TERAMO – Uscire dalla crisi entro Natale anche a costo di apparecchiare il tanto richiesto rimpasto di Giunta, sperando di non fare la fine del cappone.

L’obiettivo del sindaco di Teramo Maurizio Brucchi di Forza Italia, a capo da una maggioranza sempre più risicata, si scontra però con gli effetti destabilizzanti di quello che ad Abruzzoweb l‘ex assessore e coordinatore regionale di Fratelli d’Italia Giandonato Morra definisce “un macigno gettato nello stagno dal suo partito”, con l’uscita dalla maggioranza dei consiglieri Raimondo Micheli e Domenico Sbraccia.

“Con nessuna intenzioni di rientrarci – sottolinea Morra – se non ci sarà un imponente cambio di passo, visto non solo non mangeremo il panettone, ma nemmeno la colomba a Pasqua, e non ci faremo convincere certo da un incaricuccio offerto su un vassoio”.

Che il masso stia creando molto più che qualche increspatura, lo dimostra il fatto che in maggioranza, passata da 21 a 19 con il numero legale a quota 17 voti, si moltiplicano i consiglieri critici e malpancisti, che invocano cambi di passo, propongono l’azzeramento della giunta a nove, inefficace, oltre che ritenuta troppo numerosa.

È il caso di Alfonso Di Sabatino Martina, Popolari con Teramo.

Esponente di centro destra, vicino politicamente all’assessore regionale di Abruzzo civico Andrea Gerosolimo, centrosinistra con un passato di centrodestra, persona che di ribellioni e rimpasti se ne intende, essendo riuscito a tenere in scacco per due mesi il presidente Luciano D’Alfonso fino ad ottenere appunto un posto in Giunta.

I due sono stati visti cenare insieme e parlare fitti fitti in un ristorante del centro solo pochi giorni fa. Segnale non cento lusinghiero per Brucchi.

Sul piede di guerra anche i civici che fanno riferimento al consigliere regionale Mauro Di Dalmazio, ovvero Guido Campana e Angelo Puglia che chiedono al sindaco l’azzeramento della Giunta e un atteggiamento meno piegato ai partiti.

Molto caos, molto onore, gongola dunque Morra.

“In privato ci sono molti consiglieri di maggioranza che si avvicinano noi di Fratelli d’Italia e si lamentano, segno che la nostra scelta di rottura ha valide ragioni”, assicura a questa testata.

Ma Morra invita questi consiglieri anche ad essere meno timidi, perché “non è più tempo di attendere in trincea, è tempo di uscire all’attacco mostrando il petto”.

Un invito ad un maggiore eroismo bellico che Morra rivolge ad un altro protagonista della politica teramana, il consigliere regionale Paolo Gatti, pilastro della maggioranza di Brucchi, con ben sette consiglieri eletti con la lista a lui riconducibile Futuro in Teramo, dove l’unica voce critica sulle manchevolezze della sua maggioranza è quella di Vincenzo Falasca, “gattiano non ortodosso, ed anzi randagio, nel senso di spirito libero”, lo definisce Morra.

“Devono capire – incalza dunque l’esponente Fdi – che ora più che mai a Teramo non conta concentrarsi solo sul consenso, sul mantenere gli equilibri e lo status quo, è urgente assicurare a questa città una buona amministrazione. Gatti che è un politico accorto non può non sapere che sta sbagliando: con tutti i voti che ha potrebbe imprimere un cambio di passo, ma non lo sta facendo”.

Cambio di passo, dunque e Morra tra i passi falsi di Brucchi indica “la pessima gestione del problema dell’assistenza ai disabili che ha scatenato proteste che hanno avuto risonanza nazionale”.

Ed ancora il pessimo vizio “di decidere cose importati nel segreto delle stanze apprese dagli alleati il giorno dopo sulle pagine dei giornali”. Imperdonabile poi “la disattenzione per i cittadini delle periferie e delle tante frazioni, che si sentono giustamente abbandonati”.

Morra infine respinge al mittente la provocazione di Di Sabatino che ha invitato i consiglieri Gatti e Gianni Chiodi ed anche il parlamentare Paolo Tancredi a tornare in campo per “riprendere la guida della città e salvare il salvabile”, entrando loro in Giunta comunale rinnovata, ha interpretato qualcuno.

“Non mi sembra affatto una buona idea, apparte che hanno ben altro da fare in Regione e Parlamento, non mi piacciono i cavalli di ritorno”.

A bocciare “stravagante idea” anche il consigliere regionale del Nuovo Centro destra, Giorgio D’Ignazio, che accusa di presunzione Di Sabatino arrogandosi “il diritto di dare patenti di qualità agli assessori, che non sono nemmeno troppi, visto che altri capoluoghi hanno lo stesso numero di assessori e con indennità più laute dei teramani”.

Si maligna però che D’Ignazio si sia soprattutto piccato per il fatto che Sabatino non lo ha menzionato tra i salvatori della patria.