L’AQUILA – Il Consiglio comunale dell’Aquila ha approvato tra le polemiche dell’opposizione una mozione, presentata dal consigliere straniero Gamal Bouchaib, finalizzata alla richiesta, indirizzata alla Regione Abruzzo, di ripristinare l’erogazione dei finanziamenti a sostegno degli stranieri immigrati, ai sensi della legge regionale 46 del 2004.

L’assemblea ha approvato altre tre mozioni presentate dal consigliere Bouchaib, finalizzate, rispettivamente, all’abolizione del termine “stranieri ed extracomunitari dallo Statuto comunale e dagli atti amministrativi del Comune dell’Aquila, sostituendola con la dicitura, a seconda dei casi, di “cittadini appartenenti alla Comunità europea” e “cittadini non appartenenti alla comunità europea”, al riconsocimento dell’assistenza sanitaria di base anche ai minori, figli di migranti irregolari, tramite l’attribuzione del pediatra di libera scelta, e a impegnare, infine, il sindaco, il presidente del Consiglio comunale e la presidente della Commissione consiliare “Affari istituzionali e Regolamenti” a elaborare una “proposta di modifica dello Statuto comunale, prevedendo il diritto di voto alle elezioni amministrative ai cittadini stranieri con carta di permesso”.

“Oggi abbiamo toccato il fondo. Il consigliere straniero ha gettato la maschera. Ormai è chiaro a tutti che si tratta di un’appendice del Pd in Consiglio comunale”, dicono i salviniani Emanuele Imprudente, Luigi D’Eramo e Daniele Ferella.

“La mozione per dare diritto di voto ai cittadini extracomunitari è una palese forzatura del nostro Statuto e delle stesse leggi dello Stato, con il solo scopo di portare alle urne, come già accaduto per i consigli territoriali di partecipazione, i cittadini extracomunitari, con la finalità di portare consensi ulteriori al centrosinistra”, spiegano.

“Troviamo assurdo che uno straniero, privo di cittadinanza italiana, che viva nel nostro Paese da soli cinque anni e non ne conosca né la lingua né tantomeno le istituzioni e le problematiche, possa andare al voto decidendo il futuro degli italiani”.

“Ricordiamo – aggiungono i salviniani – che ci sono voluti 50 anni perché i nostri concittadini all’estero avessero diritto di voto nel nostro Paese. Ora, invece, con questo atto presentato dal consigliere straniero, scavalchiamo ogni logica e ogni gradino istituzionale, e portiamo al voto persone che nulla sanno dell’Italia e che, spesso, sono qui di passaggio. Ora è chiaro, finalmente, chi davvero strumentalizza i cittadini stranieri, al solo scopo di legalizzarne e orientarne il voto”.