L’AQUILA – “Il convenzionamento della moglie di Cialente è una cambiale elettorale di Tordera? Non so rispondere, non voglio fare supposizioni. Non credo, ma se fosse così sarebbe triste”.

Tiene a freno la polemica, ma non rinuncia a stilettare l’ex direttore generale della Asl numero 1, Giancarlo Silveri, nel dire la sua sul “caso” sorto negli ultimi giorni dopo che si è diffusa la notizia del convenzionamento per la parte assistenziale per pazienti con patologie psichiatriche della moglie del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, Donatella Ussorio, avvenuto nella prima riunione dopo due anni della Commissione paritetica mista tra Asl e Università del capoluogo.

Un atto del tutto legittimo, va detto subito, perché era rimasto l’unico da perfezionare all’interno della “infornata” di convenzionamenti del 2013 che aveva lasciato fuori proprio la Ussorio, tecnico di riabilitazione psichiatrica dell’ateneo aquilano, non laureata in Medicina, in quanto intenta in un dottorato.

A dispetto di questo, il convenzionamento è stato bollato, per ragioni di opportunità, da alcuni critici di centrosinistra che hanno fatto trapelare la notizia, soprattutto perché è stato il primo dell’era di Rinaldo Tordera, nuovo manager Asl fortemente sponsorizzato da Cialente, nonché il primo dopo due anni della Paritetica.

Un atto, però, difeso dal primo cittadino che ha definito senza mezzi termini come “mafia” le modalità della diffusione, gridando al complotto.

Quello che si è detto è che si trattava di un atto dovuto e che più che essere il primo di Tordera è stato l’ultimo di Silveri, che conferma in parte questa interpretazione, ma facendo un importante distinguo.

“A differenza dei convenzionamenti del passato – rileva – oggi la dottoressa Ussorio viene convenzionata in un reparto che non era il suo, anche questa è una scelta. Inoltre immagino si ponga un problema di budget: allora si stavano rifacendo l’atto aziendale e pianta organica, ora non mi pare che sia così…”.

Silveri ricorda l’origine di questi convenzionamenti “C’erano degli universitari che, ormai da anni, svolgevano attività di volontariato senza riconoscimento dell’azienda: secondo me eticamente non era corretto e neanche ai fini della sicurezza – spiega – Si è detto, così, non consentiamo più volontariati e visto che queste persone sono in attività da anni e ci servono, le convenzioniamo”.

A quel punto l’Università “ha prodotto l’elenco dei convenzionabili, qualcuno non ha accettato perché non intendeva essere allocato lì dove aveva lavorato gratis mentre in altre parti non serviva. La Ussorio, invece, non era convenzionabile perché svolgeva un dottorato e quindi in quel momento non era volontaria come in passato”.

Silveri precisa che, “proprio per non dare l’impressione di discriminarla perché era la moglie di Cialente”, con il quale ci sono sempre stati forti scontri politici, “dissi che si sarebbe firmato il convenzionamento quando avrebbe potuto”.

“Ma quando la Ussorio ha concluso il dottorato – prosegue l’ex manager – non si è capito perché, non si è trovato l’accordo perché tornasse a fare il volontario dove lo aveva sempre fatto, ovvero al reparto Diagnosi e cura allora diretto da Massimo Casacchia e ora da Alessandro Rossi”.

In particolare, secondo Silveri “non si è capito se era lei che non voleva andare, se fosse Rita Roncone a volerla oppure Rossi a non volerla: io mi sono tenuto fuori per non mostrare di fare qualcosa pro o contro Cialente. Adesso si scatena questa tempesta in un bicchiere d’acqua”.

Quanto all’accusa di mancata convocazione della Commissione paritetica per due anni, invece, “c’è stata una volontà dell’Università: presso la Regione era in corso la revisione dei protocolli di intesa, la rettrice e il pro rettore, Paola Inverardi e Carlo Masciocchi, hanno chiesto di non fare più la commissione paritetica. Per alcune cose rilevanti, come per esempio la sostituzione del professor Antonio Famulari, ci siamo regolati tramite scambio di lettere”.

Oltretutto, evidenzia ancora Silveri, “quanto deciso in Paritetica poi da loro non diventava mai subito esecutivo perché gli organi accademici non lo ratificavano. Una disparità rilevante, ma ci siamo incontrati tante volte anche senza chiamare la commissione”.

Infine, l’ex dg non manca di stoccare ancora Cialente sull’affermazione di aver fatto bloccare “un appalto sulle forniture da laboratorio da 7 milioni all’anno per più anni, ritirato dopo quattro segnalazioni, su cui nessuno ha indagato”, come dichiarato ad AbruzzoWeb.

Per Silveri, “è un classico del bizzarro personaggio Cialente, la tecnica di sventolare teorie del complotto per continuare a fare il comodo suo. Sarebbe bene che, quando fa simili annunci – contrattacca – spiegasse bene come ha fatto a far ritirare gara: può darsi che, se c’è fondamento, i poteri che lui chiama (la magistratura, ndr) procedano. In caso contrario, darà a me la possibilità di querelarlo”.

I CONVENZIONATI

L’infornata del 2013 comprendeva Antonio D’Alessandro e Annalisa Aggio (Medicina interna universitaria I), Sandra Cecconi e Carla Tatone (Centro Fivet – Ginecologia e ostetricia universitaria), Silvio Di Staso, Immacolata Greco, Paola Iorio e Lelio Sabetti (Clinica oculistica), Dina Melideo (Gastroenterologia), Donatella Ussorio (Servizio psichiatria diagnosi e cura) e Paola Cipriani (Reumatologia).