COLONNELLA – “In merito al progetto presentato dalla lista ‘Insieme per Colonnella’, sto inviando un documento alle varie associazioni e centri che si interessano di disagio. Tali riflessioni non hanno una connotazione politica nel merito delle prossime elezioni comunali ma sono considerazioni di tipo tecnico da parte di chi da oltre 30 anni lavora su questi settori e si è battuto e continua a battersi contro idee e progetti che rievocano istituzioni totali di passata memoria. Ho lavorato per tanti anni in un manicomio e conosco bene lo stigma della ghettizzazione e dell’emarginazione”.
Lo scrive in un comunicato Giuseppe Di Giminiani, medico psichiatra, criminologo e direttore del Sert di Nereto (Teramo).
Di Giminiani critica il progetto sulla realizzazione della Città europea del benessere sociale a Colonnella (Teramo), voluta dall’onorevole Idv Augusto Di Stanislao nel suo programma elettorale, che verrà realizzata a Colonnella su un’area di 50 ettari.
Ideata dall’Amil, l’associazione Mutilati e Invalidi del Lavoro Orfani e Vedove, avrà un costo complessivo di circa 350 milioni di euro, finanziati da pubblico e privato.
Il progetto è diretto ad alcolisti, persone con disturbi mentali,disabili, minoridisabili, adolescenti disabili, disabili varie tipologie, adulti in difficoltà, anziani,anziani disabili, anziani soli, donne vittime di violenza, vittime della tratta a fine sfruttamento sessuale, madri sole con figli a carico.
IL TESTO INTEGRALE DEL DOCUMENTO
Effettivamente a Colonnella mancava un moderno (sic) “manicomio”!
Esaminiamo ora con meticolosità le analogie tra nuovo progetto e vecchio manicomio così ci renderemo meglio conto di cosa parliamo: internamento in un’area circoscritta di migliaia di persone (i vecchi manicomi avevano aree molto estese al centro delle città con migliaia di “residenti”);
si sradicano dal proprio ambiente di vita almeno 5000 persone ,queste sono le cifre fatte circolare, (il vecchio manicomio di Teramo arrivava ad accogliere 2000 persone da ogni parte d’Italia e la nuova struttura pensata e in parte realizzata in contrada Casalena prevedeva di ospitarne 4000, per fortuna la legge 180 Basaglia bloccò tale aberrazione);
vi è una commistione di sofferenza,patologie e disagi di natura estremamente diversa tra di loro (i vecchi manicomi accoglievano malati di mente -pochi in verità-,molti rinchiusi con diagnosi all’epoca di “immoralità costituzionale”, leggasi prostitute,omosessuali,minori illegittimi, poveri senza casa, disabili fisici, vecchi dementi, gli attuali Alzheimer, bambini nati in manicomio, contestatori sociali e politici,traumatizzati da violenze, guerre, vittime di stupri, alcolisti, tossicodipendenti, paralitici non autosufficienti, ecc;
si ricreano patologie da istituzione e nuove cronicità in seguito a confronto con ambienti e soggetti disagiati,posti sotto controllo e regolamentati nelle proprie relazioni espressioni e gestione del quotidiano con orientamento a mestieri calati dall’alto da “persone altamente qualificate e specializzate” (nei vecchi manicomi i controllori erano ugualmente specializzati-neuropsichiatri,tecnici qualificati per terapie a quei tempi d’avanguardia quali elettroshock coma insulinico, tecnici artigiani per professionalità diverse, le famigerate ergoterapie).
Una vera grande “città dei diversi” (le vecchie città dei matti), alla faccia della deistituzionalizzazione,della realizzazione delle case famiglia, dell’inclusione nelle realtà sociali della città, delle relazioni dirette e non mediate con le persone “sane”, della libertà di espressione e anche delle contraddizioni sociali nel rispetto delle regole, della valorizzazione delle risorse personali, dell’assistenza domiciliare e territoriale, del contesto abitativo “familiare”, delle piccole comunità autonome o assistite, della personalizzazione della propria vita,ecc.
Ma alla fine chi paga il conto? Di certo non lo stato o gli enti pubblici locali (si smantellano gli ospedali,si impoverisce il territorio, si contrae la spesa sociale);
è fuori dalla realtà ipotizzare convenzioni o assistenza pubblica di questi tempi e allora si tornerà all’equazione ricchezza-povertà: chi potrà (il ricco), accederà a tali servizi, chi non potrà (il povero), sarà in abbandono e si acutizzerà sempre di più il livello di esasperazione tra classi sociali.
Di questa proposta fa male soprattutto il rinnegare la storia e l’esperienza di quanti si sono battuti contro l’esclusione, l’emarginazione, la segregazione, lo stigma, la negazione di una dignità e di un posto nella società a un “diverso” pur sempre uomo con le proprie risorse e debolezze.
E’ il rigurgito di vecchie culture rilucidate e riverniciate (“centro di eccellenza del benessere, alta professionalità e competenza per i vari cicli educativi e riabilitativi,impianti tecnologicamente avanzati,personale altamente qualificato e specializzato”), ma alla base rispondente a vecchie concezioni di “separatezza, ghettizzazione, emarginazione e sfruttamento”.
E’ annunciato un “finanziamento di circa 350 milioni di euro pubblico-privato”: è nota la propensione in questa fase della vita nazionale all’impegno economico per lo sviluppo e la tutela dello stato sociale (scarsità di risorse e crisi finanziaria) e soprattutto lo spirito di “beneficienza e carità del privato!!!”, e se tutto ciò fosse vero si verrebbero a togliere finanziamenti a iniziative e innovazioni di ben altra misura.
Immaginare l’impatto di una nuova simile “città” così pensata nel contesto territoriale della Val Vibrata è da brividi.
Se tutto ciò è nato da un “pensiero della sinistra politica” ed è plaudito da libertari,progressisti,riformisti ed ecologisti,è agghiacciante!;è la dimostrazione chiara e inequivocabile della negazione della storia,dell’intelligenza dell’uomo e dell’abbrutimento della società.
Chiedo a quanti in indirizzo una prova di onestà politica e libertà intellettuale affinchè facciano sentire la loro voce e il loro dissenso verso una sciagura di proporzioni incommensurabili.
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