CASOLI – Non si placano le polemiche sulla chiusura dell’ospedale di Casoli (Chieti).
Antonio Innaurato, presidente della comunità montana Alto Sangro e vice presidente Uncem Abruzzo, sostiene “ora i migranti siamo noi. C’è una nuova stagione per i territori montani della provincia di Chieti che è quella dell’abbandono, prodotta da un sistema di governo, principalmente regionale, che straccia bisogni, diritti e sogni delle popolazioni del Sangro-Aventino ignorate, calpestate, beffate”.
Per Innaurato, che è anche sindaco di Gessopalena (Chieti), “l’Abruzzo inizia a Teramo e finisce all’Aquila per la Giunta Regionale e il suo Presidente, che i nostri paesi neppure li conoscono. Diversamente avrebbero un’idea più compiuta di quanto si fa fatica a vivere a Gamberale, Palena, Montenerodomo (Chieti) solo per dirne qualcuno, e dell’ostinato attaccamento alle origini di quanti scelgono di restarci nonostante la carenza di servizi, collegamenti, opportunità, e una rete viaria che ti ricorda ogni volta quanto sei lontano da scuole, università, uffici e ora anche dall’ospedale”.
“Grazie a Gianni Chiodi – aggiunge Iannurato – che, forestiero nella propria terra, ha delegato a un’altra forestiera di rivedere l’organizzazione sanitaria regionale che è andata come tutti sanno. Questa ‘grande’ operazione finalizzata a chissà quali risparmi e ad assicurare più qualità all’assistenza si è miseramente ridotta alla chiusura dei presidi delle aree montane, facendo pagare ai cittadini di quelle aree, e solo a loro, un prezzo altissimo”.
“Così adesso il cerchio si è chiuso – conclude Innaurato – Nessun progetto di sviluppo per le nostre aree interne, nessun investimento in infrastrutture, nessuna idea di futuro, nessuna scommessa, nessuna prospettiva. Condannati all’isolamento e a un’esistenza sempre più impoverita, mortificati da un confronto sempre più impari con realtà favorite dalla politica di governo, e ora anche oltraggiati da una grossolana operazione di tagli ai servizi sanitari, spacciata per riorganizzazione, che invece ci rende più fragili, esposti e abbandonati”.






