PESCARA – Fu un omicidio d’impeto, uno scatto d’ira.
Così ha descritto il cold case pescarese Pierfrancesco Muriana, il capo della Squadra Mobile, svelando così cosa sia successo a Teresa Bottega, all’epoca 35enne, uccisa del marito Giulio Cesare Morrone.
“Questo caso – ha spiegato Muriana – è nato come scomparsa visto che lo stesso marito della donna parla di allontanamento, facendo riferimento anche a un precedentemente che era però frutto di un matrimonio ormai finito. La svolta è arrivata grazie al senso civico di un testimone indiretto che era venuto a sapere da un sacerdote di Pescara l’accaduto”.
“Due mesi fa – ha spiegato il capo della Mobile – il testimone ci è venuto a raccontare dettagli importanti che fanno riaprire il caso. Abbiamo fatto uno studio psicologico, una macchina del tempo investigativa, ricostruendo i comportamenti dei protagonisti, ricostruendo quello che era l’ambiente in cui si sono verificati i fatti. E abbiamo carpito il punto debole dell’uomo (marito) che si era avvicinato ultimamente alla religione”.
Muriana ha però chiarito come sia arrivata la svolta del caso: “Importante è stato il ruolo del sacerdote che non ha, secondo l’ordinamento italiano, come ogni cittadino, l’obbligo di denuncia, neanche per un reato grave come quello di omicidio.
Il sacerdote ci ha spiegato che, in quanto sacerdote, ha ricevuto la confidenza (e non la confessione), come padre spirituale e che quindi non voleva tradire la fiducia del suo assistito”.
“Il sacerdote – ha spiegato ancora Muriana – però qualcosa ci ha detto, avendo anche un ruolo attivo nel cercare di convincere l’omicida a confessare”.
Teresa Bottega era la prima di sei figli (4 femmine e due maschi), tutti ascoltati in Questura. Teresa era anche madre di due figli, un ragazzo che all’epoca aveva undici anni e che è scomparso in un incidente nel 2011; una ragazza, che all’epoca aveva 13 anni, oggi è sposata con figli.
“Figli – ha aggiunto Pierfrancesco Muriana – che hanno vissuto per anni, pensando che la mamma li aveva abbandonati, e che poi hanno saputo che la madre era stata ammazzata dal loro padre”.
Secondo quanto rivelato dal Morrone, dopo aver ucciso la moglie, ha caricato il corpo in auto e lo ha gettato in un canale in provincia di Ferrara. Le indagini della Mobile sono ora indirizzate verso il ritrovamento del corpo della donna.
“Dobbiamo trovare il corpo dopo 22 anni e anche mettere a fuoco alcuni dettagli in più. Abbiamo ragione di credere che ci sono altre persone (oltre al prete) che abbiano ricevuto la confidenza e che gravitano nel mondo della chiesa (neocatecumenali), ma che non sono sacerdoti. Persone – ha detto il capo della Mobile – che invitiamo a collaborare”.
Nelle scorse settimane gli inquirenti e il presunto omicida sono stati nei luoghi dell’epoca con Morrone.
“Abbiamo fatto un sopralluogo a Bondeno (Ferrara) dove l’indagato ha detto di aver gettato il corpo. Noi abbiamo una speranza più che fondata e ciò che il corpo della donna sia riaffiorato dall’acqua e che, non essendoci stata a suo tempo una indagine per omicidio, ma solo una denuncia di scomparsa, dopo sette mesi, sia stato recuperato e catalogato come uno dei tanti cadaveri ignoti che, con l’esame del Dna potremo identificare”.
Oggi Morrone è indagato a piede libero. “Andrà a processo come persona libera. Dopo 22 anni e la confessione, non ci sarebbero più esigenze cautelari”, ha concluso Muriana.
I titolari dell’inchiesta per omicidio, sono i pm Cristina Tedeschini e Valentina D’Agostino.





