L’AQUILA – Dovranno rispondere di un danno da 120 mila euro alle casse di Fondartigianato, legato a un corso di formazione destinato agli operai delle imprese danneggiate dal terremoto del 2009.
Si tratta di Luigi Lombardo e Pio Fulvi, rispettivamente ex presidente ed ex amministratore delegato della Confartigianato dell’Aquila.
Lo ha deciso la procura regionale della Corte dei conti, che ha citato entrambi a giudizio di responsabilità. L’udienza è fissata per il prossimo settembre.
A promettere battaglia è l’avvocato difensore di Lombardo, Vincenzo Calderoni.
“Quando sono stati assegnati questi soldi – ricorda – proprio per evitare che ci rimettesse denari nel caso qualcuno avesse sbagliato qualcosa, Fondartigianato chiese e Confartigianato concesse una polizza fideiussoria a prima richiesta. Vale a dire, se qualcosa andava storta avrebbe escusso la polizza e la Reale Mutua avrebbe restituito i soldi contestati”.
“Dove si è mai visto un truffatore che rilascia una polizza nell’eventualità in cui la truffa dovesse riuscirgli?”, si chiede polemicamente il legale che fa notare: “Fondartigianato ha subito un danno non per colpa di Lombardo, ma perché non ha escusso la polizza, altrimenti il danno erariale non ci sarebbe stato”.
La Reale Mutua, come si legge nella polizza, assicura “fino a concorrenza di euro 163.776 il risarcimento dei danni diretti che gli derivassero dal mancato adempimento degli obblighi e oneri assunti dalla Confartigianato di L’Aquila”.
La durata dell’assicurazione era fissata dall’11 aprile 2011 all’11 ottobre 2012, un anno e mezzo.
Della vicenda si è occupata anche la magistratura ordinaria, che vede tra gli indagati oltre a Fulvi e Lombardo anche la figlia di quest’ultimo, Loredana, ma il procedimento penale non risulta ancora definito.
Sul fronte della giustizia contabile, invece, lo scorso autunno è stato disposto il sequestro conservativo dei beni di Lombardo e Fulvi per quasi 121 mila euro, vale a dire la somma contestata agli ex vertici di Confartigianato dal vice procuratore Roberto Leoni.
L’iniziativa della Corte dei conti trae origine da un’indagine svolta dalla Guardia di finanza. Dall’attività delle Fiamme gialle sarebbero emerse incongruenze nella rendicontazione dei soldi spesi.
Il contributo complessivo ammontava a quasi 205 mila euro, ma di questi ben 120 mila non risultavano, secondo le accuse ancora tutte da dimostrare, in linea con i princìpi di quella che si potrebbe definire una corretta gestione.






