L’AQUILA – Se nelle Marche il campo largo ha appena subìto una mezza disfatta contro il centrodestra del riconfermato Francesco Acquaroli di Fdi, anche in Abruzzo si aprono crepe e divisioni.

La truppa, nel Consiglio regionale di martedì, ha mostrato infatti defezioni e posizioni diverse e incoerenti su temi cruciali, come i cosiddetti “fondi a pioggia” e sulle risoluzioni su Gaza e la questione palestinese, senza che il coordinatore, il professor Luciano D’Amico, ex rettore dell’Università di Teramo, candidato nel 2024 sconfitto dall’anche qui riconfermato Marco Marsilio, di Fdi, sia riuscito a tenere uniti i suoi, e a rappresentare le diverse anime della coalizione, che va da Avs e M5S ad Azione, passando il Partito democratico, forza egemone, e la civica Abruzzo insieme.

In una situazione di sbandamento ci si mettono pure le manovre per la futura candidatura a presidente, nel lontano 2029: M5S con tutti i distinguo del caso vorrebbe confermare D’Amico, mentre nel Pd non fa mistero di scendere in campo in consigliere regionale Sandro Mariani. Ha già annunciato la sua candidatura il presidente della provincia di Teramo, Camillo D’Angelo, sindaco di Valle Castellana, civico ma con tessera Pd.

Primo episodio si è verificato allorché sono arrivati in aula il Bilancio consolidato per l’esercizio finanziario 2024, e varie misure finanziarie straordinarie a sostegno di alcuni comparti ed eventi, nella forma di emendamenti “agganciati” al progetto di legge sulle Comunità di Abruzzesi nel Mondo”, tra cui i 100.000 euro per le celebrazioni della festa del santo patrono d’Italia San Francesco, che già aveva provocato polemiche da parte del Movimento 5 stelle in particolare, 445.000 euro per gli eventi organizzati direttamente dal Consiglio regionale, attraverso la fondazione Crea, per il premio Flaiano, per i volontari di Protezione Civile di Capestrano, per eventi sportivi e altre poste ancora.

Il Movimento 5 stelle, con i consiglieri Francesco Taglieri ed Erika Alessandrini, avevano presentato una cinquantina di emendamenti ostruzionistici.

E’ stata dunque convocata, prima della seduta, una riunione della capigruppo per cercare un accordo con i pentastellati e il centrosinistra. L’intesa è stata trovata, ma poi in aula da più di un esponente delle opposizioni sono partiti attacchi, per poi però annunciare l’estensione, e non il voto contrario, sui numerosi emendamenti.

E così nel centrosinistra ora si riflette su questa incoerenza, e c’è chi si chiede anche dove sono finite le invettive e le cannonate del professor D’Amico, in aula questa volta accomodante, contro i fondi ad hoc, pioggia, e sulla necessità di stabilire criteri oggettivi e una scala di priorità nel destinare le risorse pubbliche, senza dover ogni volta far ricorso ad emendamenti ad hoc.

Una intransigenza che aveva del resto creato anche dissidi, da parte dei consiglieri più navigati che sanno bene che dalla partecipazione alle leggi omnibus, concordando una quota delle risorse a disposizione della minoranza, dipende la possibilità di dare risposte puntali ai propri territori, per consolidare e accrescere il consenso. Insomma, sulle modalità di erogazione dei denari della Regione non si è registrata certo una posizione chiara, compatta e coerente.

Ma ancor più evidente è stata la spaccatura sulla risoluzioni su Gaza: a passare la risoluzione del centrodestra, e bocciate sono state le risoluzioni del Partito democratico, a firma di Pierpaolo Pietrucci e del Movimento 5 stelle, che ponevano l’accento sulla condanna del genocidio a Gaza, sul riconoscimento dello Stato palestinese, chiedendo di interrompere “tutti gli scambi commerciali ed i progetti di cooperazione tra le articolazioni della Regione Abruzzo e Israele con il mondo accademico ed i centri di ricerca e sportivi”.

Ma il punto è che è passata anche una risoluzione che nei banchi dell’opposizione ha presentato Enio Pavone di Azione, a favore del piano di pace presentato da Donald Trump.
Testo che è stato votato dal centrodestra, mentre l’opposizione si è spaccata, con Pietrucci, Alessandrini, Taglieri e Monaco di Avs che hanno votato contro.

La conferma che oramai Azione è sempre più lontana dal Pd spostato a sinistra di Elly Schlein, da Pietrucci rappresentato in aula, per non dire dai pentastellati. Come del resto si è visto anche sull’estrazione di gas nel lago di Bomba in provincia di Chieti, sulla quale Pavone si è detto d’accordo,  M5s e Avs  ferocemente contrari.

Per Pavone, “tutte le istituzioni italiane devono sostenere con forza il Piano di pace presentato dal presidente Trump, in quanto è un piano sensato ed equilibrato, ed è l’unico in grado di raccogliere le aspettative di tutte le parti in causa e di portare realmente alla pace”. E ha aggiunto: “Rammarica constatare che non ci sia stata l’unanimità del consiglio su un tema che dovrebbe vederci tutti schierati dalla stessa parte”.

Mentre Pietrucci ha confermato di essere ben distante dalle posizione del collega di opposizione, sostenendo che “non si può prendere sul serio il piano per il cessate il fuoco di Trump, scritto senza consultare i palestinesi e che lascia ben poche speranze alla costituzione di uno Stato Palestinese, quello che molti Paesi hanno già riconosciuto, non l’Italia purtroppo”.