Riceviamo e pubblichiamo da Angelo Orlando, ex parlamentare ed ex consigliere regionale
CHIETI – Il 13 luglio tutte le agenzie di stampa battono questa notizia: “Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Molise, Calabria, Sicilia e Sardegna avranno un’unica ZES. La proposta mira ad estendere a tutto il Mezzogiorno le misure di semplificazione e accelerazione delle procedure approvative e autorizzative di sostegno alle imprese per le ZES.
Il Ministro per gli Affari Europei Raffaele Fitto ha incontrato a Bruxelles la responsabile della Commissione Concorrenza, Margherita Verstager, per presentare la proposta italiana di istituire un’unica zona economica speciale per l’intero Sud Italia e iniziare un confronto per rendere strutturale la misura di decontribuzione al Sud.
Giova dire che il Ministro ha semplicemente “presentato” una proposta tutta da discutere, con tempi certamente non prevedibili, e oltretutto l’ha presentata al Commissario per la Concorrenza, Commissario che tra non molto, molto probabilmente, avvierà una procedura di infrazione per l’Italia a proposito dei balneari.
Nello stesso giorno, il Presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio viene immortalato in foto accanto al Ministro Fitto e, trionfante, dichiara: “… Alla prima occasione di incontro con il Ministro Fitto affronteremo anche il tema della diversità di sgravio fiscale previsto per l’Abruzzo, che, come noto, è l’unica regione del Sud a stare in regime di transizione e dove quindi i vantaggi fiscali applicabili alle aree ZES sono inferiori a quelli del resto del Mezzogiorno”.
Così si stravolge la nomenclatura statistica europea e si consegna definitivamente l’Abruzzo alla dimensione Sud, sancendo, altresì, il fallimento di oltre vent’anni di politica di convergenza e coesione territoriale.
Ancora, peccato che il Presidente Marsilio, il suo staff e tutta l’armata parlamentare, che avrebbe potuto chiedere lumi e report puntuale ai servizi studi di Camera e Senato, insieme con tutta l’opposizione, che, all’affannosa ricerca di un “campo largo”, rischia di provocare crisi di identità, non abbiano letto, o abbiano sottovalutato, il report “Indice di competitività regionale dell’Unione Europea 2.0 “, edizione 2022, pubblicato nel maggio 2023.
Che cosa c’è in questo documento che indirizza la politica di sostegno dell’Europa?
C’è una graduatoria estremamente precisa della competitività delle regioni e in questa graduatoria l’Abruzzo è considerato “regione in transizione”, insieme con Umbria e Marche, tanto che nella definizione del contributo europeo, al di fuori del CTE, esiste una tripartizione tra regioni più sviluppate, regioni meno sviluppate e regioni in transizione, regioni – le tre appunto- per le quali è prevista una dotazione finanziaria di oltre 3 miliardi di euro.
In sintesi, il Presidente Marsilio considera una promozione quella che in effetti è un’autentica bocciatura, una retrocessione nell’ambito delle regioni in “trappola di sviluppo”!
Indice di competitività regionale 2.0, edizione 2022
(numero indice è EU 27 = 100)
Indice Posizione nella classifica europea (234 regioni).
Calabria 58,9. 222 /234
Sicilia 60,8 219/234
Basilicata 66,9 201/234
Puglia 67,4 203/234
Sardegna 66,7 203/234
Molise 68,4 197/234
Campania 69,3 200/234
Abruzzo 76,6 185/234
V.Aosta 80,1 175/234
Italia 84,1
Umbria 84,2 163/234
P.A, Bolzano 84,5. 160/234
Liguria 85,0 158/234
Marche 85,1 158/234
Toscana 86,7 153/234
Friuli V.G. 88,8. 146/234
P.A.Trento 89,4. 141/234
Piemonte 90,0 143/234
Lazio 91,8 136/234
Ma all’orizzonte c’è un secondo personaggio, il mitico Ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, ministro decisamente preda di ottimismo fuori luogo visto che Ilsole24ore , a proposito del posto in graduatoria dell’Italia nell’Europa a 27 è scritto: “ Il nostro Paese, nel 2022 ha raggiunto quota 84,1. Un risultato che……ci porta al ventunesimo posto per attrattività e
sostenibilità ( dopo Cipro e prima dell’Ungheria).
Come eravamo posizionati negli anni precedenti? Nel 2019 eravamo al diciottesimo posto, tra Spagna e Lettonia. La volta prima (2016) al diciassettesimo”. Addio sogni di gloria! Se aprite, poi, la pagina 4 de “Ilsole24ore” del 14 luglio 2023, sul taglio medio trovate la notizia relativa alla Zes unica. Nel taglio basso trovate, invece, l’articolo: “Una mappa per attrarre gli investimenti
esteri”.
Qui si parla di una riunione del CAIE, il Comitato per l’attrazione degli investimenti esteri, articolo in cui il Ministro, dopo aver dichiarato: “ Vogliamo mostrare che l’Italia è il miglior paese in cui investire oggi”, promette che per fine autunno sarà messo a punto un documento di politica industriale con le aree più attrattive. Dato per scontato che l’attrattività è strettamente dipendente dalla valutazione della competitività dei territori, misurata con un indice complessivo che tiene conto di oltre 68 indicatori, valutazione che ha avuto 5 momenti, 2010, 2013, 2016 , 2019 e 2022, il Presidente conosce l’attrattività dell’Abruzzo in base a questi parametri? Ammesso, poi, che questa situazione possa valere in un’Italia senza autonomia differenziata, ipotizzando che si fissino livelli essenziali le prestazioni – LEP-anche per le “politiche del lavoro”, politiche che, evidentemente, non sarebbero le stesse per tutte le regioni del sud, quale impresa multinazionale o multiregionale correrebbe il rischio di affrontare mercati del lavoro e livelli di professionalità totalmente diversi?
Alla fine, poiché in molti casi, anzi sempre, sono i dati ufficiali che descrivono la realtà “effettuale”, offriamo al Presidente, probabilmente distratto da troppi impegni, e all’opposizione “silente”, almeno in questa circostanza, la documentazione puntuale riscontrabile sul sito europeo “Regional Competitiviness index 2.0”
Questa la graduatoria:
EU 27 indice= 100
Lombardia 103, 2 98/234.
E.Romagna 93,6 130/234
Veneto 92,6 133/234
Lazio 91,4 136/234
Piemonte 90,1 143/234
Toscana 86,9 153/234
Marche 85,6 158/234
Umbria 85,0 163/234
MEDIA ITALIA. 84,1
Abruzzo 77,2 185/234
Campania 68,4 200/234
Molise 69,9 197/234
Calabria 58,8 222/234






