SULMONA – “Cresce il numero dei positivi tra i familiari del personale sanitario della clinica e questa circostanza continua ad allarmare la sottoscritta e l’intera cittadinanza. Sia chiaro se qualcuno ha deciso di assumere un atteggiamento superficiale io non lo consentirò, continuando a battermi nell’interesse dei sulmonesi. Se devo fare da sola, come peraltro ho dovuto già fare emettendo una ordinanza, lo dicano chiaramente, io di certo non mi tirerò indietro. Una cosa è sicura. C’è il tempo delle scelte ed il tempo delle responsabilità. In questo senso dovrà poi essere l’Autorità competente ad eseguire gli opportuni accertamenti”.
Duro intervento del sindaco di Sulmona Annamaria Casini che torna ad evidenziare le criticità all’interno della clinica San Raffaele, dove è scoppiato un focolaio e dove sono stati già contagiati circa in 30, tra ospiti della struttura ed operatori sanitari.
Casini, che nei giorni scorsi ha richiesto la zona rossa, torna a chiedere l’intervento del presidente della Regione Marco Marsilio: “Negli ultimi quindici giorni ho indirizzato al presidente Marco Marsilio ben due note relative alla vicenda della casa di Cura San Raffaele senza, purtroppo, ricevere alcuna risposta, così come imporrebbe quantomeno il garbo istituzionale”.
“Sono costretta, pertanto – denuncia ancora Casini -, a conoscere le sue posizioni attraverso gli organi di stampa, ai quali lo stesso presidente Marsilio parrebbe aver comunicato che riguardo alla problematica della San Raffaele ed alla richiesta di istituire una zona rossa a Sulmona la valutazione è esclusivamente sanitaria, scaricando così, di fatto, sulla Asl ogni tipo di responsabilità. Dal canto suo la Asl continua a ripetere che la situazione è sotto controllo”.
“Ancora una volta ne prendo atto, ma non sono assolutamente d’accordo – sottolinea il primo cittadino – Intanto non lo sono con le sbrigative giustificazioni di Marsilio il quale, in qualità di Presidente di Regione, è titolare del potere di indirizzo e programmazione regionale in materia sanitaria e dovrebbe essere punto di riferimento di una intera comunità regionale. Non lo sono poi con la Asl perché la mappatura completa delle oltre 150 persone (tra personale sanitario e pazienti), da me imposta con ordinanza, è ancora in corso di esecuzione e troppi sono ancora i dipendenti e familiari da sottoporre a tampone”.






