SULMONA – “Immondizia a scrocco”: così si potrebbe sintetizzare, con un pizzico di ironia, il lungo elenco dei Comuni e società dei rifiuti che devono al Cogesa 4,8 milioni di euro, per il servizio di raccolta e il conferimento nella discarica Noce Mattei di Sulmona, portando i crediti vantati dalla società che che opera in 66 comuni della valle Peligna, della valle Subequana nell’alto Sagro e nell’Aquilano, a ben 8,6 milioni di euro, a fronte di debiti per 6 milioni di euro circa.

A  tirare fuori l’elenco è stato l’amministratore unico pro tempore, Franco Gerardini, ex parlamentare del Pci, ex sindaco di Giulianova, ex dirigente regionale del ramo rifiuti, nella riunione del  controllo analogo di venerdì scorso, disertato da ben 40 comuni, che ne contestano la nomina avvenuta il 30 dicembre, dopo l’estromissione per “giusta causa” del presidente Nicola Guerra e dei consiglieri Sandro Ciacchi e Valentina Di Benedetto. Atto di forza voluto in primis dal sindaco di Sulmona, Gianfranco Di Piero, del centrosinistra, che detiene le quote più pesanti del consorzio, 200 su 1.200, essendo a capo del comune più popoloso, assieme a Pratola Peligna, Pettorano sul Gizio, Acciano, Pacentro, Cansano, Vittorito e Tornimparte.

Gerardini ha detto chiaro e tondo che se si vuole risanare il Cogesa, che dà lavoro a 200 persone, occorre prima di tutto mettere in atto finalmente un piano di rientro da sottoscrivere con tutti i Comuni morosi che non pagano i servizi.

Nella tabella, pubblicata integralmente dal quotidiano on line www.reteabruzzo.com, in cima alla classifica troviamo l’Asm, la società dei rifiuti del Comune dell’Aquila, che conferisce i rifiuti alla discarica di Noce Mattei, e che in base ai dati aggiornati al 30 dicembre, deve al Cogesa ben 1.127.652 euro.

Il Comune dell’Aquila, con in testa il sindaco Pierluigi Biondi, di Fratelli d’Italia, sta ingaggiando un braccio di ferro davanti all’ipotesi di vedersi aumentare, come ritenuto necessario da Gerardini, il costo a tonnellata, rispetto agli attuali 110 euro, tenuto conto, argomenta l’amministratore unico, che la raccolta differenziata a L’Aquila è ora al 42%, rispetto una media dei comuni soci del 70,4%,  e l’eccesso di frazione organica e putrescente che arriva alla discarica di Sulmona crea un aggravio di costi per il trattamento, e cattivi odori.

C’è poi a sorpresa, lo stesso Comune di Sulmona, il primo supporter di Gerardini,  che deve 914.424 euro, ma ha precisato con una nota l’assessore Katia Di Marzio, “questa Amministrazione sin dal suo insediamento, ha provveduto a pagare tempestivamente le fatture pervenute”, e che “alcune fatture, risalenti a diversi anni fa e sicuramente a periodi in cui questa Amministrazione non era in carica, sono state oggetto di contestazione e devono essere definite”. Rivelando che “questo Ente, di contro, ha provveduto a richiedere a Cogesa il danno ambientale non pagato e, conseguentemente, ad intraprendere ogni iniziativa tesa alla compensazione tra debiti e crediti”.

Proseguendo nell’elenco, pesante il debito anche di Castel di Sangro, di ben 568.539 euro, comune dove è sindaco Angelo Caruso di Fdi, anche presidente della Provincia dell’Aquila, che è a capo dei sindaci del no a Gerardini, primo firmatario di una diffida volta alle sue immediate dimissioni, essendo stato nominato dalla minoranza dei soci e per altre irregolarità.

C’è poi al quarto post Scoppito, con 463.713 euro, e al quinto Mote montagne teramane ambiente spa, che svolge l’attività di raccolta differenziata in 21 Comuni del teramano, che deve 415.252 euro

A seguire Scanno, 319.294 euro, Introdacqua, 216.596 euro, Vittorito, 296.509 euro, e via via tutti gli altri comuni per cifre nell’ordine delle decine di migliaia di euro.

Ci sono poi comuni che vantano invece crediti o che sono pari, come Molina Aterno.

Il problema è che se il Cogesa, con il nuovo corso impresso da Gerardini, volesse legittimamente rientrare di questi crediti, i piccoli comuni, che hanno finanze davvero risicare, rischierebbero il dissesto.

Un bel rebus, insomma, ed è forse questo uno dei motivi sottotraccia del conflitto in atto, che venerdì  scorso è stato segnato dalla decisione di   40 sindaci del fronte del no hanno disertato la riunione del controllo analogo facendo mancare il numero legale. Presenti, invece, 25 sindaci. Riunione dove Gerardini ha messo sul tavolo le sue dimissioni, rimaste però poi nel limbo, e ha illustrato lo stato non certo edificante del Cogesa, evidenziando l’urgenza di arrivare a risanare l’ente, più volte salito alla ribalta delle cronache,  per il suo essere terreno di spartizione politica, e bacino di consenso elettorale.

E ha anche squadernato uno studio di risanamento aziendale, da 1,8 milioni di euro più Iva, del vecchio cda, rimosso a fine dicembre, e rimasto dunque lettera morta: in esso balzano agli occhi ben  800mila euro solo di consulenze “per il risanamento del clima aziendale, per la ricerca di personale da sostituire, per redigere i piani di pensionamento, per pianificare i licenziamenti, per la campagna pubblicitaria e il rafforzamento della reputazione dell’azienda”.