L’AQUILA – La protesta del sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, se continuata, “potrà costituire oggetto di valutazione per la adozione del provvedimento di sospensione delle funzioni di ufficiale di governo” o addirittura “della ancor più grave sanzione della rimozione”.
Sono solo due paginette ma è un decreto severissimo quello che il prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, ha fatto recapitare al sindaco insorto del capoluogo, accusandolo in un passaggio addirittura di aver agito “turbando i sentimenti delle giovani generazioni”.
Un’altra notizia che viene fuori è che qualcuno si è opposto ad ammainare la bandiera italiana nelle scuole: al prefetto infatti è stato segnalato “che la stessa rimozione messa in atto presso i plessi delle scuole dell’infanzia e primarie di I e II grado è stata consentita dai rispettivi direttori e dirigenti non in tutti gli edifici”.
Cialente, scrive il rappresentante del governo, “è diffidato formalmente a porre termine con immediatezza alla condotta di cui in narrativa”, vale a dire la restituzione della fascia da sindaco al Quirinale e la rimozione dei tricolori, “riacquisendo subito la propria fascia”, tuona il prefetto.
Fascia della quale, ammonisce, “dovrà essere sempre fatto un uso rispettoso delle norme di legge vigenti”. Inoltre, a Cialente si impone anche la “immediata ricollocazione della bandiera nazionale sugli edifici pubblici di questo capoluogo dai quali essa è stata rimossa”.
Alecci ricostruisce la vicenda della furiosa protesta del sindaco spiegando di aver “preso atto dalla lettura di note di agenzia di stampa” e ammette che passando dalle parole ai fatti Cialente “ha dato seguito a quanto dichiarato”.
A informare formalmente la prefettura è stato il questore, Giovanni Pinto, tra l’altro proprio insieme ad Alecci chiamato in causa dal primo cittadino durante l’infuocata conferenza stampa, che “ha comunicato la accertata rimozione delle bandiere tricolori”. Un repulisti operato “da personale dell’ufficio tecnico comunale presso tutte le sedi degli uffici comunali e delle delegazioni”.
Ma per Alecci “la condotta del sindaco mette a rischio il tranquillo e ordinato svolgersi dei rapporti interni alla comunità locale, creando potenziali turbative all’ordine e alla sicurezza pubblica come dimostrato dall’opposizione da parte dei dirigenti scolastici alla rimozione”.
E poi, “l’alto ruolo istituzionale svolto dal sindaco quale capo della amministrazione comunale e ufficiale di governo impone un uso corretto e conveniente della fascia tricolore, in modo da non scalfire nell’immaginario collettivo il principio costituzionale dell’unità e indivisibilità della Repubblica”.
Di qui l’ultimatum: o torna tutto com’era, bandiere al vento e fascia al petto, oppure Cialente sarà sospeso e se insiste rimosso.



