ROMA – Si va verso un rinvio dell’apertura dell’impianti sciistici. È quanto sarebbe emerso dal vertice di governo in vista del nuovo dpcm con le misure anti contagio, a partire dal 15 gennaio. In ogni caso si attende il parere dei tecnici sulle nuove proposte che devono arrivare dalle Regioni dopo che erano state invitate ad aggiornare il protocollo.

“Salvo miracoli, è del tutto evidente che la sbandierata riapertura degli impianti di risalita per il prossimo 18 gennaio appartiene più al mondo degli auspici che non a quello della realtà”, riflette il sindaco di Pragelato Giorgio Merlo, che a nome dell’Unione Montana Comuni Olimpici Via Lattea chiede di “intervenire con rapidità per definire la cifra dei potenziali ristori”.

Il rischio è che ad andare in fumo, dopo il Natale, sia l’intera stagione invernale, con una perdita di indotto che le Regioni alpine hanno calcolato in circa 20 miliardi, una cifra vicina all’1% del Pil nazionale. A farne le spese non solo lo sci, ma anche noleggi, ristoranti, rifugi e alberghi, oltre ai negozi e a tutte le altre attività, dall’artigianato alla filiera alimentare. Senza dimenticare i trasporti, i servizi e la moda. Che vuol dire alcune centinaia di migliaia di posti di lavoro, perlopiù stagionali. Ecco perché per la montagna “è arrivato il momento del realismo e della concretezza”, sottolineano i Comuni della Via Lattea, 249 piste e 70 impianti di risalita sulle Alpi piemontesi che rischiano di rimanere desolatamente vuoti nonostante da anni non si vedesse tanta neve.

Un problema che riguarda l’intero arco alpino, come pure le regioni appenniniche, ormai vicine a quello che gli assessori delle regioni alpine hanno definito il “disastro totale” senza l’apporto della stagione invernale. Pure nel caso di una riapertura con forti limitazioni di presenze sugli impianti e piste da sci.

“È ora di prendere definitivamente atto della grave situazione sanitaria senza indicare ulteriori rinvii per la sempre più remota riapertura, e intervenire con rapidità per definire la cifra dei potenziali ristori, le categorie interessate dal provvedimento e la tempistica certa per evitare che migliaia di lavoratori e centinaia di piccole e medie aziende entrino in una crisi irreversibile e definitiva – – ribadisce Merlo – Misure che, adesso, si rendono sempre più necessarie e indispensabili se non vogliamo che questa filiera economica e produttiva, a cominciare dal comparto territoriale della Via Lattea con i suoi impianti e le sue piste, entri in un vicolo cieco senza più la possibilità di riprendere il suo corso normale”.