L’AQUILA – La seduta del Consiglio regionale dopo una mattinata improduttiva caratterizzata da rinvii e riunioni è stata sciolta per mancanza del numero legale.
All’epilogo, a cui si è giunti dopo che per ben tre volte è stata chiesta la verifica sui presenti, è stato causato dall’assenza dei consiglieri della maggioranza di centrodestra. In particolare la mancanza decisiva del numero legale è stata decretata durante la votazione del rinvio in commissione del progetto di legge sulla disciplina dell’albergo diffuso riguardante il “recupero e restauro conservativo dei borghi antichi e centri storici minori della Regione Abruzzo attraverso la valorizzazione del modello abruzzese di ospitalità diffusa”.
Stando a quanto emerso da fonti del centrodestra, le assenze nella coalizione di maggioranza sarebbero state tutte giustificate.
Esplode invece la polemica da parte del capogruppo del Partito democratico, Camillo D’Alessandro che denuncia il “malcostume dilagante che ha investito la maggioranza che non c’è più. Ancora una volta oggi è saltato il consiglio regionale per mancanza del numero legale – aggiunge in una nota – In maggioranza dovrebbero essere ventitré, ma non ci arrivano, e il Pd affonda il coltello nella piaga chiedendo la verifica del numero legale e per tre volte di seguito la maggioranza non c’è”.
Tra gli scranni di palazzo dell’Emiciclo uno dei temi preferiti è stato quello della data delle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio regionale che in Abruzzo è stato eletto il 15 dicembre 2008.
L’unico provvedimento adottato dal Consiglio regionale è stato la risoluzione per chiedere il trasferimento nel carcere di Teramo di Davide Rosci (condannato in primo grado a 6 anni di reclusione per gli scontri di Roma dell’ottobre 2011). Il giovane è attualmente detenuto a Viterbo.
CONSIGLIO: APPROVATA RISOLUZIONE SU CASO ROSCI
“Il Consiglio regionale auspica e sollecita l’accoglimento da parte della direzione generale dei detenuti e del trattamento del ministero della Giustizia della richiesta di riavvicinamento alla famiglia del giovane abruzzese Davide Rosci. Nato a Teramo e condannato in primo grado a 6 anni di reclusione per gli scontri a Roma degli ‘indignati’ del 15 ottobre 2011”.
È quanto si legge nella risoluzione bipartisan approvata oggi dal Consiglio regionale. Votata da tutti i presenti con la sola astensione del presidente, Nazario Pagano, il quale, però, lo ha fatto solo per dubbi sulla competenza dell’Emiciclo in materia, non nel merito. Nel documento si parla di una “condanna inflitta a Rosci derivante dall’applicazione di una fattispecie di reato, quella di ‘devastazione e saccheggiò, che costituisce un residuo del codice fascista, raramente applicato durante l’epoca repubblicana”.
Da febbraio Rosci “è detenuto a Viterbo e da allora si dice che abbia girato tre case di reclusione: Castrogno e Rieti oltre a Viterbo. Qui ha fatto lo sciopero della fame per evidenziare la grave e disumana situazione dei detenuti, denunciando trattamenti gravemente lesivi della dignità delle persone che scontano la pena in carcere”. L’assemblea legislativa prosegue ricordando che “è stato sottoposto a lunghi periodi di isolamento, che hanno aggravato la sua salute psicofisica mentre il trasferimento a Viterbo ha comportato gravi disagi per la famiglia vista la distanza e il fatto che non è collegata direttamente”.
La condanna è “in primo grado e quindi, secondo la Costituzione, è ancora innocente – prosegue – È perciò doveroso accogliere la richiesta di riavvicinamento a Teramo in un carcere abruzzese”.
Citato anche il “padre anziano che non può fare lunghi viaggi” e si chiede quindi il riavvicinamento “per motivi umanitari oltre che costituzionali”.





