L’AQUILA –  E’ un problema che attanaglia anche l’Abruzzo, quello della povertà educativa, ovvero la condizione in cui un bambino o un adolescente si trovano privati del diritto all’apprendimento in senso lato, dalle opportunità culturali e educative al diritto al gioco. Una svolta potrebbe arrivare ora con il bando finanziato dal Pnrr da 30 milioni di euro, “Progetti socio-educativi per combattere la povertà educativa nel mezzogiorno a sostegno del terzo settore”, riservato anche alla nostra regione, con finanziamenti da 125mila euro a 250mila euro,  di cui ben il 95% a fondo perduto.

Una occasione unica, con il problema però che “il bando scade il 1 marzo prossimo e vanno presentati progetti di partnership”, ammonisce contattato da Abruzzoweb Michele Suriani, quarantunenne funzionario del Comune dell’Aquila nel settore Ricostruzione pubblica, responsabile dell’ufficio Progetti strategici, e soprattutto capo dipartimento regionale Pnrr e le infrastrutture della Lega, e che al tema della povertà educativa e al bando in scadenza sta dedicando​ estrema attenzione, affiancato nel dipartimento da​lle professioniste esperte in materia​ Annamaria Paradiso ed Enrica Liaci, moltiplicando gli incontri con le associazioni del terzo settore, beneficiarie del finanziamento.

“Molte associazioni si stanno già muovendo, e noi come dipartimento offriamo tutto il supporto – spiega Suriani – ma il tempo stringe, manca poco più di un mese, e l’obiettivo deve essere quello di presentare e vedersi finanziare più progetti  sarà possibile. Il bando è finalizzato a finanziarie soprattutto enti del terzo settore capaci di sviluppare progettualità articolate, multidisciplinari e multisettoriali, e rappresenta una occasione irripetibile per dare risposte concrete alla povertà educativa, per  assistere e sostenere la genitorialità,  la conciliazione  famiglia lavoro, la partecipazione sociale, contrastare la dispersione scolastica, garantire l’accessibilità ai servizi per la prima infanzia”.

A confermare questa urgenza i dati aggiornati a fine 2019 sul fenomeno della povertà educativa.

In Italia il 12,5% dei minori di 18 anni si trova in povertà assoluta. Significa che oltre 1,2 milioni di giovani vive in una famiglia che non può permettersi le spese minime per condurre uno stile di vita accettabile. Di questi, mezzo milione abita nel Mezzogiorno. Un disagio economico che spesso si traduce in divario educativo.

Rispetto alle altre regioni del sud, l’Abruzzo sta messo decisamente meglio. con un minor tasso di abbandono scolastico, di famiglie in disagio economico e un calo della popolazione minorile più limitato, con una buona presenza di edifici scolastici a progettazione antisismica. Tuttavia, l’Abruzzo sconta un calo demografico oltre la media nazionale e l’offerta di asili nido è assolutamente insufficiente. E comunque seppure sotto la media, le famiglie in disagio economico sono a Pescara il 2.2%, seguita da Teramo con il 2%, in linea con la media regionale. Fanno registrare dati più positivi la provincia di Chieti e la provincia dell’Aquila, a quota 1.9% famiglie in disagio.

Un problema è rappresentato dall’accesso agli asili nido: con 2.227 posti offerti per oltre 8.500 bambini, la provincia di Chieti ha una copertura di asili nido del 26,1%. L’unica a superare la media nazionale (24,7%) oltre a quella regionale (21,6%). Segue la provincia di Teramo con un’offerta lievemente inferiore (22,9%) ma che comunque supera il dato medio della regione. Chiudono la classifica la provincia di Pescara (19,1%) e dell’Aquila (17,4%).

I dati però sono ​aggiornati a fine​ ​2019​, e occorrerà ​a ​seguito della devastante crisi covid ​rivederli con ogni probabilità in difetto.

“Anche alla luce di questi numeri, l’Abruzzo sta messo meglio delle altre regioni del Sud, a cavallo fra quel divario storico riconosciuto in termini di produzione di pil, tessuto industriale, e anche nell’abito della formazione, ma questo deve indurci a moltiplicare le energie per crescere e migliorare, agganciando definitivamente  le regioni a maggiori performance. E da questo punto di vista il bando del Pnrr che stiamo cercando di pubblicizzare al massimo, rappresenta un punto di svolta, abbattere la povertà educativa significa porre le basi dello sviluppo nel suo complesso, si ha qui l’occasione di creare un sistema socio-educativo interdisciplinare, di welfare avanzato, creare nuove professionalità ed esaltare il ruolo di quelle che già abbiamo, e sono tante. Inoltre andrà poi allargata la rete al mpondo della disabilità, e non ha caso intenso è il dialogo con associazioni come autismo Abruzzo Onlus, e quelle che si occupano del ‘dopo di noi’, con il mondo dello sport, che riveste un grande potenziale educativo e di integrazione sociale”.

Scendendo dunque nel dettaglio, il bando “Progetti socio-educativi per combattere la povertà educativa nel mezzogiorno a sostegno del terzo settore” è previsto nell’ambito della missione 5 componente 3 investimento 3 del Pnrr.

A disposizione 30 milioni di euro, e ciascuna proposta progettuale è compresa tra i 125mila  e 250mila euro con il 95% a fondo perduto. I progetti dovranno avere una durata di almeno un anno, ed anche due, e il secondo anno sarà finanziato con un nuovo budget, sempre tra i 125mila  e 250mila euro.

Soggetti beneficiari sono le partnership costituite da un minimo di tre soggetti, di cui due enti di terzo settore, un terzo anche appartenente al mondo della scuola, delle istituzioni, degli enti locali, dei sistemi regionali di istruzione e formazione professionale, dell’università e della ricerca.

I progetti devono agire nel contrasto alla povertà educativa attraverso il potenziamento dei servizi socio educativi in particolare quelle assistenziali, nella fascia da 0 a 6 anni, e al contrasto alla dispersione scolastica e miglioramento dell’offerta educativa nella fascia dai 5 ai 10 anni e nella fascia dagli 11 ai 17 anni.

Qualche esempio:  potenziamento delle condizioni di accesso ai servizi di asili nido e alle scuole dell’ infanzia, creazione di servizi integrati educativi, sanitari, sociali, culturali e consultori, sostegno alle famiglie,  conciliazione famiglia- lavoro e partecipazione sociale.

Nella fascia dai  5 ai 10 anni, premiati i progetti che attivano percorsi formativi individualizzati e complementari a quelli tradizionali, scuole aperte e di comunità.

Nella fascia tra gli 11 17 anni, previste azioni per creare opportunità educative in orario extrascolastico e nei periodi estivi, sostegno alle difficoltà di apprendimento, orientamento professionale degli studenti, rafforzamento delle competenze scientifiche tecnologiche, coinvolgimento e integrazione delle famiglie.

I progetti dovranno però essere presentati sul sito internet dell’agenzia per la coesione territoriale, entro le ore 12 del primo marzo 2022.