L’AQUILA – Nuova tegola sui piccoli commercianti aquilani che lottano contro la grande distribuzione per porre un freno alle aperture domenicali indiscriminate e recuperarle con chiusure infrasettimanali.
Nell’incontro convocato oggi dall’assessore comunale al Commercio Marco Fanfani è infatti emerso che l’ordinanza che regola le aperture in massimo 42 domeniche su 52 si può applicare solo a centri commerciali più grandi di 1.500 metri quadrati. E all’Aquila sono solo tre, l’Aquilone, il Carrefour e il Globo.
Viceversa, tutti gli altri centri e gallerie commerciali di superficie inferiore, anche di poche decine di metri, potranno infischiarsene degli argini e aprire tutte le domeniche che vogliono: una prerogativa normata dall’articolo 3 della legge regionale 50 del 29 novembre 2010, entrata in vigore il 18 dicembre, appena quattro giorni prima dell’ordinanza di Fanfani.
Dopo questa notizia il vertice è stato comunque aggiornato, in attesa di un ricorso al Tribunale amministrativo regionale fatto a Lanciano da Conad contro la normativa regionale e che potrebbe ribaltare completamente il fronte.
Al termine sono comunque delusi e inferociti i negozianti aquilani, mentre gongolano i piccoli centri commerciali, che avranno le mani libere. I tre grandi poli, infine, come ripete l’assessore “a fronte delle aperture domenicali dovranno fare un giorno di riposo settimanale, il lunedì o quando vogliono loro”. Ma a questo punto non è detto che non facciano anche loro ricorso, come già successo nel Frentano, per avere pari diritti.
Fanfani è moderatamente soddisfatto anche se spiega che c’è stata un’assenza importante.
“Speravo, perché li avevamo insistentemente invitati – svela – che partecipassero anche i sindacati, invece non sono venuti. Mi riservo comunque di sentirli, perché è previsto dalla legge. Se vogliono un incontro separato, me lo dicano. Le associazioni di categoria invece c’erano: Confesercenti, Confcommercio, sono venuti tutti, anche di più: c’era perfino il Codacons”.
Non si è però risolto con un compromesso, come auspicava l’assessore alla vigilia, lo scontro tra negozianti e centri commerciali: “I nostri piccoli commercianti – ammette Fanfani – vogliono che dopo le aperture domenicali si facciano i riposi infrasettimanali. Abbiamo un tessuto che preme in un senso, mentre la grande distribuzione è orientata nell’altro: starebbero aperti pure la notte, senza fare pause”.
“Tra l’altro – aggiunge – in questo momento è in discussione in Consiglio regionale la modifica della legge 21, quella sul commercio. Ho dovuto ritirare una delle mie proposte di adeguamento perché in ordine del giorno ci sono ulteriori modifiche: ogni 15 giorni sfornano una nuova legge, non è che tutte le volte posso fare la Giunta, la prima, seconda e quarta commissione (bilancio, territorio e affari istituzionali, ndr), il Consiglio e poi ricominciare daccapo”.
IL RICORSO AL TAR
E poi c’è il ricorso al Tar che rischia di complicare ancor di più le cose.
“La Conad – svela Fanfani – ha fatto un ricorso contro una decisione del Comune di Lanciano che, come noi, ha tradotto in ordinanza quanto previsto dalla legge sulle aperture domenicali e i recuperi. Il Tar si pronuncerà nel merito il 13, dopodomani, e in via giurisprudenziale dirà se la legge è illegittima perché la Regione è andata oltre i suoi poteri sul commercio. Perciò è tutto congelato per due giorni, anche se la nostra ordinanza c’è e si applica”.
Non finirà dopodomani, però. “Nell’impugnare l’ordinanza – conclude Fanfani – hanno sollevato anche un problema di costituzionalità della legge della Regione, che avrebbe legiferato oltre le proprie competenze. Se il giudice l’accoglierà la questione finirà davanti alla Corte Costituzionale e tutto sarà ancora più complicato”. (alb.or.)
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