L’AQUILA – “Per noi Giulia è come se fosse ancora viva, è per lei il primo pensiero e per lei l’ultimo, sembra come se siamo in attesa di un suo ritorno dall’Aquila”.

Sono le parole pronunciate da Giulio Carnevale, padre di Giulia, la studentessa della facoltà aquilana di Ingegneria, originaria di Sora, nel corso dell’udienza del processo per il crollo dell’edificio in via XX settembre 79 nella notte del 6 aprile 2009, dove oltre a Giulia, scomparsa a 21 anni, morirono altre otto persone.

Durante l’udienza ci sono state deposizioni angoscianti, che hanno lasciato poco spazio a considerazioni tecniche per accertare le possibili responsabilità sui crolli.

Considerazioni in tal senso le ha fatte Giulio Carnevale, il quale ha sottolineato che “a mio avviso è evidente il fatto che nel crollo di palazzo Cioni ha influito la costruzione confinante di palazzo Belvedere per motivi da me verificati la mattina del 6, quando sono arrivato davanti all’edificio crollato dove c’era mia figlia che è stata ritrovata poi due giorni dopo”.

Tra gli elementi citati da Carnevale a suffragare questa tesi, “la rotazione anti-oraria del tetto, il ritrovamento del corpo di mia figlia che viveva al quarto piano in un appartamento che confinava con il palazzo Belvedere, sotto le macerie del secondo piano, e il fatto che i frammenti del crollo e anche alcuni mobili della parte distrutta fossero presenti tra il primo e il secondo piano della parte rimasta in piedi. Inoltre – ha aggiunto – il letto di mia figlia piegato a portafoglio e non messo in maniera orizzontale ma appoggiato contro la parte di palazzo rimasto in piedi. Come se una forza orizzontale avesse spinti sia il pavimento sia il letto contro la parete della parte di palazzo rimasta in piedi”.