CHIETI – “C’è un rapporto tra paesi corrotti e quelli che hanno meno ricerca e di conseguenza fuga di cervelli”.

Così il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, oggi a Chieti durante il convegno durante il convegno “Costituzione economica e democrazia pluralista” dell’Università d’Annunzio, insieme al vice presidente del Csm Giovanni Legnini. “È inopportuno per chi è legato alla mafia andare in tv”, ha detto Legnini a proposito dell’intervista di Bruno Vespa al figlio di Totò Riina, andata in onda ieri a Porta a Porta.

Cantone, ieri alla ribalta della cronaca nazionale per le sue dichiarazioni sui malfattori di ogni specie che approfittano degli appalti della sanità, ha spiegato che “la corruzione è un sistema antieconomico, perché è anticoncorrenziale per eccellenza: è un meccanismo bandito che nega spazi all’innovazione e al merito. Se vinco un appalto perché legato alle lobby, che motivo ho di essere bravo? Se vinco quell’appalto devo solo pagare e assumere chi mi viene indicato”.

“L’altro errore è stato quello di pensare, specie al Sud, che l’illegalità fosse un sistema conveniente, specie da parte di chi ci ha fatto affari. Magari a parole ti dicono che la corruzione è sbagliata, ma poi nei fatti questa affermazione è stata negata nei comportamenti concreti, pensando che la bustarella sia quell’olio che fa muovere gli ingranaggi”.

“Si è creduto – ha continuato Cantone – che l’illegalità non bloccasse l’economia, mentre non si è capito che la corruzione è un reato di contratto, con plurisoggetti, dove chi paga non commette reato meno grave di chi prende. Il sistema si giustifica spesso, spiegando che la corruzione è un modo per superare l’ambiguità, i controlli e i tempi lunghi della burocrazia. In realtà è vero il contrario e il rispetto delle regole è il campo più favorevole per l’economia”.

“Quando c’è un appalto – ha proseguito il presidente dell’Anticorruzione – i comportamenti lobbistici non richiedono innovazioni. Che il sistema dei controlli blocchi l’economia è un alibi per la corruzione: la burocrazia mi ostacola e mi organizzo per reagire. Servono quindi sistemi nuovi di controllo, ma non con la logica del ditino puntato, né ex post, né ante post, ma durante. Vigilare significa guidare la pubblica amministrazione senza toni paternalistici: con l’Expo è andata così, e dove si rispettano le regole le cose migliorano. Non è affatto vero che i controlli deprimono l’economia, vedi l’Expo, dove il dialogo è stato costante, orientando e portando a termine le cose nei tempi giusti”.

“La corruzione dopo Mani Pulite è diventata un fiume carsico. Prima era allo scoperto? Poi si è ingrottata. E dopo, non è successo nulla. Si è pensato di sconfiggerla con le indagini, che spesso sono casuali – ha proseguito il presidente dell’Anticorruzione – mentre ha ingenerato un sistema. Si è pensato di metterci mano con la Legge Merloni sugli appalti, legge che pretendeva di scrivere tutto, anche i tempi per andare al bagno… invece serviva l’esatto contrario. Il Codice degli Appalti scommette sul fatto che dove si rispettano le regole le cose migliorano, ripeto che non è vero che i controlli deprimano l’economia”.