L’AQUILA  – Rimbalzo: questa la parola magica in cui risiede la speranza per tutta l’economia  nazionale e le vite degli italiani.

La convinzione cioè che dopo il devastante crollo del Pil  nel 2020 a causa della pandemia del coronavirus,  non potrà che seguire, già nel 2021, un repentino recupero Insomma, toccato il fondo è improbabile che ci si metta pure a scavare.

E in questa scenario assicura un report dello Svimez, l’Abruzzo avrà un crollo del  -8,3% nel 2020, più contenuto, per quanto drammatico, rispetto alla media nazionale del 9,3%.

Nel 2021, si assisterà invece al fatidico rimbalzo, con una crescita del 3,5%, inferiore alla media nazionale del 4,6%, ma di molto superiore alla media delle regioni meridionali, che è appena del 2,3%.

E ancora, nel 2020 in Abruzzo il reddito delle famiglie subirà una contrazione del -3,5%, ma poi nel 2021, ci sarà un recupero del 4,2%, mentre in altre regioni meridionali la perdita sarà solo in parte recuperata.

Focus interpretativo dell ricerca dello Svimez, è che “alla pandemia il Mezzogiorno pagherà un tributo economico pesante. Più di quello delle regioni del Centro-Nord. E questo pur essendo rimasto, durante la prima drammatica ondata, sostanzialmente risparmiato da un punto di vista sanitario”.

Il risultato sarà che il divario tra il Nord ed il Sud è destinato ad allargarsi.

Per quanto riguarda il 2020 il primato negativo del crollo del Pil nell’anno del Covid-19 spetta ad una regione del Mezzogiorno e ad una del Nord: la Basilicata (-12,6%), solo marginalmente interessata dalla pandemia, e il Veneto (-12,2%), una delle regioni maggiormente colpita dal virus.

La Lombardia, epicentro della crisi sanitaria, perde 9,9 punti di Pil nel 2020.

Perdite superiori al 10% si registrano nel 2020 al Nord: Emilia Romagna (-11,2%), Piemonte (-11%) e Friuli V.G. (-10,1); al Centro: Umbria (-11,1%) e Marche (-10,6%); e nel Mezzogiorno: Molise (-10,9%).

L’Abruzzo come detto perderà l’8,3% del prodotto interno lordo. Subiscono flessioni minori solo Calabria (-6,4%), Sardegna (-5,7%) e Sicilia (-5,1%), “economie regionali meno coinvolte negli interscambi commerciali interni ed esteri e perciò più al riparo dalle ricadute economiche della pandemia”.

Per quanto riguarda invece la ripartenza del 2021, l’unica regione italiana che recupererà in un solo anno i punti di Pil persi nel 2020 è il Trentino, registrando un -6% quest’anno, per centrare un recupero del 5,9% nel 2021

A seguire, le tre regioni settentrionali del “triangolo della pandemia” guidano la ripartenza del Nord: +7,8% in Veneto, +7,1% in Emilia Romagna, +6,9% in Lombardia.

“Segno, questo, che le strutture produttive regionali più mature e integrate nei contesti internazionali perdono più terreno nella crisi ma riescono anche a ripartire con più slancio, anche se a ritmi insufficienti a recuperare le perdite del 2020”, si legge nel rapporto.

Maggiori le difficoltà a ripartire di Friuli, Piemonte, Valle d’Aosta e, soprattutto, Liguria.

Tra le regioni meridionali,  tra le più reattive nel 2021, sottolinea lo Svimez c’è anche Abruzzo (+3,5%), assieme a Basilicata (+4,5%), Campania (+2,5%) e Puglia (+2,4%).

Questo in virtù si commenta nel report, “della presenza di un sistema produttivo più strutturato e integrato con i mercati esterni”.

Focalizziamo dunque l’attenzione sull’impatto sui redditi delle famiglie  nel 2020 è in media meno intenso nel Mezzogiorno (-3,2% contro il -4,4% del Centro-Nord) anche per effetto degli ingenti trasferimenti previsti dalle misure di sostegno al reddito previsti dal Governo.

Il calo riguarda in particolare l’Emilia Romagna (-6,3%), Marche (-5,7%), Umbria (-5,2%) e Piemonte (-5,2%).

Per il 2021 è atteso un recupero in tutte le regioni del Centro e del Nord, soprattutto nel “triangolo della pandemia”, ed anche come detto in Abruzzo.

A differenza di altre regioni meridionali che condividono una riduzione meno intensa dei redditi nel 2020 ma, al tempo stesso, un recupero più debole nel 2021.

È questo il caso, in particolare, di Calabria, Molise, Sardegna e Sicilia.

Per gli economisti della Svimez, quindi, c’è un solo modo per ripartire: “compattare l’interesse nazionale e ridurre i divari regionali. L’occasione sarà l’utilizzo dei fondi del Recovery Plan, i 209 miliardi con cui Bruxelles finanzierà la ripresa italiana. Il governo si è impegnato a utilizzarne almeno il 34% per le Regioni del Sud, tanto quanto gli abitanti italiani che vivono nel meridione. Ma se le distanze regionali aumentano, anche la proporzione indicata dal governo rischia di essere insufficiente”.