L’AQUILA – Nel mezzo di una stagione estiva con luci ed ombre e mentre il 2027 si avvicina, con l’obbligo di mettere a gara europea le concessioni delle spiagge pubbliche, anche per i circa 700 balneatori abruzzesi da Bruxelles arriva una stretta sugli indennizzi e sulle compensazioni che dovrebbero spettare a chi dovrà fare le valigie e lasciare la concessione ai nuovi arrivati.
È stata infatti bocciata la bozza di decreto elaborata dal Ministero del Turismo e in una lettera firmata lo scorso 17 luglio la Commissione europea ha respinto l’impostazione del testo preparato dagli uffici del ministro delle Infrastrutture e Trasporti e vicepremier Matteo Salvini, trasferendo nuovamente la questione all’Italia.
Il testo parla, infatti, di una esclusione delle forme di risarcimento perché incompatibili con il quadro giuridico dell’Unione, soprattutto quelle che si estendono oltre i beni materiali non ammortizzati. Come si legge nell’incipit, “la posizione resta quella delineata nella comunicazione del 19 agosto 2024, secondo cui il diritto dell’Unione non consente di riconoscere alcuna compensazione agli operatori uscenti, tanto meno a carico dei nuovi concessionari”.
Non solo, si sottolinea come qualsiasi obbligo di versare compensazioni imposto ai nuovi concessionari rischi di configurarsi come un ostacolo ingiustificato, disincentivando così la partecipazione di nuovi operatori e violando i principi di libera concorrenza.
Non si è fatta attendere la dura presa di posizione della Cna Balneari, il cui coordinatore nazionale è l’abruzzese Cristiano Tomei.
“È fondamentale confermare il contenuto del decreto interministeriale sul riconoscimento degli investimenti effettuati dalle attuali imprese balneari. Un provvedimento equilibrato con i principi comunitari e che tiene conto del valore apportato al turismo nazionale da 30mila piccole imprese del settore”. E attacca: “le istituzioni Ue continuano ad avere una posizione aprioristicamente penalizzante rispetto alle piccole imprese familiari”.
L’esecutivo di Giorgia Meloni aveva provato a risolvere la controversia mettendo al centro del proprio piano un meccanismo di compensazione ai concessionari attuali, con l’obiettivo di favorire una transizione meno traumatica verso le gare pubbliche, programmate a partire dal 30 settembre 2027. Una strategia volta a riconoscere, in linea teorica, i capitali investiti e i beni ammortizzabili presenti nelle strutture balneari, non esattamente apprezzata da Bruxelles.
L’Ue ha però ribadito il principio secondo il quale la reputazione degli stabilimenti storici non possono essere sfruttate per ostacolare l’accesso al mercato.
Altro punto fondamentale riguarda, poi, i beni amovibili, come arredi e tende, per i quali la normativa europea è molto rigida. La missiva della Commissione esclude una lettura estensiva che li consideri elementi soggetti a compensazione. La strada indicata è, invece, quella che lascia alla libera negoziazione privata la definizione dei rapporti tra vecchi e nuovi concessionari in merito a questi beni, escludendo un intervento diretto da parte delle istituzioni.
Per questo, il Mit è ora chiamato a rivedere radicalmente il decreto e allinearsi alle indicazioni della Commissione entro tempi brevi, pena richiesta di condanna nella procedura d’infrazione. La prospettiva contraria, infatti, porterebbe inevitabilmente all’inasprimento di questo procedimento, con il rischio concreto di pesanti sanzioni pecuniarie per lo Stato italiano. Cifre che potrebbero aggirarsi intorno ai 110 milioni di euro già dalla sentenza di condanna, con un meccanismo di pagamento giornaliero che proseguirebbe fino al pieno adeguamento della normativa





