L’AQUILA – “Con il mio intervento ho dato da pensare al giudice, tanto è vero che si è preso 4 ore di tempo per decidere. Non può essere liquidata questa vicenda, non poteva esserla in assoluto vista la complessità oggettiva”.

Così l’avvocato Stefano Rossi, che assiste l’ingegnere aquilano Fabrizio Cimino, per il quale il pubblico ministero Fabio Picuti ha chiesto 4 anni di carcere per omicidio colposo plurimo e lesioni nell’ambito del processo per il crollo in via D’Annunzio la notte del 6 aprile 2009, stabile in cui ci furono 13 vittime. Per un altro imputato, l’ingegnere molisano Fernando Melaragno, è stata chiesta invece l’assoluzione dalle stesse accuse.

Attualmente il giudice Giuseppe Grieco è riunito in camera di Consiglio per la sentenza, che non è attesa prima delle 15.30. (alb.or.)