L’AQUILA – I giudici della Corte d’Appello dell’Aquila hanno confermato le pene di primo grado per i quattro imputati nel processo per il crollo della Casa dello studente, dove il 6 aprile 2009 morirono otto giovani.
Ai tecnici Pietro Centofanti, Tancredi Rossicone e Bernardino Pace sono stati confermati 4 anni di reclusione per omicidio colposo, disastro colposo e lesioni, al tecnico dell’Azienda per il diritto allo studio universitario, Pietro Sebastiani, 2 anni e 6 mesi per le stesse accuse.
I primi tre sono i responsabili della ristrutturazione del palazzo avvenuta nel 2000, il quarto aveva la competenza del controllo per conto della proprietà dell’edificio.
Il sostituto procuratore generale Alberto Sgambati, nella precedente udienza, aveva chiesto la conferma della sentenza di primo grado.
Il collegio giudicante ha riformato le pene accessorie dell’interdizione dai pubblici uffici e il non potere esercitare la professione.
Gli imputati erano assistiti dai legali Mercurio e Massimo Galasso i primi tre e Attilio Cecchini e Angelo Colagrande l’altro.
Le parti civili erano assistite dagli avvocati Roberto Madama, Marino Marini, Domenico D’Amati, Giovanni Nicola D’Amati, Simona Giannangeli, Vincenzo Giordano, Piera Farina, Sergio Gabrielli, Wania Della Vigna, Luciano Menga, Gianpio Cimini, Mauro Roma, Elena Leonardi, Viola Messa, Claudio Verini, Simona Fiorenza, Arnaldo Tascione, Valentina Bozzelli, Rita Aloia e Domenico De Nardis.
CAUSA CIVILE CONTRO LA REGIONE E L’ADSU
Sono state confermate anche le provvisionali dei risarcimenti che saranno stabiliti nella causa civile.
A tale proposito, le parti civili hanno annunciato che ricorreranno in sede civile contro la Regione Abruzzo e l’Adsu, azienda della stesso ente, proprietario dell’immobile crollato.
Secondo fonti legali, infatti gli imputati non sarebbero in grado di pagare i risarcimenti perché nel frattempo avrebbero ceduto beni.
E come confermano gli stessi legali, una revocatoria della vendita di beni immobili costituirebbe un processo lungo e costoso.
IL PROCESSO
La scorsa settimana è deceduto l’ingegnere aquilano Claudio Botta, il tecnico che progettò la Casa dello studente.
Aveva 95 anni ed era uscito dal processo a causa di una malattia mentre gli altri progettisti erano già tutti deceduti all’epoca dell’avvio delle indagini.
Gli indagati erano inizialmente 15, quattro dei quali deceduti. Poi anche la posizione di Botta è stata stralciata.
Dei rimanenti dieci, otto ad aprile 2012 sono stati ammessi al rito abbreviato, che ha consentito di saltare la fase dibattimentale, chiudendo i conti nell’udienza preliminare con uno sconto di un terzo della pena in caso di condanne.
Pace, Centofanti, Rossicone, e Sebastiani sono stati condannati mentre ci sono state anche quattro assoluzioni: quelle di Luca D’Innocenzo, presidente Adsu dell’epoca, Luca Valente, nel 2009 direttore Adsu, Massimiliano Andreassi e Carlo Giovani, tecnici autori di interventi minori.
Sempre in primo grado sono state archiviate con il rito ordinario, le posizioni di Giorgio Gaudiano, che negli anni Ottanta ha acquisito la struttura da un privato per conto dell’Ateneo, e Walter Navarra, che ha svolto lavori minori in passato.
Nel crollo sono rimasti uccisi Luca Lunari, Marco Alviani, Luciana Capuano, Davide Centofanti, Angela Cruciano, Francesco Esposito, Hussein “Michelone” Hamade e Alessio Di Simone.
CENTOFANTI: “GIUSTIZIA MA NON CAMBIERA’ LE COSE”
“Siamo sollevati, certo questa sentenza non ci cambierà la vita, la cambierà probabilmente parzialmente ai colpevoli”.
Così Antonietta Centofanti, zia di uno degli otto giovani morti nel crollo della Casa dello studente, sulla sentenza della Corte di Appello che ha confermato le pene di primo grado per i quattro imputati.
“È una forma di giustizia, ma resta l’amaro in bocca per delle giovani vite cessate troppo presto – continua – Speriamo sia un segnale che costituisca un deterrente perché si facciano le cose più seriamente”.
“Non sono fiduciosa che non accada più, anche recentemente sono crollate delle scuole, ma spero che questa sentenza abbia delle ricadute positive soprattutto quando si tratta di garanzie nei confronti di persone innocenti”, conclude.





