuta solo ad una politica assente ed a una gestione della cosa pubblica fallimentare”, una delle dipendenti che ha fatto ricorso precisa ad AbruzzoWeb che per cavilli burocratici e per le enormi spese legali i precari non intascheranno un euro.
“La causa ancora non è finita – spiega – perché dopo 6 anni siamo arrivati alla sentenza di Appello ma probabilmente arriveremo in Cassazione quindi non abbiamo vinto proprio nulla”.
“Le spese legali sono state mediamente di 5 mila a testa, fatevi due conti, non ci entra in tasca nulla”, aggiunge, affermando come “l’esecuzione è partita solo per chi ha pagato nuovamente l’avvocato per fare il pignoramento, quindi non è automatico, e solo 5 persone hanno pagato per arrivare a questa fase e ci è stato detto che bene che vada i soldi arriveranno forse ad estate inoltrata”.
“Io per entrare nell’Ente 15 anni fa ho fatto regolare concorso pubblico, ho visto persone essere stabilizzate con una graduatoria per titoli che non è mai avanzata, mentre il mio contratto diventava di collaborazione – aggiunge – ho lavorato anche con uno stipendio di 900 euro, senza ferie, tredicesime e malattie, sono venuta a lavorare con un piede rotto e non mi hanno nemmeno mandato al Pronto soccorso”.






