ROMA – I dati sono allarmanti e confermano quello che subito all’inizio della pandemia un anno fa si era cominciato a vedere.
Ma ciò che rivela l’indagine “La condizione economica femminile in epoca di Covid-19” realizzata da Ipsos per WeWorld, organizzazione italiana che difende da 50 anni i diritti di donne e bambini, è davvero catastrofico.
Le donne, senza distinzioni di età e area geografica, sono di fatto le principali vittime economiche e sociali della pandemia: 1 su 2 ha visto peggiorare la propria situazione economica negli ultimi 12 mesi. In particolare a stare peggio sono le madri disoccupate. Il dato sul regresso della condizione economica, inoltre, supera il 60% se si prende in considerazione la fascia di età 25-34 anni (6 donne su 10).
È una vera e propria ShePoverty, come viene definita. I dati fanno luce su una situazione a dir poco allarmante: chi ha perso il lavoro, ha dovuto rinunciare all’impiego e all’indipendenza economica, infatti, sono state soprattutto le donne. E se con figli e senza lavoro, si sono trovate a far fronte a un enorme carico economico, psicologico e di cura, i cui effetti sociali non sono certo finiti. Secondo l’indagine Ipsos per WeWorld, 1 donna su 2 si dice più instabile economicamente e teme di perdere il lavoro. Il 60% delle donne non occupate con figli dichiara di aver avuto durante la pandemia una riduzione di almeno del 20% delle proprie entrate economiche, che implica spesso un’aumentata e preoccupante dipendenza: il 51% (1 su 2) sostiene infatti di dipendere maggiormente da famiglia e partner rispetto al passato.
“La pandemia, inoltre, ha avuto un forte impatto anche sul lavoro sommerso, soprattutto di cura/assistenza domestica”- commenta Elena Caneva del Centro Studi di WeWorld . Tra gli altri dati del report realizzato intervistando 1000 donne a fine gennaio 2021: 3 donne su 10 non occupate con figli a causa del Covid rinunciano a cercare lavoro. Il 38% dichiara di non poter sostenere una spesa imprevista, quota che sale al 46% tra le madri con figli. Per quanto riguarda il carico famigliare, il lavoro di cura è quasi interamente sulle spalle delle donne: nonostante gli aiuti familiari, ripartiti all’inizio del lockdown, ancora il 38% delle donne (2 su 5) dichiara di farsi carico da sole di persone non autonome (anziani o bambini): dato che sale al 47% tra le donne tra i 25-34 anni, concentrate sui figli minori, e al 42% nella fascia 45-54 anni, che curano soprattutto gli anziani.
Per non parlare delle conseguenze psicologiche della pandemia: l’80% delle donne parla di un impatto devastante sulle proprie relazioni sociali e il 46% (1 donna su 2) sulla propria voglia di vivere. Il 76% delle donne ha visto un impatto negativo sulla voglia di fare progetti per la propria vita. Sono le giovani donne (18-24 anni; 25-34 anni) a segnalare un maggior impatto sul loro umore, mentre l’83% delle meno giovani (55-65 anni) soffrono maggiormente sul fronte relazionale. Per il 64% delle più giovani (18-24 anni) la pandemia ha avuto un impatto fortemente negativo sulla propria autostima. Quasi il 40% delle donne sostiene che la propria famiglia stia avendo difficoltà a sostenere una spesa imprevista; il 25% a sostenere una spesa importante; il 23% a sostenere le spese dentistiche e pagare le bollette. le difficoltà salgono notevolmente nelle famiglie delle donne non occupate con figli. Inoltre il 30% delle donne dichiara di aver usufruito di servizi di aiuto, al primo posto la consegna di medicinali e alimenti.
“La ricerca fotografa una situazione di esclusione delle donne con radici profonde, ma che si è amplificata nell’ultimo anno” commenta il presidente Marco Chiesara che il 4 marzo presenterà il report nel corso nel corso dell’Edizione Speciale di WeWorld Festival. Le richieste di aiuto si sono moltiplicate, “Questa situazione ha accomunato tutte le donne italiane, ma diventa drammatica se si guarda alle aree più marginali e alle periferie, da Nord a Sud: è da qui che bisogna partire, con urgenza, per invertire la rotta. Se a questo uniamo la paura di perdere il lavoro e la decisione delle donne non occupate con figli di smettere di cercare un nuovo impiego, prevediamo che le conseguenze nel medio periodo saranno davvero preoccupanti”.






